venerdì 27 agosto 2010

Vite tra le sbarre: una piccola riflessione.


"Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni." Fedor Michajlovic Dostoevskij

Il 22 agosto le carceri italiane sono state nuovamente teatro di morte, questa volta la scena del delitto è stato il carcere di Parma. Dall'inizio del 2010 ben 42 detenuti, di età compresa tra i 22 ed i 65 anni, hanno scelto di togliersi la vita impiccandosi o inalando gas.
Carceri notoriamente sovraffollate, guardie carcerarie numericamente insufficienti rispetto alle reali esigenze e non opportunamente formate, insieme alla scarsa assistenza sanitaria e psicologica, sono le ragioni che contribuiscono a spingere alcuni detenuti a togliersi la vita.
Uomini che vivono ogni giorno in condizioni poco decorose, stretti in un universo dove talvolta i diritti civili sembra abbiano perso valore, dove le persone più fragili scelgono di rinunciare anche alla promessa della libertà.
Queste cifre non possono lasciarci indifferenti, è tempo di porci delle domande, di riflettere, sospendendo ogni giudizio o pregiudizio. Qual'è la funzione sociale di un carcere? Un luogo di inclusione per gli esclusi, un modo per parcheggiare gli indesiderabili (non abbiamo la pena di morte), una punizione per chi ha sbagliato (come quando si mandano in castigo i bimbi, ma proprio come avviene per i bimbi, il castigo perde significato se non è accompagnato dall'educazione) oppure il carcere è una struttura fondamentalmente riabilitativa?

Art. 27 della nostra Costituzione “Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”

domenica 22 agosto 2010

Maestra Sabry

Si avvicina l'inizio del nuovo anno scolastico, un'occasione per mettersi nuovamente in gioco e cercare di far sempre meglio, con nuovo entusiasmo e consapevolezza.
La scuola è teatro di azione di molti protagonisti: gli alunni, il corpo docente e non ultimo le famiglie dei discenti. La collaborazione reciproca di questi attori e la passione per l'insegnamento, insieme alla voglia di imparare per crescere, sono la ricetta per rendere l'anno scolastico un piacevole percorso e non un pesante obbligo.
Proprio per questa ragione ho il piacere di presentarvi un sito che si rivolge ai docenti, ai più piccoli ed anche alle famiglie:

http://www.maestrasabry.it/index.htm

All'interno del sito è possibile trovare molto materiale per i docenti:
Per i più piccoli:
Per le famiglie:
 
Inoltre il sito contiene un interessante FORUM aperto ai docenti in cui confrontarsi, sostenersi e scambiare materiale.
Auguro a tutti una buona consultazione.

giovedì 19 agosto 2010

Quando imparare è più difficile.

Il reciproco amore fra chi apprende e chi insegna è il primo e più importante gradino verso la conoscenza. (Erasmo da Rotterdam)

L'affettività e l'intenzionalità sono due aspetti molto importanti dell'intervento educativo, che vede protagonisti l'adulto ed il bambino in un processo di scambio intenzionale e denso di significati. Non sempre apprendere è semplice e tante volte educare è molto impegnativo e non sempre i cambiamenti sono evidenti.
Benchè l'educazione del bambino (principalmente nella prima infanzia) non debba essere densa di contenuti e di concetti e all'educatore  non sia necessaria una grande cultura, ma principalmente la capacità di saper parlare al bambino,  ci sono situazioni in cui chi educa deve essere molto preparato e consapevole.
La mediazione ed il saper mediare divengono strumenti ancor più preziosi quando l'oggetto dell'intervento educativo è un individuo con ritardo d'apprendimento: questo a volte è imputabile a fattori ambientali e culturali, altre volte a barriere fisiche, neurologiche, cognitive o emotive.

SE LE DIFFICOLTA' SONO LEGATE ALL'AMBIENTE.
Sebbene come definizione sia un pò riduttiva, possiamo considerare l'intelligenza come la capacità di adattarsi all'ambiante o di modificarlo a nostro favore, inoltre la scienza ha saputo dimostrare come la genetica non abbia l'ultima parola, perchè l'ambiente è determinante per la salute psico-fisica dell'individuo. Premesso questo, è chiaro che se l'ambiente in cui un soggetto cresce ed interagisce non è favorevole, possono esserci diversi problemi.
La povertà economica e socio-culturale può essere uno di questi: tal volta una famiglia che fatica ad avere i mezzi di sussistenza, stenta a trovare le energie per mediare gli apprendimenti e spesso non ne comprende nemmeno la necessità.
Anche l'immigrazione spesso si associa ad altre problematiche, perchè manca la continuità culturale e viene meno la mediazione delle tradizioni del passato della cultura d'origine. La causa di questa deprivazione è annoverabile al vissuto di dolore di queste famiglie, che hanno alle spalle situazioni difficili, pertanto rifiutano il proprio passato e non lo considerano un valore da trasmettere ai figli.
Famiglie costituite da un solo genitore o da genitori molto impegnati e poco presenti tendono a privare i figli di occasioni di mediazione, perchè la  vita molto frenetica non consente di avere sufficiente tempo da dedicare all'educazione filiale. Ignari del senso del passato i figli saranno poco proiettati verso il futuro, perchè mancherà la mediazione della dimensione temporale.
Paradossalmente anche una forte presenza ideologica, che potrebbe verificarsi in famiglie acculturate, fa sì che venga meno la mediazione di un passato di cui non si conosce il valore. Negare il passato è un grave errore, perchè non permette al bambino di comprendere che oltre al presente ci sono altre dimensioni, tra cui il futuro.

SE LE DIFFICOLTA' SONO INDIVIDUALI.
I deficit sensoriali, i disturbi da iper o ipo-attività o le situazioni di disadattamento sociale, richiedono una mediazione più attenta ed intensa.
I bambini con disturbo da iperattività sono poco attenti, molto impulsivi, tendono ad assumere comportamenti tal volta pericolosi per la propria incolumità, non sono selettivi nei confronti degli stimoli; in questi casi è necessario riuscire ad attirare l'interesse del bambino superando le resistenze, aiutandolo quindi a controllare l'impulsività e a selezionare gli stimoli. Il bambino ipoattivo sin da dopo il parto, presenta un punteggio di Apgar (indice di vitalità neonatale) basso, in tal caso la mediazione deve innanzitutto riuscire a creare un contatto tra i genitori e il bambino, affinchè questi riescano a comprendere i bisogni del proprio pargolo, per stimolarlo in maniera adeguata.
E' difficile mediare anche con i bimbi ipovedenti, in tal caso è determinante l'uso della voce e la capacità di dare ad essa un colore. Anche il bimbo audioleso ha necessità di mediazione, che però non è sempre facile  offrirgli, l'uso di una protesi è un buon inizio.
Le difficoltà sono enormi con i soggetti autistici, per il loro distacco emotivo e per la difficoltà di creare un contatto visivo. Il bimbo autistico non reagisce allo sguardo, si relaziona solo con alcuni aspetti corporei dell'educatore, pertanto è necessario inizialmente stabilire con il soggetto autistico un legame di dipendenza (che poi deve tramutarsi in altro, perchè  i bambini vengano guidati verso una progressiva autonomia), cosa che richiede molta caparbietà e passione da parte dell'educatore.
Anche la mediazione con un bimbo molto intelligente non è sempre cosa facile, perchè spesso la rifiuta, volendo fare da solo. Tal volta questo atteggiamento ribelle irrita l'educatore, che potrebbe esser portato alla resa, tramutando un vantaggio iniziale in svantaggio, perchè il soggetto privato di mediazione non sviluppa adeguatamente  le doti innate.
La mediazione è molto utile con le persone con sindrome di Down, che se adeguatamente seguite possono raggiungere buoni livelli di autonomia e vivereuna vita serena e soddisfacente.

martedì 10 agosto 2010

La pazza storia dell'arcobaleno.


All'ombra di un funghetto
dormiva uno gnometto,
sognava la marmellata
per far una scorpacciata.

Un tuono all' improvviso,
una goccia sul suo viso:
“non è l' ora del riposo”
il rumore è fragoroso!

Mentre piove sull'alloro
lo gnomo si dà al lavoro:
fabbricando l' arcobaleno
per esporlo a ciel sereno.

A frammenti di cristallo
aggiunge un po' di giallo,
indaco, verde e rosso
per far un arco grosso.

Così è fatto in un baleno
questo grand' arcobaleno,
il cielo si veste a festa
appena passa la tempesta.
(Nadia Scarnecchia)

Le filastrocche: uno strumento educativo.



“Un tale mi venne a domandare:
quante fragole crescono in mare?
Io gli ho risposto di mia testa:
quante sardine nella foresta.”
G. Rodari, “Filastrocche in cielo e in terra”

L'origine delle filastrocche è remota nel tempo. Inizialmente di tradizione popolare, venivano tramandate oralmente ed è proprio per questo che di alcune filastrocche ne esistono molteplici versioni. Alcune erano caratterizzate solo da parole e ritmo, altre accompagnate anche dalla musica, si trasformavano in divertenti canzoncine.
Poiché di tradizione antica e popolare, alcune filastrocche derivavano da formule magiche che venivano recitate nel tentativo di allontanare carestie, epidemie o malocchi.
Dopo le trasformazioni culturali avvenute tra l'ottocento ed il novecento nel nostro Paese, le filastrocche sono mutate ed hanno assunto principalmente una valenza educativa.
Le filastrocche con il loro ritmo, scandiscono i tempi dell'infanzia. Spesso vengono recitate al bambino durante il cambio del pannolino, durante il pasto, accompagnano i primi passi o rallegrano il momento del gioco.
Parole, onomatopee, assonanze, rime, ripetizioni e ritmo che contribuiscono a creare la relazione tra l'adulto che le recita ed il bimbo che ascolta. Nella filastrocca la parola assume una dimensione ludica ed il bambino attraverso il gioco impara e diventa grande. L'uso della voce che recita la filastrocca è il veicolo per mediare affettività e sentimenti positivi verso il bambino.
Le filastrocche aiutano il bimbo nello sviluppo del linguaggio, infatti hanno il ritmo, proprio come i discorsi, mentre le ripetizioni consentono al piccolo di introiettare i nuovi vocaboli.
Sono spesso accompagnate da gesti ed espressioni del viso che sottolineano i contenuti espressi dalle parole e catturano l'attenzione del piccolo uditore. Già dal terzo mese di vita il bambino è in grado, gradualmente, di assimilare questi gesti e successivamente di provare ad imitarli. Tutto questo consente al bimbo di allenare le proprie capacità di ascolto e di attenzione, di potenziare la memoria uditiva e visiva, di imparare a coordinare i propri movimenti attraverso l'imitazione dell'adulto.
La filastrocca, con il suo valore educativo, accompagna il bambino nei primi anni di vita, divenendo strumento per mediare la successione temporale (prima e dopo) delle parole e dei gesti, insegnando a fare previsioni. Anche durante i primi anni della scuola elementare può essere un valido aiuto per apprendere regole grammaticali, caratteristiche geografiche e non solo.
A tutte le età allieta, stimolando la capacità di rappresentazione mentale, accrescendo la fantasia.

sabato 7 agosto 2010

Alpaca: quando la multimedialità va incontro all'autismo.

Nei disturbi pervasivi, con bimbi non verbali, risulta molto utile ed efficacie comunicare con le immagini, siano esse le "preconfezionate" PECS (che possiamo trovare su siti tipo www.iocresco.it e stampare) o, nel caso di bimbi molto piccoli o persone molto in diffficoltà, delle fotografie che riproducano in maniera semplice e chiara l'oggetto in questione.
Questo tipo di comunicazione, sebbene molto adatta e soddisfiaciente, non è sempre pratica, poichè obbiga a possedere molti quaderni e materiali cartacei, non sempre comodi da trasportare o da tenere in casa.
Recentemente la tecnologia è accorsa in aiuto, creando dei palmari, con speciali software che mediante un sistema di touch screen gestiscono una serie di immagini e tracce audio ritagliate a misura di ciascun bimbo.
Il mercato della multimedialità offre diversi generi, alcuni più complessi, altri invece più semplici da usare.
Uno tra questi è ALPACA,  ossia "Alternative Literacy with PDA and Augmentative Communication for Autism", un softwer che gestisce un sistema di immagini personalizzate visualizzabili nello schermo di un palmare touch screen e anche alcune tracce audio. In questo caso le immagini non sono quelle della PECS, ma immagini di posti, giochi, oggetti, etc. scelti o creati opportunamente. Questo tipo di softwer aiuta i bimbi piccoli con disturbi pervasivi a sviluppare il linguaggio ed a comunicare, inoltre compensa le persone che non hanno sviluppato il linguaggio verbale, consentendo loro di comunicare comunque se pur diversamente.

 
 

venerdì 6 agosto 2010

Metodo Feuerstein: come divenire applicatore P.A.S.


Vediamo insieme come si diventa applicarore P.A.S. e cosa significa.
Come già accennato il P.A.S. è il programma di arricchimento strumentale elaborato dal prof. Reuven Feuerstein. Tutti gli applicatori P.A.S. ricevono una formazione specialistica a cura di formatori che si sono specializzati durante i workshop organizzati da The Feuerstein Institute.
I corsi per applicatori si rivolgono a gruppi non superiori alle 20 unità.
In Italia la formazione al P.A.S. Standard avviene in tre livelli:
durante il primo livello si ricevono le nozioni relative alla pedagogia e ai criteri di mediazione, si apprendono i fondamenti teorici del metodo Feuerstein, ponendo l'accento sulla teoria della modificabilità cognitiva strutturale di Vygostij e sul concetto dell'area di sviluppo prossimale.  Si introduce la Carta Cognitiva e la nozione di funzioni cognitive carenti. Quindi vengono introdotti i primi strumenti (Organizzazione di punti, Orientamento Spaziale I, Confronti, PErcezione Analitica ed Immagini).
Durante i livelli successivi vengono insegnati altri strumenti: nel livello due (Confronti, Orientamento Spaziale II, Relazioni Famigliari, Relazioni Temporali, Istruzioni) e nel terzo livello (Sagome, Progressioni Numeriche, Sillogismi e Relazioni Transitive), poi si ritorna sui concetti introdotti antecedentemente.
Le lezioni di tipo frontale, alternano momenti teorici ad altri di tipo pratico. Al termine di ciascun livello viene  rilasciato un diploma abilitante. A distanza di un po' di mesi dal termine di ciascun livello vengono organizzate delle supervisioni, affinchè i neo-applicatori possano raccontare le proprie esperienze, perplessità e traggano vantaggio dal reciproco confronto.
Divenire un bravo applicatore non è cosa  facile, non basta conoscere le funzioni cognitive su cui si lavora, ma è necessario sviluppare una particolare sensibilità nella mediazione e nella scelta dei criteri più idonei per ciascun soggetto e per ogni contesto in cui si opera. Lo sviluppo di tale sensibilità è frutto della pratica e soprattutto della  volontà di compiere un percorso su di sè. Per modificare gli altri è d'obbligo modificare se stessi, il modo di stimolare l'apprendimento, la cooperazione, il saper vedere le cose da differenti prospettive e aver voglia di comunicare. Lo stesso mediatore durante la propria attività subisce un mutamento.
Nel nostro Paese ci si diploma applicatori P.A.S. di Feuerstein seguendo corsi organizzati da agenzie private autorizzate da The Feuerstein Institute.La prima istituzione pubblica italiana legata al Feuerstein Institute ha sede in Emilia Romagna: l'IRRE.
All'estero le cose vanno in modo diverso, per esempio in Francia la formazione al P.A.S. avviene presso dipartimenti ed istituti universitari, tra cui la stessa Faculté de Sciences de l'Education et Sciences Sociales.

Per avere avere ulteriori informazioni circa le opportunità di formazione e per ricevere stimoli circa il metodo  e le problematiche della disabilità, consiglio la visione del blog:
http://unmomentostopensando.blogspot.com/
della prof. Maria Luisa Boninelli, docente in lingue e letterature straniere, specializzata nelle attività di recupero e potenziamento cognitivo. Formatrice ed Applicatrice  del metodo, facente parte del gruppo di Studio e Ricerca del Centro Studi Feuerstein (Direttore del centro Prof.re Mario Di Mauro) del Centro Interateneo per la ricerca didattica e la formazione avanzata-Università Cà Foscari di Venezia.

(Ringraziando Nicoletta Costa per i sui splendidi disegni).

mercoledì 4 agosto 2010

Filastrocca per ogni Pierino.



C'era una volta un bel Pierino,
che era tanto monellino :
che bambino esagerato,
per il moto era nato!

Corre, salta, poi si gira
da mattino fino a sera,
la sua mamma si dispera
questo figlio è una bufera!

Corre, salta, gira e volta
non ascolta mai una volta,
ogni compito è rivolta
e la gatta è stravolta!

Un mattin da ricordare,
il monello in riva al mare,
vide un' onda luccicare,
e si mise a guardare.

All'improvviso con un inchino
apparve buffo un follettino,
una magia colpì Pierino,
che non fu più un monellino.

Da quel giorno mirabilmente,
Pierino agiva tranquillamente
giocando sempre allegramente
ascoltava finalmente!

Contenta la mamma, più buono il bambino
si dà una festa in onor di Pierino:
impastata la torta, pronto il budino,
tutti gli invitati avran pieno il pancino! 
(N. Scarnecchia) 

(Ringraziando Nicoletta Costa per la bellissima immagine.) 

Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (D.P.S.): di cosa si tratta?

Per D.P.S. si intendono quadri clinici diversi caratterizzati da un' alterazione dell'interazione sociale, compromissione della comunicazione verbale e non verbale e da attività stereotipate, interessi limitati e bizzarri.

Ai disturbi pervasivi dello sviluppo appartengono:

_ l'autismo (ad alto e basso funzionamento);
_ disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato;
_ disturbo disintegrativo dell'infanzia;
_ Sindrome di Rett;
_Sindrome di Asperger.

La prima volta in cui venne usato il termine "autismo", risale al 1911: Bleuler lo impiegò riferendosi a pazienti schizzofrenici, per descriverne la chiusura, l'isolamento ed evitamento dell'altro.
Solo nel 1943 Leo Kanner usò il termine autismo per denominare una patologia (l'Autismo Infantile), definito come un disturbo congenito e non più per descrivere un sintomo. I bambini descritti da Kanner avevano comportamenti particolari, infatti manifestavano problemi nei cambi di routine, avevano la tendenza  a stare soli e non interagire con gli altri, inoltre anche lo sviluppo del linguaggio risultava essere compromesso, con ritardi nella parola e talvolta ecolalie (cioè la ripetizione di parole o frasi pronunciate da altre persone).
Prima di giungere alla verità sull 'autismo, ci sono state interpretazioni errate, come quella degli psicodinamici,  tra cui  Bruno Bettehleim,
che ritenevano fosse dovuto al contatto con una realtà incapace di soddisfare i bisogni di protezione e rassicurazione del fanciullo.
Tutti gli studi successivi hanno però smentito quest'ipotesi, parlando quindi di un disturbo neuro-biologico.
Dal 1980, infatti, i manuali diagnostici riconosciuti internazionalmente, definiscono il Disturbo Autistico come un disturbo dello sviluppo, innato, presente indipendentemente da cultura, religione, stato sociale, ecc. L’utilizzo di termini quali “psicosi infantile”, frequente in passato, è quindi non corretto e obsoleto.

martedì 3 agosto 2010

L'importanza della lettura ad alta voce.

"I bambini hanno il diritto allo sviluppo in tutti gli aspetti della loro
vita compreso lo sviluppo fisico, emotivo, cognitivo, psicosociale, sociale e culturale. "
Dalla Convenzione sui diritti del bambino (1989)

Oggi giorno si parla molto dell'importanza della lettura a voce alta: negli asili nido e nelle scuole materne le educatrici sono solite dedicare momenti e spazi alla lettura a voce alta, le biblioteche, ludoteche e i centri famiglia creano occasioni di lettura rivolte ai bambini, i pediatri consigliano a genitori e nonni di ritagliare momenti per leggere ai loro piccoli.

Leggere a voce alta è così importante che sul territorio italiano sono sorti alcuni progetti specifici come:”Leggere per crescere” o “Nati per leggere”. Quest'ultimo è divenuto attivo dal 1999, promosso dai pediatri e dai bibliotecari, vede coinvolte attivamente più associazioni: l'Associazione Culturale Pediatri, l'Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino Onlus.
Saper leggere ai bimbi e comprendere il valore di questo momento è così importante, che a livello nazionale vengono creati corsi per formare i professionisti in questa specifica competenza.

La lettura a voce alta rafforza la relazione tra l'adulto ed il bambino. Se il lettore è il genitore ed il bimbo è molto piccolo, può essere utile prenderlo in braccio e rivolgere il libro verso l'adulto ed il bimbo, in modo da predisporlo a questo momento ed interessarlo.
E' importante che l'adulto abbia la consapevolezza del valore di questo momento, perché il bambino è in grado di percepire lo stato emotivo dell'adulto, l'interesse mostrato verso la lettura e verso di lui. Quindi deve saper essere un buon mediatore: abile nel capire come catturare l'interesse del bambino o dei bambini che lo ascoltano, infatti alcuni bambini sono maggiormente attratti dall'uso della voce, altri prestano molta attenzione alle illustrazioni, altri invece sentono attraverso il corpo ed hanno bisogno di contatto fisico.

E' importante anche il modo in cui si legge: è bene non essere troppo veloci e ricordarsi di scandire bene le parole, rispettando la punteggiatura e far emergere il proprio trasporto ed interesse verso quanto si legge.

Fondamentale è cosa si legge: ogni fascia d'età, anche se in maniera non rigida, è caratterizzata da bisogni e interessi differenti. Per bambini di età inferiore ai sei mesi è preferibile la lettura di filastrocche, perché hanno un ritmo. I bimbi al di sotto dei due anni sono attratti da forme e colori, quindi nella scelta del libro quest'aspetto andrà tenuto presente. Da tre a circa sette anni il bambino, egocentrico, predilige libri che affrontino temi a lui familiari come le storie sul cibo o sulla cacca. Durante il periodo della scuola elementare i bimbi possono essere attratti da racconti che richiedano capacità di problem solving (come i gialli per bambini),poi crescendo e cercando di strutturare un'immagine di sé hanno bisogno di modelli, quindi spesso richiederanno libri con protagonisti in cui potranno identificarsi.

La lettura a voce alta è importantissima per lo sviluppo cognitivo dei bambini. Innanzi tutto favorisce lo sviluppo del linguaggio (verbale e non), fondamentale per l'organizzazione del pensiero e per la socializzazione. Tra la madre ed il bambino la relazione verbale è fondamentale già in fase prenatale, per favorire lo sviluppo psichico del bambino: il piccolo ancora nel grembo materno recepisce la voce della mamma che si rivolge a lui parlando, raccontando o mediante il canto.

Abituare i bimbi alla lettura a voce alta allena progressivamente la soglia di attenzione, badando a rispettare i tempi dei bambini e ricordando che alcuni di loro fanno fatica ad ascoltare seduti e fermi, ma questo non significa che non siano interessatie e che questo momento per loro non abbia valore.
Leggere a voce alta insegna al bambino a cogliere in maniera più o meno spontanea le relazioni logico-temporali tra gli eventi, stimola la capacità di rappresentazione mentale e la creatività, inoltre nel tempo può essere utilizzato come strumento per aiutare il bambino a formulare delle ipotesi.

L'obiettivo principale di quest'attività, svolta a casa o in altri luoghi come scuole o biblioteche, deve essere avvicinare i bambini al piacere della lettura, quindi è bene non associare questo momento ad alcuna valutazione.

Per accrescere l'efficacia ed il piacere della lettura va scelto il momento giusto, che non è necessariamente quello prima di andare a letto, perché la lettura non dev'essere per forza un soporifero.

Non va trascurata la scelta del luogo dove si legge: meglio se tranquillo, adeguatamente illuminato e non troppo ricco di stimoli.

(Si ringrazia Nicoletta Costa per l'illustrazione)

lunedì 2 agosto 2010

Vivacemente: la magia della carta stampata. (Splendidi giornalini per l'Infanzia e per la Terza Età)


I libri, le riviste e la lettura accompagnano la nostra vita, dalla prima infanzia fino all'età senile e sono sicuramente importanti per apprendere ed informare. Ma cosa succede quando la carta stampata diviene una passione? Ce lo racconta Rossana d'Ambrosio, architetto con un grande interesse per l'editoria e l'educazione.
La curiosità di Rossana per i libri ha radici nella sua infanzia, quando pur comprendendone l'importanza li reputava “tristi e poco accattivanti”.
Nel 1988, neolaureata ed innamorata della grafica, in particolare quella editoriale, inizia a dar forma al suo sogno e fonda la GRANTAM, una piccola casa editrice, che realizza libri e libri-gioco innovativi, ispirati a quei prototipi di libri che si era divertita a creare da bambina riimpostando i vecchi testi con nuovi disegni, schemi e tabelle per imparare meglio divertendosi.
Purtroppo nel mondo dell'editoria italiana, una piccola casa editrice non ha vita semplice, dovendo competere con le crudeli leggi del mercato che la grande distribuzione impone. Così la GRANTAM decide di proporsi ai grandi editori come studio di editing, realizzando testi di scuola elementare per  Paravia, Petrini, Signorelli, Cetem, La Scuola, Raffaello e molti altri, occupandosi della veste grafica, dell'impaginazione e delle illustrazioni.
Dopo 10 anni anni di editing, c'è un ritorno alle origini e con molta fatica, perchè servono sponsor e capitali,  nel 2002 grazie alla prima sponsorizzazione da parte di UNIVERSO BIMBO, inizia l'avventura.
Il primo giornalino nato in casa GRANTAM è Vivacemente per bimbi di 0-6 anni, con l'obiettivo di avvicinare i bambini al mondo della carta stampata, educandoli al piacere della lettura, distribuito nelle scuole materne, è così amato dai bimbi che si aspettano di trovarlo anche nella scuola elementare.
Per agevolare la diffusione dei giornalini nasce nel gennaio 2005 l'Associazione Vivacemente Insieme che si occupa di effettuare la distribuzione nelle scuole statali e paritarie, (in quanto i servizi educativi del comune distribuiscono solo nelle scuole municipali).
Vivacemente ottiene  il Patrocinio della Città di Torino e Moncalieri, poi quello di Pino Torinese, Collegno e  altri fino a conseguire il Patrocinio della Provincia. Vivacemente arriva negli asili nido, nelle scuole per l’infanzia e nelle ludoteche, diffuso dai Servizi Educativi dei Comuni patrocinanti.
Figlio del successo di Vivacemente e del desiderio dei bambini, nel 2005 nasce VivacementeDue, rivolto ad un pubblico di lettori indirizzato alla fascia d'età 7-11, distribuito nelle scuole primarie. Il successo è vasto, così che il giornale inizia a diffondersi anche fuori dal territorio regionale.
Questi due giornalini affrontano temi di grande interesse ed attualità: lo sviluppo sostenibile ed il riciclo dei rifiuti, la tutela dell'ambiente, la salvaguardia della biodiversità, le pari opportunità, l'intercultura. Affrontano il discorso dell'educazione alimentare e dell'educazione civica. Contengono inoltre una rubrica di arte e una d'inglese. A tutto questo si associa il piacere di giocare rinforzando il lessico e  mettendo alla prova le abilità logiche. Vivacemente è apprezzato anche da educatori, docenti, pedagogisti, insegnati, così nel 2006 presso il Concorso Nazionale per il Miglior Giornalino per Ragazzi, riceve il Premio per “la migliore qualità della grafica” e una Menzione Speciale per “l’intelligente proposta delle attività in lingua inglese”.
Vivacemente e VivacementeDue, coloratissimi, con allegre illustrazioni, filastrocche educative, appassionano proprio tutti, persino i nonni e così nasce VivacementeTre, che viene distribuito nelle farmacie non Comunali di Torino, Collegno, Orbassano, Moncalieri, Venaria Reale, Pianezza, Casale Monferrato, Chivasso.
VivacementeTre è rivolto proprio alle esigenze della terza età, informa e promuove temi relativi alla salute e alla prevenzione del declino cognitivo. Al giornale è legata anche una simpatica iniziativa inserita nella rubrica di scrittura-terapia: PAROLE CHE CURANO,  un concorso di poesia rivolto agli over 55, che se vincitori avranno il piacere di veder pubblicato il proprio lavoro e di ricevere una targa che verrà consegnata nel corso delle conferenze sulla salute organizzate nei mesi successivi. Infatti, VivacementeTre non è solo un giornale, ma anche un'opportunità per vivere in maniera attiva l'età senile, infatti al giornale si affianca il progetto: VIVACEMENTE IN SALUTE, che prevede degli incontri per informare su temi relativi alla salute, divertendosi perché supportato dall'intervento di comici, per la rubrica COMICO-TERAPIA.
Il successo di VivacementeTre, fa comprendere quanto ci sia bisogno di investire risorse per le persone della Terza Età, che spesso sono abbandonate a se stesse ed escluse dai meccanismi troppo competitivi che caratterizzano la nostra società, ma che se valorizzate e coinvolte dimostrano di aver voglia di apprendere ancora e di interagire, promuovendo anche un fruttuoso rapporto intergenerazionale, alla base di una sana società che sappia valorizzare le potenzialità di bambini e anziani.
Per ulteriori informazioni e contatti si consiglia la consultazione dei seguenti siti:
www.vivacemente.it
www.grantam.com

Il brain training fa divenire " più intelligenti " ?


Attualmente in commercio sono disponibili molti programmi di brain training, costituiti da giochi di logica e esercizi di matematica, proprosti come strumento per migliorare le capacità cognitive, la memoria a breve termine e la concentrazione. Secondo alcune  fonti web, il brain training avrebbe molti meriti, tra cui: aumentare il flusso di sangue nella corteccia prefrontale e prevenire il rischio di malattie degenerative come l'Alzheimer.
Per comprendere la veridicità del "fenomeno" brain training, un gruppo di ricercatori di Cambridge hanno condotto una sperimentazione, ponendosi il problema della generalizzazione degli apprendimenti. L'esito della sperimentazione pare non abbia dimostrato un miglioramento generalizzato delle funzioni cognitive.
Proviamo ad ipotizzare perchè degli esercizi di logica reiterati nel tempo non sono in grado di produrre il miglioramento degli apprendimenti e una modificazione strutturale del funzionamento cognitivo.
Quando si parla di modificabilità cognitiva strutturale, si vuole esprimere un cambiamento nel pensiero dell'individuo, che non riguarda un solo settore in particolare, ma che si ripercuote anche in altre aree, diverse da quelle inizialmente stimolate. E' importante tener conto che una modificazione strutturale si perpetua nel tempo in maniera autonoma, come una sorta di "effetto domino".
Gli esercizi per potenziare la mente, senza un'adeguata mediazione, ossia senza l'intervento di una persona che tenga conto dei bisogni del soggetto, delle sue esperienze e dei suoi stati emotivi non hanno molto significato, se non quello di un esercizio di "mantenimento" fine a se stesso.
Vygotskji, illustre psicologo sovietico, introducendo il concetto di potenziale di sviluppo, esprime proprio la differenza esistente tra gli apprendimenti del soggetto direttamente esposto agli stimoli e quanto, invece, l'individuo riesce ad apprendere, se adeguatamente guidato da un mediatore sensibile ed esperto. L'intervento del mediatore umano fa la differenza, perchè aiuta il soggetto a modificare l'approccio, il punto di vista, a trovare nuove strategie, a controllare l'impulsività, a migliorare il comportamento esplorativo, ad ampliare il lessico e quindi a generalizzare gli apprendimenti. Nemmeno l'intervento di un pc programmato come mediatore può avere il medesimo valore, perchè il pc non ha la sensibilità umana, non è empatico, quindi tra pc e discente non può crearsi una relazione di reciprocità e un'affettività, necessarie in un processo di educazione/apprendimento (basti pensare alla struttura del sistema limbico ed alle sue funzioni: emotività ed apprendimento si sviluppano in aree affini: amigdala, per le emozioni ed ippocampo per memoria ed apprendimento).
Il pc segue la logica, ma non conosce le sfumature, che invece fanno la differenza.

domenica 1 agosto 2010

S.O.S. Sostegno

Quando si parla di educazione, spesso si parla di bisogni educativi speciali, ossia delle necessità particolari delle persone diversamente abili. In ambito scolastico, sono le insegnanti di sostegno e talvolta gli educatori professionali, ad affiancare gli studenti con bisogni speciali.
Per questa ragione Vi presento con piacere il sito della maestra Gabriella che è un'insegnante di sostegno:

http://sostegno.forumattivo.com/

"Il forum SOS SOSTEGNO è un' "agorà dell'insegnante di sostegno", un forum che si dedica principalmente agli insegnati di sostegno e a tutti coloro che si occupano di disabilità e didattica quale luogo di mutuo-aiuto ove socializzare esperienze, suggerire risorse didattiche online e software didattici, tecniche educative, news sulla scuola."



Qual difficile mestiere educare i figli!

E' risaputo che esser genitori non è facile, forse oggi giorno meno che mai: tanti consigli, tanti modelli, tante possibilità di opportunità educative e troppo poco tempo da dedicare ai figli, troppo stress per situazioni lavorative inappaganti e certe volte fortemente frustranti, il che genera rammarico, sensi di colpa....
Non c'è farmaco più potente di una corretta ed adeguata educazione: che tenga conto dei reali biisogni del bambino, nella sua individualità, perchè si possono avere 10 figli e scoprire che sono tutti diversi, quindi è giusto non fare differenze nel donare amore, ma ovviamente i bisogni educativi cambiano. Ci sono figli che richiedono molte rassicurazioni e di essere stimolati a relazionarsi con i coetanei, mentre per contro il fratellino è eccessivamente spigliato e non starebbe mai in casa; non esiste un modo di esser figli più giusto dell'altro, non c'è niente di sbagliato nella riservatezza, cos' come nulla è sbagliato nell'espansività: l'importante è che in questi opposti modi di essere ci sia un equilibrio. I genitori devono tener conto delle diversità, senza snaturare l'inclinazione dei figli, stimolando i loro pargoli in maniera adeguata, senza mai ledere l'autostima e l'immagine positiva di sè (che il bimbo deve esse aiutato a costruire): l'educazione deve tener conto di tutto ciò.
Talvolta osservo che in questa generazione manca molto la mediazione. La società costringe i genitori a ritmi di vita e di lavoro fortemente stressanti e spesso i genitori non hanno le energie e la pazienza per seguire i figli in maniera adeguata ai loro bisogni. E' importantissimo dare delle REGOLE, ma non servono a nulla se non vengono SPIEGATE e MOTIVATE (il bambino deve capire perchè si fa o non si fa qualche cosa).
L'ESEMPIO è fondamentale: i bambini non apprendono solo dall'educazione impartita, ma anche dall'AMBIENTE in cui vivono, quindi se vedranno modelli di comportamento poco adeguati, nonostante le regole ed i rimproveri, probabilmente saranno poco gestibili.
Un altro punto fondamentale è la COERENZA, i bimbi faticano a generalizzare e cogliere le eccezioni (in questo vanno aiutati dagli adulti con i perchè...) ,quindi è necessario che la regola data valga sempre: a casa, dai nonni (che certe volte pper eccesso d'amore complicano un pò le cose), in vacanza e nei luoghi pubblici....e anche quando hanno l'influenza!
L'educazione per essere tale deve far leva sui "PUNTI DI FORZA", che ogni bimbo ha, sulle doti caratteriali e non, che il genitore deve saper cogliere (perchè qualunque bimbo ha delle doti), in maniera da stimolare il figlio nel correggere alcuni comportamenti (fare capricci, dire bugie, etc...), MAI "criminalizzandolo", "cucendogli etichette" addosso: ma facendogli capire che poichè è un bimbo in gamba allora certi comportamenti possono essere sostiuiti da altri.
L'altro aspetto fondamentale e troppo tralasciato dalla società moderna è l'EDUCAZIONE EMOTIVA: non è innata, ma il bimbo sviluppa l'intelligenza emotiva in primis con l'interazione materna (con una mamma che sa comprendere e soddisfare i bisogni primari del neonato, contenendo la sua angoscia) e quindi con l'interazione con le altre figure di riferimento. E' importante insegnare al bimbo a riconoscere la propria rabbia, la gioia ad esprimerle e quindi, quando questo processo di riconoscimento avverrà adeguatamente, anche a gestirle in maniera opportuna. Bisogna educarlo a ragionare sulle conseguenze delle proprie azionie e sull'impatto che queste possono avere sugli altri,perchè anche gli altri hanno dei sentimenti...
Un altro punto importante è MAI FARE CONFRONTI, tra fratelli e nemmeno con i figli degli altri: ogni bambino è speciale a modo suo, sta a noi aiutarlo a scoprire il suo modo di essere meravigliosamente unico, non è importante che abbia necessariamente risultati brillanti a scuola o nello sport, che apprenda in fretta; la cosa importante è che si senta amato, che sappia sviluppare una giusta gerarchia di valori, che impari a rispettare sè stesso e gli altri, che sviluppi il gusto per la vita e che scopra che apprendere ogni giorno cose nuove può essere molto divertente! 
(Si ringrazia Nicoletta Costa per l'illustrazione.)

L'importanza delle regole.

 La mia esperienza lavorativa mi ha indotta a riflettere su un tema: le regole.

La mia impressione è che, talvolta, i bimbi ne abbian poche, variabili e poco chiare, perchè certe volte mi pare di vedere genitori (in buona fede) confusi o disorientati.
Che i bimbi, soprattutto se piccoli, non debbano avere rotoloni di regole, mi pare giusto. Ma quelle fondamentali (tipo mangiare seduti, non lanciare gli oggetti in preda alla collera, non picchiare, avere rispetto per le cose e le persone) debbano esser sempre rispettate, ma soprattutto chiare.
I bimbi non possono saper tutto, quindi a mio avviso è molto importante dare la regola, ma ancor più importante è motivarla ( e mai dar nulla per scontato, perchè loro stanno muovendo i primi passi nel mondo e non hanno molta esperienza delle cose!). Non si può pretendere che bambini piccini abbiano il senso del limite, si deve aiutarli in questo senso.

Credo che il tutto debba essere ancora più chiaro con i bimbi con bisogni speciali, tra cui i bambini con Disturbi Pervasivi. Per loro credo sia fondamentale avere delle regole a cui far "riferimento", non è una violenza o una limitazione, ma a mio avviso è un grosso aiuto che si fornisce loro. In questi casi la regola deve esser chiara e si deve cercare trovare (se pur coscente delle mille difficoltà) il modo di far "toccar con mano", di "far sentire" al piccolo, il perchè è bene fare quella certa cosa. Però secondo me l'adulto di riferimento dovrebbe far sì che quella certa regola abbia sempre valore o comunque (visto che non sempre il bimbo riesce a rispettarla) far comunque la richiesta e sottolineare bene, con segni di disapprovazione e un bel no, il mancato rispetto della norma di comportamento.

Piccoli cenni sul metodo Feuerstein: possibilità di impiego del metodo.

Come già accennato nel post precedente il presupposto di partenza per comprendere il metodo Feuerstein è la conoscenza della teoria della modificabilità cognitiva strutturale, coadiuvata dalla pedagogia della mediazione. Tendenzialmente si inizia il lavoro con il metodo sottoponendo il soggetto mediato ad una valutazione dinamica del potenziale di apprendimento (LPAD), non sempre necessaria, quindi si opera con gli strumenti PAS. Gli strumenti sono "pensati" per potenziare alcune funzioni cognitive, ma determinano una modifica stabile dellle stesse solo se adeguatamente mediate secondo i criteri di mediazione espressi da Feuerstein. (Per saperne di più cercare tra le etichette del Blog la voce: "Metodo Feuerstein")
In che ambito il metodo è impiegato?
Gli impieghi del metodo sono molteplici: in Italia, ma anche in realtà come quella Sud Africana o in altri Paesi (il metodo è diffuso su scala mondiale) è stato addirittura utilizzato come strumento di "potenziamento" dei manager per migliorare la capacità di approccio ai problemi e per le modalità di problem solving o come strumento per la riqualifica professionale di lavoratori appartenenti alle liste di mobilità.

E' utilizzato in ambito scolastico per le difficoltà di apprendimento, viene applicato in alcuni centri per disabilità (con disabilità medio - lievi), alcuni pedagogisti hanno sperimentato percorsi con ragazzini provenienti da situazioni di deprivazione culturale di varia natura (adozioni, immigrazione, bullismo- vedi gli strumenti del PAS Basic II: "Penso ed imparo a prevenire la violenza"). Il metodo è famoso per i risultati ottenuti lavorando con i ragazzini portatori di Sindrome di Down, però originariamente F. lo utilizzò per sostenere i ragazzi deprivati di ogni esperienza di mediazione, provenienti dai campi di concentramento. Talvolta è utilizzato con pazienti anziani per mantenere attiva la mente o "arginare" il decadimento causato da alcune malattie mentali tipiche dell'età senile.
E' importante sapere.....
 
E' sicuramente un metodo valido, perchè buoni sono i fondamenti su cui si basa, ma ciò che rende il metodo efficace è la mediazione e soprattutto la sensibilità del mediatore.
Tengo a precisare che non è la panacea di tutti i mali e in alcuni casi può essere complementare a metodi più mirati a problematiche specifiche, per esempio in caso di autismo non è sostituibile all'ABA o al TEACCH, ma per alcuni potrebbe rivelarsi un buon complemento.

Il Metodo Feuerstein: potenziamento cognitivo.


Il metodo Feuerstein è spesso noto per il P.A.S (Programma di Arricchimento Strumentale), ma i nuclei fondamentali del metodo sono la pedagogia della mediazione e la teoria della modificabilità cognitiva strutturale. Si parla di modificabilità delle strutture cognitive, per indicare che la mente unama è plastica, cioè plasmabile e l'educazione e gli apprendimenti possono modificare le connessioni sinaptiche (cioè i collegamenti tra le cellule del cervello, dette neuroni) e modificarne la chimica.

La pedagogia della mediazione, si basa sulla figura del mediatore, ossia di colui che si interpone tra lo Stimolo ed il Soggetto che apprende e tra il Soggetto e la Risposta. Il mediatore deve essere sempre l'uomo ( H= sta per Human), non è sostituibile dal personal computer, poichè il pc non è in grado di tener conto delle "sfumature", come gli stati d'animo e le emozioni del discente, che invece sono importantissimi nel processo d'apprendimento. Questo è lo schema:
Stimolo - H - Soggetto - H - Risposta.


Il mediatore MEDIA in base a dei CRITERI (di mediazione) per l'appunto. I criteri sono 12, i fondamentali che non devono mai mancare, sono i primi tre:
a. Intenzionalità e Reciprocità, intenzione di stabilire un contatto col soggetto e l'interazione che si crea tra mediatore e mediato;
b. Trascendenza, ogni input del mediatore apre la mente a dimensioni più ampie, nello spazio e nel tempo;
c. Mediazione del significato, arricchisce il contenuto della mediazione insegnando al soggetto a dare un SIGNIFICATO a ciò che fa o apprende.

Il METODO
è costituito da 3 sistemi applicativi:

1. l'LPAD: programma per la valutazione dinamica del potenziale d'apprendimento.Aiuta a comprendere di che tipo di mediazione il soggetto abbia bisogno e a rilevare se ne sappia trarre beneficio. Consente di comprendere in quale momento dell'atto cognitivo siano i deficit: se in input (raccoglimento dati), in elaborazione dati o output (la risposta, il prodotto).
2. il PAS: costituito da strumenti carta - matita, ha utilità pedagogica, perchè potenzia le capacità cognitive. Con l'ausilio del mediatore stimola la metacognizione ed aiuta il soggetto a sviluppare un'immagine positiva di sè.  Il PAS ha 3 livelli standard e 2 livelli basic.
3. modellamento di AMBIENTI MODIFICANTI: aspetto importantissimo, conditio sine qua non, che consiste nello strutturare l'ambiente (non solo fisico, ma il contesto di vita del soggetto mediato), perchè accresca la capacità della persona di "imparare ad imparare".

L'LPAD, consta anche di un livello Basic, per soggetti in età prescolare o con Q.I. molto basso.

Il PAS senza pedagogia della mediazione è "nullo" (perchè trae forza dal processo di attenta e sensibile mediazione). La pedagogia della mediazione applicata ad altro (esempio compito scolastico, nuovo apprendimento) senza PAS è comunque una valida risorsa, che consente la metacognizione.

BIBLIOGRAFIA:

1. Bonansea, Damnotti, Picco, 1996, Oltre l'insuccesso scolastico; SEI; Torino;
2. Damnotti, 1993, Come si può insegnare l'intelligenza, Lisciani e Giunti Ed., Teramo;
3. Feuerstein, Krasilowsky, Rand; La modificabilité pedant l'adolescence: aspects theoriques et donneés empiriques; HWCRI, Gerusalemme, traduz. italiana M.RE;
4. Feuerstein, Randt, Feuerstein in collaboraz. con Laniado e Petra, 2005, La disabilità non è un limite. Se mi ami costringimi a cambiare, Liberi, Firenze;
5. Feuerstein, Rand, Rynders, 1995, Non accettarmi come sono, Sansoni Editore, Milano;
6. Kopciowski J., 2007, Migliorare se stessi per ottenere di più. Riflessioni teoriche e proposte operative secondo il pensiero di Reuven Feuerstein; KOINE', Centro Interdisciplinare di Psicologia e Scienze dell'Educazione di Roma;
Sitografia utile per chi desidera avvicinarsi al metodo:
  • www.icelp.org ("The Feuerstein Institute", ex ICELP, è in Israele ed é il centro dove lavora Feuerstein con la sua equipé e dove fanno ricerca).
  •  http://unmomentostopensando.blogspot.it/

Educare " a " e" con" i media.

Il tema della media education attualmente è molto discusso: se ne parla in programmi televisivi, sui giornali ed anche in internet. Ma cosa significa "media education"?
Con questo termine, si intende un'attività educativa e didattica che aiuti i giovani e non solo, ad approcciarsi ai media con senso critico. E' più precisamente una forma di educazione ai media, ma anche un'educazione con i media.
Il tema della media education è d'interesse globale, infatti anche il Parlamento Europeo, il 16 dicembre del 2008, a Salisburgo ha discusso la questione dell'alfabetizzazione mediatica nell'ambiente digitale, cioè:”«… la capacità di utilizzare autonomamente i vari media, di comprendere e valutare con cognizione di causa i diversi aspetti dei mezzi di comunicazione e dei contenuti mediatici, nonché di comunicare in contesti eterogenei e di produrre e diffondere contenuti mediatici…»
Per i Parlamentari Europei i punti chiave dell'educazione ai media si articolano intorno a tre punti cruciali: fornire nozioni sui diritti d'autore, sull'importanza del rispetto ai diritti di proprietà intellettuale, sulla sicurezza dei dati ed il rispetto della privacy; questo tipo di educazione deve essere rivolto ad ogni tipo di media, quindi nei confronti di quelli classici e di quelli moderni; importante è che l'educazione ai media venga promossa da diversi enti, in particolare da quelli locali, tra cui le biblioteche, le scuole di qualificazione e di perfezionamento professionale e i centri civici.
L'educazione ai media è funzionale per un'educazione politica consapevole, pertanto il Parlamento Europeo si impegna a promuovere la la media education come la nona competenza chiave dell'European Reference Framework for Life Long Learning, cioè la competenza necessaria per la crescita personale, per la promozione di una cittadinanza attiva e per l'inserimento socio-lavorativo dei cittadini comunitari.
All'interno di una società complessa la media education si pone come una grossa sfida, in quanto cerca di coniugare l'educazione con i media: l'educazione, infatti, è un tema ben radicato, che ha una storia ed una tradizione antica, si pone l'obbiettivo di formare la persona nella sua totalità durante un processo evolutivo che dura nel tempo, inoltre dà valore all'oggettività; per contro i media sono un nuovo mezzo, quindi senza radici profonde, che dà valore alla soggettività, facendo leva sulle emozioni e sul senso del piacere, fortemente condizionati dall'economia e dalle tendenze del momento (Jacquinot, 1999).
Questa sfida ha prodotto importanti frutti nell'ambito della pedagogia speciale, creando programmi appositi per soggetti con disturbi specifici dell'apprendimento o con disturbi pervasivi dello sviluppo (interessante è ALPACA, un softwer ed un sistema di immagini personalizzate visualizzabili nello schermo di un palmare touch screen. ). Non solo la pedagogia speciale ha tratto beneficio dall'impiego dei media, ma è stato un vantaggio per tutti, basti ricordare i forum on line, il programma Nettuno per studenti universitari, i video curriculum molto usati all'estero.
Anche il MIUR a cavallo tra il 1997 ed il 2000 ha disposto un piano per introdurre le nuove tecnologie (PC ed Internet) in ambito didattico, offrendo all'insegnamento nuove opportunità.
A livello Istituzionale l'importanza dell'educazione ai media è avvertita, infatti l'UNESCO ed anche la Chiesa Cattolica si sono adoperate nel tempo a questo scopo, così che nel 1986 la Congregazione Vaticana per l'educazione cattolica ha voluto che i futuri sacerdoti ricevessero insegnamenti relativi alla media education.
Credo che questo tema, per la sua complessità, per le opportunità che offre e per i limiti che nasconde, vada affrontato da più agenzie educative e che debba essere maggiormente sentito e diffuso a livello sociale, ma soprattutto ne devono essere rese partecipi e coscienti le famiglie. Il ruolo dell'educatore nella media education non si esaurisce nel fornire ai giovani i rudimenti di questa e nel far crescere nei ragazzi un maggior senso critico.
Come già sottolineato i media (tv, cinema, chat line, etc..) nascondono insidie di vario tipo, davanti alle quali i ragazzi sono solitamente soli: è infatti in solitudine che devono saper gestire alcune emozioni ed elaborarle in sentimenti, che non sempre sono in grado di comprendere e di riconoscere, cedo che una buona educazione ai media non possa prescindere da un adeguato lavoro di educazione alle emozioni.
Nell'approccio con i media diviene necessaria, soprattutto quando si parla di minori, la figura di un mediatore, che crei con il ragazzo una reciprocità, in modo da poter discutere insieme di ciò che sta vedendo, di quanto sta leggendo o ciò che gli è stato scritto in chat. E' importante che il minore abbia la possibilità di condividere con l'adulto le esperienze, che possa parlare di cosa ha visto, ma soprattutto di cos'ha provato, che possa confrontare la propria opinione sull'articolo letto on line o sul film visto alla tv, con una figura adulta e consapevole. Come già detto i media offrono molte opportunità, ma possono celare molti pericoli, possono esporre i ragazzini a situazioni pericolose da cui non sanno difendersi o che non sanno neppure riconoscere, possono proporre visioni perturbanti, quindi è importante che il ragazzo senta di non essere solo, che i suoi turbamenti saranno accolti e che certe emozioni non dovrà elaborarle in solitudine. E' necessario che un adulto attento aiuti nel riflettere su cosa va bene dell'esperienza mediatica e cosa invece va tralasciato o lasciato andare. I media sono una risorsa, ma solamente se vissuti con consapevolezza e con l'assistenza costante e non invadente di un mediatore umano, che possa essere sostegno e punto di riferimento.
Questo è un aspetto fondamentale dell'educazione ai media, sicuramente compreso dalle istituzioni, noto agli addetti ai lavori, ma non sempre chiaro alle famiglie, che talvolta vivono con la realtà mediatica un rapporto di eccessiva ed ingenua fiducia. Rendere i genitori e più in generale tutti gli individui consapevoli delle insidie e delle possibilità offerte dai media e insegnare loro come comportarsi, credo che sia un'importante traguardo educativo.

Una goccia nel mare.

Era da un pò di tempo che riflettevo circa la possibilità di creare un blog per parlare di educazione: una goccia nel mare dei molteplici blog che si occupano di tematiche educative.
Sebbene io sia consapevole che sarà uno tra i tanti, volevo aggiungere la mia voce al coro, per esprimere la mia passione verso questo settore e consentire anche ai lettori "non addetti ai lavori", di sviluppare un'opinione su cosa sia l'educazione, quanti temi e quante aree coinvolga e quanto sia importante per tutti.
Le scienze dell'educazione , non sono solo materia di studio di coloro che si occupano di soggetti al margine della società, che hanno comportamenti devianti o sono detenuti nei carceri. Non sono una materia spendibile solo nel sostegno delle diverse abilità, nella tutela dei minori abbandonati o vittime di abusi.
L'educazione è scienza antica, di cui in passato si sono occupati filosofi del calibro di Socrate e Platone, questo evidenzia quanto la società ne abbia sempre avuto bisogno, anche se spesso senza averne la piena consapevolezza.
Quindi le scienze dell'educazione e le tematiche ad essa correlate, riguardano noi  tutti: per educare i nostri figli, per comprendere meglio noi stessi e l'altro, per aiutarci a credere e a costruire una società che sappia restituire all'Uomo il giusto valore.

Perchè " Nell'educazione un tesoro? "

"Nell'educazione un tesoro": è il titolo del Rapporto all'Unesco della Commissione Internazionale sull'Educazione per il XXI secolo, presieduta da J. Delors (edizione italiana del ormai lontano: 1997). Il volume evidenziava la centralità dell'educazione ed i suoi molteplici nodi.
Il termine "educazione" deriva dal latino: ex ducere, cioè tirare fuori. L'educatore è colui che con arte maieutica "tira fuori"da ciascun individuo il meglio di sè.
Educare significa vedere nell'Altro una risorsa, questo a prescindere dall'ambito in cui l'educatore si vede impegnato..
Educare è credere nel cambiamento di tutti, nella metamorfosi: che consente di cambiare forma (andando oltre la forma), ampliare le aree d'interesse e quindi saper cogliere la realtà da una molteplicità di punti di vista.
L'educazione è il rudimento di una società, non c'è società senza un sistema di valori forti, in cui l'individuo possa trovar rifugio nei momenti di difficoltà. Educare significa dare all'altro le coordinate per saper condurre la propria vita: "il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me",Critica della ragion pratica, Kant

Creatività d'autunno: l'uva.

  G. ama molto creare, fare l'attività, come dice lei. Io sono ben felice di proporle spunti, sebbene confesso che per m...