martedì 10 marzo 2015

Liberi di giocare, ma...

Copyright@NadiaScarnecchia

"Fammi giocare solo per gioco 
Senza nient’altro, solo per poco 
Senza capire, senza imparare 
Senza bisogno di socializzare 
Solo un bambino con altri bambini 
Senza gli adulti sempre vicini 
Senza progetto, senza giudizio 
Con una fine ma senza l’inizio 
Con una coda ma senza la testa 
Solo per finta, solo per festa 
Solo per fiamma che brucia per fuoco 
Fammi giocare per gioco." 
Bruno Tognolini

Giocare è una cosa seria: per i bambini il gioco è un bisogno, un'occasione di scoperta, un momento di apprendimento ed un diritto. E' importante che gli adulti permettano ai bambini di esercitare il "diritto al gioco", ma è altrettanto necessario che attraverso il gioco i bambini imparino che grandi e piccini, di ogni età, hanno dei doveri e che solitamente diritti e doveri vanno a braccetto.

Proprio ieri, mia figlia Giulia (12 mesi) giocava in casa, a palla, con la nonna; la nonna (la mia mamma) ingenuamente voleva insegnare a far rimbalzare la palla e appagata dal sorriso divertito e adorante della nipotina, non ha pensato ai poveri vicini del piano di sotto!

Da questa esperienza di gioco mediato in maniera poco costruttiva è scaturita  una riflessione che mi fa piacere condividere.
  
Mia figlia ha due palle: una palla di gomma ed una palla di stoffa. Se nonna e bimba vogliono giocare in casa possono farlo in cameretta con la palla di stoffa, che non provoca danni ed è silenziosa. Giulia è vero, ha il diritto di giocare, ma deve avere dei limiti ed imparare ad aver rispetto e tener conto di chi vive intorno a lei.

Noi tutti non abbiamo una libertà assoluta, ma una libertà relativa e tale deve essere, perché così possiamo rispettare anche i diritti altrui. Giulia ha un anno e gattona, si deve accontentare di una palla di stoffa, poi quando camminerà potrà giocare all'aperto e far rimbalzare la palla di gomma. Così facendo imparerà a distinguere le situazioni, a rispettare le orecchie dei vicini, a non distruggere la casa che è costata lavoro e impegno, a trovare alternative adeguate alla situazione. Tutto questo secondo me non la svantaggerà, ma le insegnerà a pensare e ad esser sensibile ai bisogni degli altri.

Qualcuno potrebbe replicare che sono solo bambini, che devono esser liberi di giocare, che avranno tutta la vita per far sacrifici e che oggi le persone sono intolleranti anche verso le grida gioiose dei più piccoli.

In questo caso vorrei ricordare che, come premesso sopra, il gioco è un'occasione di apprendimento, quindi è un'ottima opportunità per dare ai piccoli regole e limiti, anche se possono sembrare piccole frustrazioni.

I bambini, non saranno piccoli per sempre; sebbene a noi genitori non piaccia nemmeno immaginarlo, difficilmente la vita risparmierà loro delusini e dolori, quindi è bene che sin da piccoli imparino a tollerare la frustrazione derivante da qualche No (che va sempre spiegato e motivato rispettosamente), perchè altrimenti per loro crescere e vivere sarà una grande fatica.

venerdì 13 febbraio 2015

Incontri sull'apprendimento ad Alessandria.



Cari Lettori del Blog,

condivido con Voi l'invito ad un ciclo di tre incontri rivolti ad insegnanti, educatori,
genitori sulla Pedagogia della Mediazione e il Metodo Feuersteina cura dell'Associazione “Sperimentando” ed il Centro Down.


-Domenica 15 febbraio dalle 9,45 alle 12,30
"La mediazione del senso di competenza. Come far crescere la motivazione ad imparare nei nostri
bambini-ragazzi?"


- Domenica 8 marzo dalle 9,45 alle 12,30
"Giochiamo? l'utilizzo dei giochi per pensare meglio
divertendosi"


-Domenica 12 aprile dalle 9,45 alle 12,30
"La mediazione in famiglia: come insegnare a pensare ai
nostri bambini?" Un'analisi dei criteri di mediazione.


Gli incontri sono aperti a tutti e gratuiti e serviranno anche come supervisione per i corsisti PAS e PAS Basic.


Condurranno gli incontri Augusta Cavigliasso e Veronica Sincovich.


E' gradita l'iscrizione: cell.3395429092 sperimentando.al@gmail.com
Sede: Associazione Centro Down – via Mazzini 85- Alessandria

domenica 8 febbraio 2015

La nascita di una paternità speciale. "Ti seguirò fuori dall'acqua", Dario Fani.




"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". A. de Saint Exeupery,  da"Il Piccolo Principe"



Ho concluso la lettura di un libro che mi ha toccato il cuore per il tema trattato e condivido con Voi l'esperienza, perchè spero possa essere d'aiuto a chi sceglie o si trova inaspettatamente ad affrontare una genitorialità apparentemente diversa.

Il libro in oggetto è "Ti seguirò fuori dall'acqua", di Dario Fani; parla della nascita di una paternità speciale e credo scriva d'amore, con una narrativa scorrevole, con parole semplici ed accessibili a molti. 

Il testo è il dialogo mentale di un uomo con suo figlio in incubatrice, un pesciolino rosso in un acquario. Dario viveva di corsa, gli piaceva "vincere facile", dopo i quarant'anni riesce finalmente a concretizzare il proprio desiderio di paternità. Il giorno più bello della sua vita, però coincide con un lutto: la morte del bimbo immaginato.

Il piccolo Francesco che avrebbe dovuto riempire d'orgoglio papà e mamma non nasce, al suo posto prende forma e poi vita un Francesco diverso, perchè ha 47 cromosomi (la trisomia21, più nota come sindrome di Down).

Dario Fani, ci conduce per mano nel suo percorso di rinascita. Un'araba fenice che risorge dalle ceneri: dalla rabbia per la morte del bambino"perfetto", all'elaborazione del lutto, all'amore e scoperta del valore della diversità, dell'incontro che cambia la vita, perchè insegna a guardarla con nuovi occhi. 

Il nuovo Francesco, è il vero vincente, un bambino con 47 cromosomi che ha lottato per vivere, che appartiene al 22% dei bimbi con trisomia 21 che si aprono alla vita, che camminando lentamente, adeguatamente sostenuti, in un ambiente accogliente e modificante, possono concretizzare il loro diritto ad una vita piena, guardando al mondo con occhi di purezza e realizzando se stessi.


"La capacità di cambiare è la caratteristica più stabile dell’essere umano."
Reuven Feuerstein

lunedì 15 dicembre 2014

Attività per piccolissimi: prepariamo insieme un alberello natalizio.

 "Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista." (San Francesco D'Assisi)

In qualità di educatrice ho avuto l'opportunità di lavorare con i piccolissimi solo durante uno stage al nido, però mi è sempre piaciuto molto proporre ai bambini attività creative (ricordo con nostalgia quanto fatto alle elementari negli anni del Progetto Calimero).

La mia voglia di condurre attività, il desiderio di offrire a mia figlia stimoli ed opportunità che le permettano di sperimentare, hanno dato vita ad un alberello natalizio. 

Condivido, con un pizzico d'orgoglio (cuore di mamma!), questa bella esperienza, qualora altre mamme, nonne o tate siano alla ricerca di "esperienze natalizie" per i loro pargoli!

L' obiettivo principale del lavoro è quello di: 

_ fare esperienze sensoriali;


_ sviluppare la motricità fine, l'uso di pollice ed indice.

Sott'obiettivo: primo approccio alle stagioni e ricorrenze.


Innanzitutto è necessario realizzare la sagoma di un albero di Natale, procurandosi del cartoncino verde, quindi ripassare i contorni della sagoma con un pennarello di colore verde scuro:


Ora inizia la prima attività per i piccolissimi:

 pittura con colori a dita.

Occorrente:
- grembiulino cerato;
- piatto di plastica;
- colori a dita: giallo, bianco e rosso
- scotch di carta per fissare la sagoma al piano di lavoro
(lasciate i bambini liberi di esplorare i colori, non siate intrusivi...devono trovar piacere in ciò che fanno!).







Poichè l'alberello è pronto, dobbiamo preparare...il porta vaso! La seconda attività per i piccolissimi è un'esperienza che coinvolge il tatto, l'olfatto, il gusto e la vista:

pittura con l'orzo

Occorrente: 
- grembiulino cerato;
- foglio da disegno in carta bianca;
- scotch di carta;
- piatto di plastica:
- orzo solubile;
- acqua tiepida.

Miscelate l'orzo solubile con acqua tiepida, mettete la "pappetta" in un piatto piano di plastica che darete al bambino; fissate il foglio con lo scotch al piano da lavoro.





Un albero di Natale ha sempre un puntale o una stellina sulla punta, noi faremo una bella stella cometa! Come?La terza attività è:

il gioco dello strappo

Occorrente:
- carta velina gialla, arancione o rossa.

 

A questo punto è pronto tutto il necessario e il nostro piccolo artista ha terminato il proprio lavoro. Sarà compito dell'adulto assemblare i pezzi con l'aiuto di forbici e colla vinilica.




L'albero è pronto, potete appenderlo con un gancetto o metterlo su un mobile appoggiato ad una base ottenuta fissando sul retro del cartoncino.



Buon Natale da Nadia e Giulia!

giovedì 6 novembre 2014

Attività per i piccolissimi: proviamo a guardare oltre l'apparenza.


Colori a dita, copyright NadiaScarnecchia@



In queste settimane la mia piccola Giulia (8 mesi e mezzo), a casa e nei pomeriggi in cui frequentiamo il nido aperto, è stata coinvolta nelle tipiche attività che vengono proposte ai bambini in un periodo orientativamente compreso tra i 6 mesi e i due anni e mezzo. Per citare alcuni esempi, faccio riferimento: ai travasi con la farina di polenta, alla possibilità di tracciare su un banco ricoperto con questa farina, al gioco dello strappo, alle esperienze con i colori a dita, alla possibilità di produrre suoni con semplici strumenti o scuotendo scatoline sonore e bottiglie sonore.

Spesso queste esperienze vengono percepite come "semplici" attività per intrattenere e divertire i bimbi piccoli. Certo il divertimento è un obiettivo trasversale: l'apprendimento è legato all'emotività e questo principio non fa eccezione per i lattanti o per i bambini in fascia 0 - 3. Provocatoriamente sostengo che anche il tema d'italiano dovrebbe esser vissuto come un'esperienza divertente e affascinante: la possibilità di comunicare i propri pensieri, le proprie idee e l'orgoglio di sapere che una persona (il docente) deve necessariamente dedicare del tempo a decodificare quanto lo studente ha voluto trasmettere e magari ci rifletterà! 

Scatoline sonore, copyright NadiaScarnecchia@

Parlando delle attività per la prima infanzia vorrei sottolineare, che sono rivolte a stimolare i cinque sensi, ossia il canale attraverso il quale tutti e a maggior  ragione i bimbi in fase senso-motoria apprendono. Le esperienze per i piccolissimi sono principalmente rivolte a stimolare: tatto, udito, vista, gusto ed olfatto. Tali attività sono veicolate dal movimeno: toccare, prendere, mettere dentro, portar fuori, tirare, scuotere.

Travasi, copyright NadiaScarnecchia@

 Un bambino piccolo coinvolto in attività di travaso, strappo, colori a dita o in altre esperienze di gioco/apprendimento è impegnato in un compito non meno serio ed importante di un liceale che svolge la versione di latino o calcola derivate. Forse l'unica differenza è nel sorriso e nell'interesse, che sul volto dei piccolissimi è ancora presente, perchè il piccolo è libero dal sentirsi giudicato, dalla pressione sociale e da uno stile d'apprendimento che ancora troppo spesso stimola la competizione e non la cooperazione ( se non sono gli insegnanti, spesso sono i genitori che affliggono i figli con la sindrome da "primo della classe".) 

Strappo, copyright NadiaScarnecchia@

Quello che vorrei sottolineare che un gioco in apparenza banale come lo strappo insegna ai bambini che ci sono differenti tipi di carta (confronto), a usare le dita della mano (coordinazione), rinforzarle, a migliorare l'uso di pollice ed indice, a dosare la forza e controllare l'impulsività, perchè con la calma è più semlice strappare!

Tra i giochi  che possono essere proposti ai piccoli c'è quello delle sagome ad incastro:un bellissimo approccio alla percezione analitica! Giocando con gli incastri si allena la percezione, l'orientamento spaziale, la precisione ed accuratezza nella raccolta dati, l'uso simultaneo di più fonti d'informazione, l'eslporazione sistematica. I bambini devono iniziare a distinguere i dati rilevanti, da quelli meno importanti, pianificare, confrontare e contenere l'impulsività. Questo semplice gioco per bambini, fatto da sagome di legno, stimola (se pur richiedendo meno complessità e capacità d'astrazione) le funzioni cognitive che saranno necessarie per l'apprendimento della matematica e del disegno tecnico.

Quindi fate giocare i vostri bambini solo per gioco, ma siate consapevoli che i bambini stanno sviluppano abilità necessarie ad apprendimenti di ordine superiore: non è banale!

giovedì 30 ottobre 2014

Halloween e il fantasma del piedino...

Paura? Copyright:NadiaScarnecchia@

Nel cuore dell'autunno, il 31 ottobre fa ritorno la ricorrenza di Halloween; zucche arancioni, pipistrelli, fantasmi e dolcetti sono i protagonisti di questa ricorrenza di origine celtica, che è stata adottata da altri Paesi, a volte scatenando polemiche.

L'Halloween a cui faccio riferimento è quel momento dell'anno in cui frotte di bambini mascherati salgono per le scale del mio palazzo e suonando il campanello domandano: "Dolcetto o scherzetto?", quindi tuffano le loro manine nel sacchetto delle caramelle ringraziando con un sorriso che cela l'emozione per la conquistata leccornia, per essere tutti insieme tra amici, per essersi mascherati, per ricevere le attenzioni degli adulti che li accompagnano, per aver avuto l'occasione per uscire la sera "come i grandi"!

E' un Halloween fatto di convivialità, amicizia, condivisione e creatività, una sorta di Carnevale d'autunno, che nulla ha a che vedere con eventuali devianze sociali.

Quest'anno ho avuto la fortuna di poter coinvolgere mia figlia Giulia, di otto mesi, in un lavoretto: il fantasma del piedino.
Obiettivi:  
- fare insieme (condivisione);
- esperienza sensoriale per il piedino che ha provato nuove sensazioni,
- sperimentare la relazione causa-effetto (il colore lascia una traccia, un'impronta), 
-il corpo può fare.

E' una semplice attività per la quale sono necessari:

_ cartoncino nero;
_ colore a dita bianco;
_ piatto di plastica (per mettere il colore);
_ glitter;
_ Uniposca argentato.

Tenete a portata di mano salviettine detergenti e carta casa.

Come procedere: 


Cartoncino nero e colore a dita bianco. Copyright: NadiaScarnecchia@

1. preparate un cartoncino e mettete nel piatto il colore bianco e poggiateli sul pavimento;

Piedino di Giulia. Copyright:NadiaScarecchia@
  
2. preparate il bambino denudando il piedino e rimboccando bene il pantalone;
3. bagnate la pianta del piedino nel piatto contenente il colore bianco e timbrate l'impronta sul cartoncino;
4. pulite il piedino con carta casa e/o salviettine per rimuovere gli eccessi di colore, quindi lavate il piedino con acqua corrente tiepda;

Impronte. Copyright: NadiaScarnecchia@

5. quando il fantasmino sarà ascuitto mostrate al vostro bimbo la sua improntina e spigate che diventerà un bel fantasma;

 
Glitter! Copyright:NadiaScarnecchia@



6. con il glitter viola o nero fate gli occhi e se vi piace decorate la veste con altri glitter;
7. scrivete un'onomatopea "spaventosa".

P.S.: siate ben organizzati, pianificate prima l'attività e cercate di essere rapidi. I piccolissimi faticano a gestire le  lunghe attese!


 


domenica 12 ottobre 2014

S.O.S. Tata, ma....

 
Copyright@NadiaScarnecchia


Il nuovo ruolo di mamma mi ha permesso di confrontarmi con un problema che probabilmente coinvolge molti genitori: quello della ricerca di una tata!

Sono molte le ragioni per cui una famiglia con prole può aver bisogno di una baby sitter: un preococe rientro lavorativo per cui la coppia non si sente di affidare un bimbo così piccolo ad una comunità come quella rappresentata dal nido preferendo che venga seguito all'interno dell'ambiente domestico, il bisogno di coprire poche ore d'assenza o la necessità di fronteggiare eventuali emergenze ed imprevisti.

In tutte queste situazioni sicuramente i genitori desiderano affidare il proprio cucciolo ad una persona educata, onesta, sensibile, dolce, equilibrata, inoltre se la tata è anche creativa nessuno disdegna! La tata deve sicuramente essere empatica, questa è una dote che dipende dall'ambiente, dalle esperienze familiari e di vita della tata. Circa questi aspetti tutti i genitori sono concordi. 

C'è invece una questione, che come educatrice-mamma, mi sta profondamente a cuore:quella relativa alla formazione della tata. Personalmente vorrei una  tata con competenze pedagogiche, non perforza laureata ovviamente, ma che abbia fatto studi nel settore!

Come educatrice, credendo profondamente nel valore dell'educazione come atto che sottende intenzionalità e reciprocità (quando si agisce o si parla con l'educando, anche con un lattante, dev'esserci il desiderio di stabilire un contatto, perchè il piccolo possa comprendere il messaggio e dare un output), trascendenza (l'intenzione di andare oltre il momento. Per esempio se stiamo leggendo un libro insieme: stiamo imparando a condividere esperienza, stiamo ampliando il linguaggio, la rappresentazione mentale, il pensiero ipotetico, scoprendo la relazione causale e temporale tra gli eventi), mediazione del significato (quando comunico al bambino di non fare una cosa, di fare un determinato percorso, spiego sempre il perchè, cerco di aiutarlo a dare un senso all'agire).  La figura educativa di riferimento, anche la tata quindi, deve aiutare il bambino a tirar fuori abilità, sapendolo incoraggiare, stimolare, trovando parole e gesti adatti per costruire  senza ferire. Per fare tutto questo non basta essere persone sensibili, amare i bambini, ma soprattutto in momenti particolari, è necessario conoscere le tappe evolutive, possedere almeno i rudimenti di pedagogia e non guasta avere pregresse esperienze in ambito educativo, perchè  una cosa è certa: ogni bambino è unico!

Quando si pensa alla ricerca della baby sitter si pensa prevalentemente ad una figura femminile e se aprendo la porta ci si trovasse davanti un uomo, quali sarebbero i sentimenti di mamma e papà? Cambierebbero le aspettative?

Sarei ben lieta di conoscere le opinioni e testimonianze dei lettori circa il tema della ricerca della tata: cosa vi aspettate? Con che criteri ne avete scelta una? Avete esperienze dirette come babysitter? 

Per la stesura di questo post, ringrazio le persone con cui ho avuto l'opportunità di confrontarmi tramite FaceBook: Claudia Manfredini (mamma), Davide Di Pierro (esperto in teatro per ragazzi, zio),  Ismaela Evangelista (psicologa e psicoterapeuta), Nicoletta Vitrugno (mamma), Cinzia Ragusa (educatrice), Daniela Di Mauro (mamma) e Sabina M. Radaelli (mamma). Ringrazio mia figlia Giulia, perchè mi permette ogni giorno di crescere e confrontarmi con nuovi bisogni e situazioni.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...