venerdì 31 marzo 2017

Ancora compiti...

Immagine: Susana Parada.


Premetto che non sono mai stata contro i compiti a casa, che penso che una piccola quantità di compiti permetta allo studente di consolidare gli apprendimenti, d'imparare a gestire le responsabilità ed il lavoro in autonomia. Detto questo i compiti andrebbero assegnati con criterio.

Essendo un'educatrice che segue nel pomeriggio i bambini durante lo svolgimento dei compiti o in percorsi di potenziamento cognitivo, mi son resa conto che quando i compiti sono troppi, perdono di significato. Il bambino non presta attenzione al processo, aumenta notevolmente l'impulsività, l'obiettivo non è più apprendere, ma "smaltire i compiti", a discapito del loro valore! In più alcuni bimbi, con situazioni di confine con disturbi dell'apprendimento (quindi con difficoltà di controllo dell'impulsività, con un orientamento spaziale carente, con difficoltà nella memoria procedurale, etc.), con troppi compiti vanno letteralmente in confusione, con un crollo delle prestazioni, che non serve ad apprendere, ma che danneggia l'autostima ed il senso di competenza.

Per questa ragione vorrei proporre a tutti voi: educatori, genitori, nonni, docenti, la lettura dell'articolo che segue. "Sono tutti utili questi compiti a casa? I bambini non hanno più tempo per crescere.", tratto da OggiScuola.it

L'argomento compiti è molto dibattuto, purtroppo troppo spesso su questo tema genitori e docenti si scontrano, senza incontro. Troppo spesso si cerca sbrigativamente di attribuire colpe, dando libero sfogo a luoghi comuni come "i genitori non hanno voglia di fare sacrifici" oppure "i docenti sono impreparati, non sanno organizzare il lavoro in classe" o peggio "Ai miei tempi...". In alcuni casi queste affermazioni potrebbero essere vere, ma come tutte le generalizzazioni, sono pericolose.


A mio avviso è importante capire che i docenti hanno da seguire le disposizioni ministeriali, che le realtà scolastiche sono sempre più complesse, perchè rispecchiano la società complessa in cui viviamo (bimbi immigrati provenienti da culture diverse, studenti con disabilità, situazioni familiari complesse). Anche i docenti dovrebbero comprendere che le famiglie sono cambiate, i genitori spesso non hanno il tempo che vorrebbero, non per scelta, ma perchè sono costretti a ritmi esasperati da un mondo del lavoro richiedente, precario, competitivo, esasperante.

Quello che vorrei dire è: cambiamo la società, cominciando dalla scuola, grazie all'opportunità di crescita che il confronto costante con i nostri figli o educandi ci offre. Non alziamo muri, costruiamo ponti. Siamo tutti in difficoltà davanti a questa società che cambia, che corre, che non è più a misura d'uomo. 

Cominciamo ad ascoltarci di più e a provare a fidarci l'uno dell'altro, a non generalizzare, per costruire un'alleanza che possa servire ai nostri figli per crescere e costruire un mondo migliore di quello che sta creando disagi a tutti noi: genitori e docenti!

giovedì 23 febbraio 2017

Considerate se questa società è a misura d'uomo (e di bambino)...

Immagine dal web (non conosco l'autore, ma sarei ben lieta di aggiungere il suo nome)


Vorrei invitarvi alla lettura di un articolo, molto interessante, tratto dal sito "Bambini e Natura", che sottolinea come i bambini trascorrano poco tempo all'aperto e le spiacevoli conseguenze di questa deprivazione in termini di emotività e gestione dell'aggressività.

"Ai prigionieri detenuti nelle carceri di massima sicurezza in America sono garantite quotidianamente  due ore di tempo all’aperto, mentre un bambino su due, oggi, ne trascorre fuori meno di una." :http://www.bambinienatura.it/2016/10/20/i-bambini-trascorrono-fuori-meno-tempo-dei-detenuti-in-prigione/

 Vorrei però invitarvi ad una riflessione, non solo sul modus vivendi dei bambini, ma sulla realtà che la maggioranza delle famiglie è chiamata a vivere.

Troppi genitori, molto spesso non per scelta, sono costretti a trascorrere almeno dieci ore al giorno lontano dai figli per poter lavorare (conditio sine qua non, per poter garantire una decorosa vita alla famiglia). Questi adulti spesso sono costretti a lasciare i bambini a scuola, spesso privata, per coprire un'assenza così prolungata e non hanno il tempo per portare i bimbi all'aperto.

Questi stessi genitori, pur essendo cittadini liberi, godono di minori diritti dei detenuti, perché difficilmente potranno trascorrere un'ora al giorno all'aperto, figuriamoci due, probabilmente correranno tra lavoro, bambini, supermercato (aperto pure la notte) per fare la spesa. Sicuramente saranno molto stressati e forse anche frustrati per l'assenza dell'ora d'aria e per non poter stare con i figli.

Allora mi chiedo: è questo il mondo che vogliamo?

I bambini hanno diritto di trascorrere tempo all'aperto. I bambini hanno diritto ad avere genitori presenti. I genitori hanno il diritto ed il dovere di avere tempo da trascorrere e condividere con i figli.
Ma chi tutela i genitori affinché possano prendersi cura adeguatamente dei figli con la loro insostituibile presenza,fatta di tempo, che è vero deve essere di qualità, ma deve essere sufficiente per instaurare una relazione e conoscersi reciprocamente,  in un mondo del lavoro fatto troppo spesso di ricatti ( espliciti o impliciti), di contratti precari?

Se non si tutela la genitorialità, difficilmente si riusciranno a tutelare i bambini e gli adolescenti.

venerdì 20 gennaio 2017

Anticipo scolastico: quando si perde di vista la centralità del soggetto che apprende e lo scopo dell'educazione.

Il gioco è apprendimento.


"L'uomo moderno crede di perdere qualcosa - il tempo - quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna tranne che ammazzarlo." Erich Fromm

In questi giorni per molte famiglie è tempo d'iscrizioni scolastiche. Questo pone i genitori nella condizione di dover affrontare scelte importanti, come la selezione dell'istituto scolastico e in alcuni casi la scelta dell'anticipo scolastico per i nati dopo il trentun dicembre.

Per questa ragione ho pensato possa essere utile proporvi la lettura di due differenti testi.

Anticipo scolastico: un anno perso, non un anno guadagnato., articolo del 2014, ma sempre attuale, che aiuta a riflettere su quali competenze siano necessarie al bambino per affrontare la scuola primaria e su come talvolta, ad uno svuluppo cognitivo adeguato, non corrisponda necessariamente la maturità emotiva. Quest'ultimo aspetto non è da sottovalutare, perchè emotività e apprendimento sono profondamente legati e il bambino potrebbe vivere con estremo disagio questa costrizione, anche con conseguenze future.

I bambini hanno diritto alla lentezza., articolo più recente (2016), che porta l'attenzione al disagio vissuto da troppi giovani, sottoposti a pressioni sociali, richieste eccessive, competitività, che sviluppano senso d'inadeguatezza e vissuti di grande sofferenza.

Inoltre vorrei lasciarvi con una serie di domande, che sembrerà sciocca, ma provate a rispondervi con sincerità: " Per quale ragione desiderate che i vostri figli frequentino la scuola? L'istruzione è per voi un dovere o un diritto? E' più importante che i fanciulli sviluppino solide competenze per imparare ad apprendere o che facciano tante cose in breve tempo?"

domenica 22 maggio 2016

Potenziare la cognizione numerica nella prima infanzia.

Sentendo parlare di cognizione numerica, molti lettori di questo blog torneranno con la mente ai tempi della scuola e immagineranno bimbi impegnati in tediosi esercizi.

In realtà la cognizione numerica è antecedente all'età scolastica. Molti articoli scientifici dimostrano che la capacità di comprendere e manipolare la numerosità è innata e appartiene anche al mondo animale. 

Inizialmente il bambino è in grado di comprendere la differenza di quantità (indicativamente a partire dai 20 mesi),  ossia il concetto di di più, di meno.

Per passare dalla quantità alla numerosità (tanti, pochi, uno solo) il bambino ha bisogno della figura dell'adulto mediatore.

Nello potenziamento della cognizione numerica, gioca un ruolo decisivo lo sviluppo della capacità rappresentativa (18 mesi circa), che permette la comparsa progressiva del linguaggio, dell'imitazione differita (il bambino imita quanto ha visto fare da altri) e del gioco simbolico (es. il bambino cavalca la scopa immaginando sia il cavallo, muove un pezzo di carta immaginando sia una macchinina). Sviluppando il linguaggio, il bambino inizia a comprendere e utilizzare parole che quantificano la realtà: grande/piccolo, molti/pochi.

E' possibile proporre attività di potenziamento della cognizione numerica già a bimbi molto piccoli che frequentano l'asilo nido.

Le attività che vedrete, orientate allo sviluppo dell'intelligenza numerica, sono state proposte con relativa frequenza ad una bimba di due anni. Il testo di riferimento, utilizzato per lavorare "a tavolino" è: "Intelligenza numericanella prima infanzia. Attività per stimolare le potenzialità numeriche: dalla quantità alla numerosità." Autori: D. Lucangeli, A. Molin, S.Poli, ed. Erickson. 




Per favorire il consolidamento e la generalizzazione degli apprendimenti, le attività del libro sono state associate a giochi che permettessero di manipolare e osservare le situazioni e sono stati fatti brigging  (collegamenti) durante le situazioni di vita quotidiane (es.: ha più fragole la mamma o Giulia?, ha le scarpe più piccole papà o Giulia?) .

Esempio di attività: 

1. Osserviamo le immagini, proviamo a descrivere e definire le situazioni, quindi attraverso domande di processo comprendiamo la quantità e la numerosità.


 










 Generalizzazione: ho costruito due rettangoli (insiemi) di colori ben diversi, per favorire la percezione e perché il bambino denomini (rettangolo rosso, rettangolo blu) e non si limiti ad indicare. 

Nel rettangolo mettiamo degli oggetti, quindi chiediamo al bimbo di dire "dove ci sono più fiori/meno fiori?", "dove ci sono molti, pochi fiori, uno solo?". Vanno utilizzate domande di processo, che aiutino il bambino a ragionare sulle proprie risposte.








Alcune persone, nonostante le premesse sopra, potrebbero domandarsi se sia sbagliato o prematuro proporre attività di questo tipo a bimbi così piccoli, che nell'immaginario collettivo "devono divertirsi".

Ritengo sia necessario fare una premessa: nel primo triennio di vita del bambino c'è una grande produzione di neuroni, a tre anni l'aumento quantitativo dei neuroni è compiuto e le cellule cessano di riprodursi; a tre anni il bambino ha più connessioni di quelle che userà nella vita, ma solo  i percorsi neuronali "più battuti" rimarranno. E' questa la ragione per cui diviene importante l'educazione cognitiva e la stimolazione sin dalla primissima infanzia. Questo discorso vale per i bambini normodotati, ma è ancora più importante per i bimbi con bisogni educativi speciali.

E' importante educare l'intelligenza del bambino (quindi anche l'intelligenza numerica), non perchè sia in competizione con altri bambini o perchè quando andrà a scuola potrà avere buoni voti, ma perchè è necessario investire nell'intelligenza! Questa è la capacità che permette al soggetto di adattarsi all'ambiente: una persona che impara a ragionare sulle situazioni, a dare risposte adattive, che è mentalmente flessibile, è potenzialmente una persona che affronta la vita in maniera attiva e non si fa sopraffare dagli eventi.

Questa opportunità che l'adulto mediatore offre, non deve mai esser vissuta dal bambino come dovere, ma come bisogno. Questo bisogno il bambino lo percepisce se si crea una buona interazione con l'adulto mediatore, se il bambino sente che quanto impara ha un senso nella propria vita, se il bambino si diverte e si sente amato anche quando sbaglia.





martedì 26 aprile 2016

I meravigliosi e faticosi due anni.

Foto di MammeCreative.it


Sento spesso parlare dei "terribili due anni" e qualche volta mi capita di leggere articoli riportanti questa definizione;  vi confesso che sono infastidita da quest'etichetta che viene attribuita ad un normale processo  evolutivo. 

Mi dispiace  ancor  più riscontrare che frequentemente questa definizione proviene da coloro  che dovrebbero offrire sostegno ai genitori: a mio avviso il supporto dovrebbe consiste nello spiegare l'importanza di quei capricci che paiono così difficili da gestire e come la mediazione ed il compromesso siano la via, piuttosto che cedere per sfinimento o espldere con un'inutile sculacciata da cui il bambino poco impara.

Innanzitutto concedetemi di sdrammatizzare con una battuta:"Se vi sembrano terribili i due anni aspettate che ne abbiano 15!"

È vero, un bambino di due anni dice "sempre" No, sfida e provoca! 


Ecco, siatene contenti.

Avete almeno due importanti ragioni per gioire:

1. vostro figlio/a si percepisce come differenziato da voi, sta provando a dar forma alla sua personalità, vi sta chiedendo di aiutarlo a costruirsi limiti e confini! Insomma, sta crescendo!

2. il vostro bambino vi sta offrendo un'opportunità per crescere: per imparare ad usare la pazienza, il compromesso, per imparare ad ascoltare l'Altro e rispettarlo, per imparare ad essere autorevoli e non autoritari o prepotenti (infatti se non mediate adeguatamente o non vi ascolta o si ferma solo per timore e impara nulla, così ne farete tutti le spese più avanti).

In conclusione, è vero, i bimbi di due anni sono impegnativi, ma vi stanno insegnando che sono l'Altro e non la vostra appendice: questo non è poco!

venerdì 1 aprile 2016

Quel che resta della parola "educazione".

Immagine dal web.

 In questo tempo, in cui troppi genitori pare abbiano perduto il senso del limite, in cui spesso si preferisce conquistare la benevolenza di un figlio (evitando di mettersi in gioco), invece di preoccuparsi di dare al figlio limiti e strumenti per divenire un adulto empatico e resiliente, è necessario confrontarsi con la domanda: "Cosa resta dell'educazione?"

A questo proposito Vi invito a leggere "Quel che resta della parola "educazione", scritto da Massimo Recalcati e pubblicato su la Repubblica. 

Buona lettura e buona riflessione...

domenica 31 gennaio 2016

Sviluppo sensoriale: giochiamo con la neve!

Dal web.

 "Una buona  scuola
 è quella in cui il bambino entra pulito e torna a casa sporco:
 vuol dire che ha giocato, si è divertito, si è dipinto addosso,
 ha usato i propri sensi, è entrato in contatto fisico ed emotivo con gli altri."

 P. Crepet  


Il bambino, nei primi anni di vita, fa esperienza e conosce il mondo utilizzando i cinque sensi. Sviluppando l'uso integrato di questi, affina la percezione.
Per questa ragione è molto importante che il bambino piccolo sia coinvolto in molte attività che gli permettano di esplorare i materiali, di provare sensazioni tattili diverse (liscio/ruvido, caldo/freddo/, duro/morbido, bagnato/asiutto), di stimolare l'olfatto, la vista, l'udito ed il gusto.
Oggi vi propongo un'attività ispirata all'inverno, che stimola principalmente l'uso del tatto (consente di fare esperienza del freddo, umido, granuloso), della vista (bianco, candido) e dell'olfatto (profumato): la NEVE!

(Copyright: scarnecchia.nadia@)

 Cosa vi occorre?

- schiuma da barba per pelli sensibili;
- bicarbonato di sodio;
- contenitori;
- piccoli attrezzi (forchetta, cucchiaino, cannucce, etc.)

Cosa fare? 

Dite ai bimbi cosa state per fare: la neve, spiegate di cosa si tratta e in che momento dell'anno cade dal cielo. 
Quindi prendete la schiuma  da barba e spruzzatela in una vaschetta, lasciate che la tocchino e che l'annusino. Versate il bicarbonato di sodio, quindi fatevi aiutare dai piccoli a mischiare (le quantità le potete regolare ad occhio).
Lasciate i bambini liberi di sperimentare e fate loro notare la consistenza, il colore, l'odore, la temperatura della neve.

Mischiare schiuma e bicarbonato. (Copyright: scarnecchia.nadia@)


Toccare! (Copyright: scarnecchia.nadia@)


Sperimentare. (Copyright: scarnecchia.nadia@)


 Buon divertimento!
 

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