domenica 7 giugno 2015

Piccoli monarchi crescono?

 
Immagine dal web.

"Un repertorio potrebbe rivelarsi più utile di una convinzione, soprattutto se si tiene presente che esiste più di un modo valido di vivere la vita".
 A. Phillips, On Kissing, Tickling and Being Bored
 

Qualche giorno fa, navigando per il web alla ricerca di tematiche educative d'approfondimento, mi è capitato di leggere un articolo molto interessante e costruttivo, scritto da Stefania Berbenni per Panorama: "Educazione, l'allarme degli esperti: "Stiamo allevando una generazione di tiranni"".

Genitori italiani, età compresa tra i 30 - 40 anni di cultura medio-alta, sono allo sbando educativo: tiranneggiati da infanti ed adolescenti, imbrigliati nel senso di colpa per la scarsa presenza, messi in difficoltà dalle fratture coniugali. Genitori amorevoli che si sentono incapaci di dire "No", di porre limiti ed argini, con conseguenze amare per i figli, ma anche per la coppia. Madri e padri a volte con ruoli confusi, "costretti" a delegare a nonni o ad altri l'educazione dei figli, talvolta in difficoltà nel trovere un equilibrio tra la realizzazione personale e il ruolo genitoriale. Coppie disorientate da mille suggerimenti e regole pedagogiche, quasi ricette o istruzioni per "far funzionare" il pargolo, offerte da persone che non sono nè pedagogisti, nè psicologi, perchè pare che troppi si sentano competenti quando si discute d'educazione.

Come educatrice e come madre ritengo che questo sia un tema molto importante su cui riflettere, da affrontare con senso critico, senza sentirsi accusati, ma da vivere come un'occasione per interrogarsi come singoli e come coppia sull'intenzionalità del proprio agire educativo, sugli obiettivi che come coppia genitoriale si stanno perseguendo.
Un tema fondamentale che dovrebbe indurci come coppia educante ad un periodico  confronto sul modo di educare, in modo da aiutarci insieme ad esaminare le criticità, a provare nuove strategie e nei casi in cui ce ne fosse bisogno: domandare tempestivamente aiuto o sostegno a personale competente.

Se vi ho incuriosito, leggete l'articolo:Educazione-l-allarme-degli-esperti-Stiamo-allevando-una-generazione-di-tiranni

venerdì 24 aprile 2015

Il cambiamento è possibile, se supportato dall'ambiente.

Copyright: Nadia Scarnecchia



Con piacere condivido l'articolo scritto per il blog "Ti seguirò fuori dall'acqua", sviluppatosi intorno al libro omonimo, scritto da Dario Fani. Per saperne di più leggete: "La nascita di una paternità speciale".

L'autore presenta il proprio blog con queste parole: "Il blog è un blob. Soprattutto il mio. Blog è la contrazione di due parole web e log, ovvero traccia su rete. Ed è quel che mi riprometto di fare. Tracce, considerazioni, appunti, memorie, piccoli episodi, spunti… sì certo principalmente intorno al libro, a mio figlio, a quella condizione genetica chiamata sindrome di Down e agli incontri “piccoli” o “grandi” che accadono, in ogni vita: anche la mia." D.F.


Immagine dal web.


Il cambiamento è possibile, se supportato dall'ambiente.
“Per educare un bambino occorre un intero villaggio” – Proverbio
Ogni nuova esperienza ci permette di ragionare su alcuni aspetti e fare dei bilanci, per questo ritengo importante riflettere su alcuni interventi educativi che avrebbero potuto dare migliori risultati se si fosse riuscito a creare, intorno agli educandi, un ambiente modificante. (continua a leggere... cliccando qui!)


sabato 4 aprile 2015

L'attività di Pasqua, non il lavoretto!





Immagine dal web: Amando.it

Se me lo dici, dimentico.
Se mi fai vedere, ricordo.
Se mi coinvolgi, capisco.
 (Proverbio cinese)

Con questo titolo scherzoso ho il piacere di  condividere l'attività proposta a mia figlia Giulia (13 mesi) in occasione della S. Pasqua e proporvi una riflessione circa il tema dei lavoretti.

Quest'anno per Pasqua la mia proposta per i più piccoli non è un "lavoretto",che andrebbe svolto con eccessiva intrusività da parte degli adulti, ma un'attività in cui l'adulto è un semplice mediatore ed il vero protagonista è il bambino che sperimenta, non il prodotto finale.

Per comprendere le ragioni della mia scelta Vi invito a leggere "Lavoretto? NO, grazie!".

Veniamo quindi alla nostra attività pasquale. 
L'obiettivo è duplice: quello di introdurre il concetto di tempo attraverso le ricorrenze e l'avvicendarsi delle stagioni, ossia la primavera e la S. Pasqua. Offrire un'attività che consenta di conoscere, esplorare, sperimentare attraverso i sensi.

Materiali



Materiali: 

- foglio di cartoncino bianco (da cui ho ritagliato le  sagome di due ovali)
- foglio di cartoncino nero
- piatto con colore a dita giallo
- immagini di gallina, pulcino, gallo e un uovo tridimensionale.

Ho introdotto l'attività cantando due canzoncine mimate già note a Giulia.

Canzone 1.

"Sono un pulcino pio pio pio
Mangio con il becco pio pio pio
Ho un capino giallo e paglia per dormir
Salto su e giù con un pio pio pio!"
����

Da Peppa Pig

 Canzone 2.


Beato te galletto che non vai a lavorare,
ti alzi la mattina, “Chicchirichì” cominci a fare;
chicchirichì, chicchirichì, è spuntato un nuovo dì
chicchirichì, chicchirichì, è spuntato un nuovo dì.
Beata te gallina che non vai a lavorare,
ti alzi la mattina, “Coccodè” cominci a fare;
coccodè, coccodè, ecco un uovo per te,
coccodè, coccodè, ecco un uovo per te.
Beato te pulcino che non vai a lavorare,
ti alzi la mattina, “Pio pio” cominci a fare;
pio pio, pio pio, voglio un uovo tutto mio,
pio pio, pio pio, voglio un uovo tutto mio.

Esplorazione, osservazione.

Dopo aver cantato abbiamo osservato insieme le immagini di mamma gallina e papà gallo. La mamma gallina depone l'uovo e lo cova con amore (abbiamo imitato la gallina seduta sull'uovo) così dall'ovetto nasce un bel pulcino. Abbiamo toccato, esplorato l'uovo tridimensionale e le uova in cartone.

Colore a dita.

Colorie a dita.

 


Facciamo schiudere le uova: il guscio dell'uovo si crepa e il pulcino inizia ad uscire.














Colorie a dita.


 Le manine lasciano impronte gialle, con la fantasia le impronte diventano tanti pulcini.����

Buona Pasqua a tutti!!! 

Fatto insieme a mia figlia Giulia durante un laboratorio "Labò"

 

martedì 10 marzo 2015

Liberi di giocare, ma...

Copyright@NadiaScarnecchia

"Fammi giocare solo per gioco 
Senza nient’altro, solo per poco 
Senza capire, senza imparare 
Senza bisogno di socializzare 
Solo un bambino con altri bambini 
Senza gli adulti sempre vicini 
Senza progetto, senza giudizio 
Con una fine ma senza l’inizio 
Con una coda ma senza la testa 
Solo per finta, solo per festa 
Solo per fiamma che brucia per fuoco 
Fammi giocare per gioco." 
Bruno Tognolini

Giocare è una cosa seria: per i bambini il gioco è un bisogno, un'occasione di scoperta, un momento di apprendimento ed un diritto. E' importante che gli adulti permettano ai bambini di esercitare il "diritto al gioco", ma è altrettanto necessario che attraverso il gioco i bambini imparino che grandi e piccini, di ogni età, hanno dei doveri e che solitamente diritti e doveri vanno a braccetto.

Proprio ieri, mia figlia Giulia (12 mesi) giocava in casa, a palla, con la nonna; la nonna (la mia mamma) ingenuamente voleva insegnare a far rimbalzare la palla e appagata dal sorriso divertito e adorante della nipotina, non ha pensato ai poveri vicini del piano di sotto!

Da questa esperienza di gioco mediato in maniera poco costruttiva è scaturita  una riflessione che mi fa piacere condividere.
  
Mia figlia ha due palle: una palla di gomma ed una palla di stoffa. Se nonna e bimba vogliono giocare in casa possono farlo in cameretta con la palla di stoffa, che non provoca danni ed è silenziosa. Giulia è vero, ha il diritto di giocare, ma deve avere dei limiti ed imparare ad aver rispetto e tener conto di chi vive intorno a lei.

Noi tutti non abbiamo una libertà assoluta, ma una libertà relativa e tale deve essere, perché così possiamo rispettare anche i diritti altrui. Giulia ha un anno e gattona, si deve accontentare di una palla di stoffa, poi quando camminerà potrà giocare all'aperto e far rimbalzare la palla di gomma. Così facendo imparerà a distinguere le situazioni, a rispettare le orecchie dei vicini, a non distruggere la casa che è costata lavoro e impegno, a trovare alternative adeguate alla situazione. Tutto questo secondo me non la svantaggerà, ma le insegnerà a pensare e ad esser sensibile ai bisogni degli altri.

Qualcuno potrebbe replicare che sono solo bambini, che devono esser liberi di giocare, che avranno tutta la vita per far sacrifici e che oggi le persone sono intolleranti anche verso le grida gioiose dei più piccoli.

In questo caso vorrei ricordare che, come premesso sopra, il gioco è un'occasione di apprendimento, quindi è un'ottima opportunità per dare ai piccoli regole e limiti, anche se possono sembrare piccole frustrazioni.

I bambini, non saranno piccoli per sempre; sebbene a noi genitori non piaccia nemmeno immaginarlo, difficilmente la vita risparmierà loro delusini e dolori, quindi è bene che sin da piccoli imparino a tollerare la frustrazione derivante da qualche No (che va sempre spiegato e motivato rispettosamente), perchè altrimenti per loro crescere e vivere sarà una grande fatica.

venerdì 13 febbraio 2015

Incontri sull'apprendimento ad Alessandria.



Cari Lettori del Blog,

condivido con Voi l'invito ad un ciclo di tre incontri rivolti ad insegnanti, educatori,
genitori sulla Pedagogia della Mediazione e il Metodo Feuersteina cura dell'Associazione “Sperimentando” ed il Centro Down.


-Domenica 15 febbraio dalle 9,45 alle 12,30
"La mediazione del senso di competenza. Come far crescere la motivazione ad imparare nei nostri
bambini-ragazzi?"


- Domenica 8 marzo dalle 9,45 alle 12,30
"Giochiamo? l'utilizzo dei giochi per pensare meglio
divertendosi"


-Domenica 12 aprile dalle 9,45 alle 12,30
"La mediazione in famiglia: come insegnare a pensare ai
nostri bambini?" Un'analisi dei criteri di mediazione.


Gli incontri sono aperti a tutti e gratuiti e serviranno anche come supervisione per i corsisti PAS e PAS Basic.


Condurranno gli incontri Augusta Cavigliasso e Veronica Sincovich.


E' gradita l'iscrizione: cell.3395429092 sperimentando.al@gmail.com
Sede: Associazione Centro Down – via Mazzini 85- Alessandria

domenica 8 febbraio 2015

La nascita di una paternità speciale. "Ti seguirò fuori dall'acqua", Dario Fani.




"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". A. de Saint Exeupery,  da"Il Piccolo Principe"



Ho concluso la lettura di un libro che mi ha toccato il cuore per il tema trattato e condivido con Voi l'esperienza, perchè spero possa essere d'aiuto a chi sceglie o si trova inaspettatamente ad affrontare una genitorialità apparentemente diversa.

Il libro in oggetto è "Ti seguirò fuori dall'acqua", di Dario Fani; parla della nascita di una paternità speciale e credo scriva d'amore, con una narrativa scorrevole, con parole semplici ed accessibili a molti. 

Il testo è il dialogo mentale di un uomo con suo figlio in incubatrice, un pesciolino rosso in un acquario. Dario viveva di corsa, gli piaceva "vincere facile", dopo i quarant'anni riesce finalmente a concretizzare il proprio desiderio di paternità. Il giorno più bello della sua vita, però coincide con un lutto: la morte del bimbo immaginato.

Il piccolo Francesco che avrebbe dovuto riempire d'orgoglio papà e mamma non nasce, al suo posto prende forma e poi vita un Francesco diverso, perchè ha 47 cromosomi (la trisomia21, più nota come sindrome di Down).

Dario Fani, ci conduce per mano nel suo percorso di rinascita. Un'araba fenice che risorge dalle ceneri: dalla rabbia per la morte del bambino"perfetto", all'elaborazione del lutto, all'amore e scoperta del valore della diversità, dell'incontro che cambia la vita, perchè insegna a guardarla con nuovi occhi. 

Il nuovo Francesco, è il vero vincente, un bambino con 47 cromosomi che ha lottato per vivere, che appartiene al 22% dei bimbi con trisomia 21 che si aprono alla vita, che camminando lentamente, adeguatamente sostenuti, in un ambiente accogliente e modificante, possono concretizzare il loro diritto ad una vita piena, guardando al mondo con occhi di purezza e realizzando se stessi.


"La capacità di cambiare è la caratteristica più stabile dell’essere umano."
Reuven Feuerstein

lunedì 15 dicembre 2014

Attività per piccolissimi: prepariamo insieme un alberello natalizio.

 "Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista." (San Francesco D'Assisi)

In qualità di educatrice ho avuto l'opportunità di lavorare con i piccolissimi solo durante uno stage al nido, però mi è sempre piaciuto molto proporre ai bambini attività creative (ricordo con nostalgia quanto fatto alle elementari negli anni del Progetto Calimero).

La mia voglia di condurre attività, il desiderio di offrire a mia figlia stimoli ed opportunità che le permettano di sperimentare, hanno dato vita ad un alberello natalizio. 

Condivido, con un pizzico d'orgoglio (cuore di mamma!), questa bella esperienza, qualora altre mamme, nonne o tate siano alla ricerca di "esperienze natalizie" per i loro pargoli!

L' obiettivo principale del lavoro è quello di: 

_ fare esperienze sensoriali;


_ sviluppare la motricità fine, l'uso di pollice ed indice.

Sott'obiettivo: primo approccio alle stagioni e ricorrenze.


Innanzitutto è necessario realizzare la sagoma di un albero di Natale, procurandosi del cartoncino verde, quindi ripassare i contorni della sagoma con un pennarello di colore verde scuro:


Ora inizia la prima attività per i piccolissimi:

 pittura con colori a dita.

Occorrente:
- grembiulino cerato;
- piatto di plastica;
- colori a dita: giallo, bianco e rosso
- scotch di carta per fissare la sagoma al piano di lavoro
(lasciate i bambini liberi di esplorare i colori, non siate intrusivi...devono trovar piacere in ciò che fanno!).







Poichè l'alberello è pronto, dobbiamo preparare...il porta vaso! La seconda attività per i piccolissimi è un'esperienza che coinvolge il tatto, l'olfatto, il gusto e la vista:

pittura con l'orzo

Occorrente: 
- grembiulino cerato;
- foglio da disegno in carta bianca;
- scotch di carta;
- piatto di plastica:
- orzo solubile;
- acqua tiepida.

Miscelate l'orzo solubile con acqua tiepida, mettete la "pappetta" in un piatto piano di plastica che darete al bambino; fissate il foglio con lo scotch al piano da lavoro.





Un albero di Natale ha sempre un puntale o una stellina sulla punta, noi faremo una bella stella cometa! Come?La terza attività è:

il gioco dello strappo

Occorrente:
- carta velina gialla, arancione o rossa.

 

A questo punto è pronto tutto il necessario e il nostro piccolo artista ha terminato il proprio lavoro. Sarà compito dell'adulto assemblare i pezzi con l'aiuto di forbici e colla vinilica.




L'albero è pronto, potete appenderlo con un gancetto o metterlo su un mobile appoggiato ad una base ottenuta fissando sul retro del cartoncino.



Buon Natale da Nadia e Giulia!

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