giovedì 24 luglio 2014

Lettura ed empatia.

Dal web.


Secondo le statistiche gli italiani non sono un popolo di lettori. Ci sono però valide ragioni per modificare quest'abitudine alla non lettura e per educare i bambini sin dalla prima infanzia ad apprezzare i libri, avvicinandoli a libricini adatti alla loro età. Sarà più semplice crescere un piccolo lettore, se anche i genitori sono soliti apprezzare, leggere libri e offrire al proprio bambino esperienze di lettura condivisa.

Perchè può essere utile ed importante appassionarsi alla lettura e scegliere un libro che interessi?

La risposta a questa domanda  proviene da uno studio condotto da due ricercatori inglesi e pubblicato sulla rivista Science: la lettura contribuisce allo sviluppo dell'empatia,dal greco empatheia, sentire dentro, ossia la capacità di sentire dentro i sentimenti altrui. C'è una predisposizione genetica, ma la capacità di sviluppare empatia dipende fortemente dalla capacità del genitore di sintonizzarsi sullo stato emotivo del bambino e di educarlo a prestare attenzione all'impatto che i propri comportamenti hanno sugli stati d'animo altrui.  Ancora una volta educazione e qualità della relazione sono strumenti potenti!

Secondo lo studio inglese, leggere un libro di qualità ci aiuta a cogliere altri aspetti della realtà, ad assumere altri punti di vista (quello dell'autore, quello di eventuali personaggi), allenando cognizione ed emotività. Secondo la ricerca leggere libri ci rende persone migliori, potenziando la nostra empatia, allenando potenzialità simili a quelle necessarie per leggere la mente dell'altro.

Se volete saperne di più, leggete l'articolo di Elena Meli, pubblicato sul "Corriere della sera": "Leggere buoni libri insegna a leggere la mente".


domenica 15 giugno 2014

L'importanza del gioco sin dal primo anno di vita del bambino: "giocando s'impara".

Peluches con fischietto, di differenti materiali, con orecchie che stimolano tatto ed udito. (Giulia Sassi, copyright: NadiaScarnecchia@)
 
"Le crescite son possibili
solo se si mantiene 
il cuore bambino
e se si sa giocare
come un bambino,
un adulto che non lo sa fare 
ha perduto per sempre
qualcosa d'incomparabile
valore."

Pablo Neruda


Giocare è una cosa seria; i bambini questo lo sanno, per questa ragione trasformano ogni cosa in gioco, sanno cogliere ogni occasione per esplorare, sperimentare e si lasciano rapire dalle attività ludiche e conquistare da un adulto che sa giocare con loro.

Le neuroscienze sono andate in soccorso della pedagogia, sostenendola nel dichiarare che il bambino, seppur piccolissimo, non è un esserino passivo, un vaso vuoto da colmare, ma il bambino è competente. Il fanciullo è a tutti gli effetti una persona in miniatura, con potenzialità che possono sbocciare come in un rigoglioso giardino, se adeguatamente stimolato, stimato, compreso. 

Sin dai primi vaggiti il neonato ha necessità di colmare innanzitutto i bisogni di mancanza: fisiologici, di sicurezza, di appartenenza  ed amore, di stima (Teoria Maslow), ma va adeguatamente stimolato e seguito, affinchè le cure siano rivolte non solo al suo corpicino, ma anche al suo potenziale cognitivo. Nel primo triennio di vita si assiste ad un'elevata produzione di connessioni neuronali, dopo di che le connessioni meno attivate decadono: questa è un'ottima ragione per dedicare molte attenzioni a questo periodo della  vita del bambino, proponendo attività ludiche adeguate, in modo da potenziare abilità che saranno utili nei periodi successivi della propria esistenza (es. attitudine all'ascolto, implementare i tempi d'attenzione, la coordinazione mano occhio, la relazione causa effetto, etc..)

Lo strumento educativo d'eccellenza nella primissima infanzia è il gioco. Il neonato gioca con ogni cosa: esplora le manine, scopre i piedi, manipola e ciuccia il lenzuolino della culla, si lascia catturare dalla voce della mamma, gioca con la propria voce emettendo lallazioni.

In generale il gioco  stimola lo sviluppo degli aspetti emotivi, di abilità fisiche, cognitive e sociali. Importante è la figura dell'adulto mediatore, che accompagna il piccolo nel processo di scoperta, conoscenza, in maniera maieutica e non intrusiva.

Tutto questo talvolta non è semplice per un neo genitore, impegnato nella scoperta del proprio bambino, nella soddisfazione dei bisogni primari e nella riscoperta di se stesso nel nuovo ruolo. Troppo spesso le figure di riferimento che ruotano intorno  a genitori (come le ostetriche, i pediatri), sono comprensibilmente impegnate nell'orientare la neo-mamma ed il neo-papà nella cura del bimbo intesa come allattamento e pratiche d'igiene, che dimenticano di sostenere il genitore nel ruolo di mediatore tra l'ambiente  ed il bambino, non illustrando l'importanza di pratiche quali la lettura condivisa o dimenticando di suggerire attività adeguate a potenziare abilità emergenti.

Se questo può non essere un problema, quando si parla  di bambini normodotati, diventa invece una deprivazione importante, quando si è genitori di bambini con deficit cognitivi, perchè manca un'adeguata stimolazione in un'età d'oro!

Fortunatamente i libri sono spesso dei preziosi compagni di viaggio; in questo caso trovo preziosa e consiglio la consultazione del testo: "Giocando s'impara. Sviluppa le potenzialità del tuo bambino con creatività" di Miriam Stoppard (Mondadori).

E' una pubblicazione sicuramente datata (2005), che spero sia ancora reperibile presso le librerie o nelle biblioteche. La trovo utile, perchè aiuta il neo-genitore nella comprensione del bambino nel suo primo anno di vita, facendo mese per mese il focus sulle potenziali abilità emergenti, in maniera da suggerire al genitore semplicissime, economiche e divertenti proposte di attività da fare con il proprio cucciolo. Per ogni proposta vengono illustrate le capacità che essa stimola. 

Per esempio: 

- sapevate che proporre libricini al neonato sin dal primo mese (libricino morbido, in panno, con immagini grandi e dai colori vivaci), mediando con la vostra voce, stimola: la vista, la capacità d'osservazione, la concentrazione, la concettualizzazione, la memoria, il linguaggio, la cognizione, la socievolezza, la partecipazione e progressivamente la destrezza manuale?

-vi è noto che il famoso gioco del "Bubu-settete", sottende due important concetti? 1.Il bambino anche se non riesce a vedere un oggetto, perchè nascosto al suo campo visivo, questo esiste realmente. 2.Imparare a prevedere cosa avviene dopo. Questo semplice gioco quindi  stimola: il concetto di permanenza delle costanti, la memoria, la capacità di previsione, la fiducia, il concetto di assenza, la concentrazione e l'osservazione.

Buon divertimanto!

Palestrina: stimola coordinazione mano-occhio, attenzione, relazione causa effetto, vista, udito, tatto (Giulia Sassi, Copyright: Nadia Scarnecchia@)


domenica 25 maggio 2014

Umberto Galimberti: la nostra società ad alto tasso di psicopatia non è adatta a fare figli.




Quando circa vent'anni fa decisi di iscrivermi alla facoltà di Scienze dell'educazione, lo feci perchè in maniera più o meno conscia mi rendevo conto di quanto l'educazione fosse potente e come questa potesse incidere sul benessere di un individuo e determinasse la salute di una società. 

L'educazione, quella vera (dal latino ex ducere), tira fuori da ciascun individuo il proprio potenziale migliore, perchè possa offrirlo alla società a cui partecipa, rendendo gli uomini liberi, innanzitutto da sè stessi. 

L'atto dell'educare è carico di responsabilità: nei confronti della la persona che si educa e nei riguardi della società in cui sarà attore.

Il frutto di una buona educazione è potenzialmente un individuo che non ha comportamenti disadattivi nei riguardi di sè stesso e del prossimo, sebbene oggi più di prima l'individuo debba agire per coscienza (di Sè, dell'Altro e delle conseguenze) e non per timore di un potere espresso da diverse forme. 

L'Educazione vera non è soggetta a mode, tendenze, decaloghi falsamente rassicuranti, è molto di più del domandarsi per quanto allatto al seno o se abbia senso mettere mio figlio nel lettone. E' il frutto del sodalizio tra emozione e cognizione, quindi non può essere immanente, ma è necessariamente trascendente.

Navigando nel web, un po' di tempo fa, ho trovato quest'interessante articolo (datato 6/09/2011): http://wisesociety.it/incontri/umberto-galimberti-la-nostra-societa-ad-alto-tasso-di-psicopatia-non-e-adatta-a-fare-figli/ in cui viene esposto il pensiero del Prof. Umberto Galimberti.

"Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono accuditi e ascoltati nel modo giusto rischiano di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento. A lanciare l'allarme è il professore di Filosofia della Storia all'Università Ca'Foscari di Venezia. Che aggiunge: per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore." (Cit. da Wise Society, People for the future)

La nostra società potrebbe rappresentare una minaccia per l'adeguato sviluppo emotivo delle nuova generazioni, non favorendo lo  sviluppo di mappe emotive, rimanendo legati alla dimensione istintuale. 

"Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare. (...) Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé." (U. Galimberti)

Invito ad un'attenta lettura e ad una riflessione onesta, critica ed auto critica circa quanto esposto dal professor Galimberti.

venerdì 2 maggio 2014

Così il bebè scopre il libro..

 
Da: http://www.natiperleggere.it/



"Il bambino si costruisce  un modello interno di se stesso in base a come ci si è preso cura di lui." J. Bowlby


Giorno per giorno i cuccioli d'uomo scoprono il mondo, guidati dalla mediazione della mamma, del papà e dei nonni. Veicolo di mediazione sono il tocco e la voce: potenti strumenti che la mamma ed il papà hanno a disposizione per favorire l'incontro tra il bebè ed i libri. 

Sebbene sia ormai noto che leggere ai bambini abbia importanti valenze per il potenziamento di abilità cognitive, linguistiche e favorisca il futuro apprendimento scolastico, non dobbiamo dimenticare che è la relazione l'aspetto importante che rende speciale il tempo dei libri.

Inizialmente i libri devono essere principalmente strumento di gioco e di piacere. Il cucciolo d'uomo, rannicchiatto tra le braccia di mamma o di papà, verrà incuriosito da libricini sfogliati insieme, mentre la voce adulta descrive e racconta.

I primi libri (proposti nei primi mesi di vita del bambino) devono essere piccini, facilmente manegiabili, in stoffa e materiali morbidi, caratterizzati da immagini semplici, essenziali, dai colori vivaci, senza parole o con pochissime parole. Il piccolo sarà incuriosito dalle forme, dai colori, dai materiali, ascolterà la voce che descrive assumendo toni differenti e l'adulto incoraggerà il piccolo a toccare ed esplorare i materiali.


L'Angolo dell'educatrice:

per avvicinare i piccoli al mondo dei libri sono molto interessanti le proposte editoriali di una casa editrice britannica: Usborne, specializzata in libri per bambini e ragazzi.

@ Interessanti ed apprezzati dai piccolissimi sono i morbidi libri in stoffa, come: "Amici animali."

@ Molto graziosi e da portare con sè quando si va ai giardinetti, a trovare la nonna o a fare la coda dal pediatra, sono i libri da passeggino, dotati di un anello di plastica da aggangiare al passeggino, come: "La fattoria."

@  Per i piccoli lettori che hanno acquisito maggiore padronanza dell'uso delle manine, rappresentano una divertente esperienza tattile i carezza libri, come: "Primi libri tattili. Animali."

Non dimenticate mai che il vero protagonista di questo momento dev'essere la relazione, il piacere reciproco della condivisione del tempo e dello spazio. Il messaggio che va trasmesso è l'Amore, tutti gli altri aspetti se pur pregevoli sono secondari.

Perchè proporre i libri ai bebè?
- per divertirsi insieme e condividere
- per stimolare la vista, l'osservazione, le capacità d'ascolto e attenzione
- per stimolare il tatto e la manualità
-per potenziare le abilità cognitive, il linguaggio, la memoria

E' importante la relazione ed il messaggio è l'Amore.

martedì 25 marzo 2014

Facciamo Cikibom?

Copertina del libro.
 "Conosco l'altro in quanto persona solo entrando in una relazione personale con esso. Diversamente, posso conoscerlo tramite osservazione o inferenza; solo come oggetto."
 J. Macmurray, Persons in relation.

Quando nasce un bambino il prendersi cura passa necessariamente attraverso momenti importanti quali l'allattamento e il cambio; queste routine sono sicuramente assorbenti per la frequenza con cui si ripetono nel corso della giornata, ma talvolta diventano totalizzanti e unici aspetti relazionali, perchè non sempre ostetiche e pediatri enunciano e spiegano l'importanza di altre pratiche di cura importanti per la relazione madre (padre)-bambino e per lo sviluppo di quest'ultimo, come la lettura condivisa e l'ascolto condiviso sin dai primi giorni del bambino e anche durante la vita in utero.

E'importante ricordare, che nel fanciullo da 0 a 3 anni si assiste al massimo della produzione neuronale e che il bambino ogni giorno cresce non solo grazie al nutrimento che riceve, ma anche attraverso gli stimoli offerti dall'ambiente esterno, ancora più preziosi se veicolati dall'affetto di mamma e papà.

E' per questa ragione che ho il piacere di presentarvi Cikibom: un libricino leggero e colorato, accompagnato da un CD, che ho avuto il piacere di sperimentare insieme alla mia piccola Giulia.
E' il frutto della collaborazione tra un pediatra neonatologo e un gruppo di musicisti legati al mondo dell'infanzia, realizzato in collaborazione con il Centro per la Salute del Bambino Onlus.

Cikibom è un libro speciale per bambini e genitori. Le pagine del libro descrivono il progetto, danno una giustificazione al cd e spiegano come fruirne: non solo la lettura, ma anche l'ascolto, il ritmo, la musica in linea con i Progetti Nati per Leggere e Nati per la Musica.

Già all'interno dell'utero il bambino è attivo ed ha competenze: è in grado di percepire i suoni provenienti dall'esterno, il ritmo del battito cardiaco e del respiro materno.

Percezione, ritmo, suono, ripetizione, sono le parole chiave di questo lavoro. Un cd musicale creato per un ascolto condiviso, fatto di suoni e silenzi provenienti da differenti aree geografiche. 

Musica e parole sono il filo conduttore del cd: non parole significato, ma parole sonore, che la mamma può ripetere, che il piccolo crescendo potrà imitare con la madre, mentre insieme si muovono a ritmo di musica, in un abbraccio che culla, fatto di ascolto condiviso e reciproco, d'intesa e sintonizzazione, di comunicazione.

Per saperne di più potete consultare il link: http://www.sinnos.org/cikibom/ 


...la cicogna è arrivata!


Cari Lettori,

è da un po' di tempo che non aggiorno il blog, ma la mia assenza è ben giustificata, infatti il  17 febbraio 2014, alle ore 7, 35 del mattino, dopo un lungo travaglio, presso l'ospedale S. Anna di Torino, è nata la mia piccola Giulia: 3,120 kg. e 49 cm. di tenerezza!

Condivido con Voi la Gioia e perchè no, anche la fatica, perchè spesso la Felicità va conquistata e coltivata giorno per giorno!!!

Un saluto...


mercoledì 12 febbraio 2014

UPPA (Un Pediatra Per Amico): "Talebani di casa nostra."

Dal web.
 
Come educatrice ed ora anche in veste di futura mamma di Giulia (dovrebbe nascere a ore o a giorni!), mi è spesso capitato di leggere e ascoltare le perplessità di alcuni genitori circa i vaccini (che talvolta vengono ritenuti un “complotto delle multinazionali”).

Sebbene il vaccino, come qualunque farmaco, possa innegabilmente essere causa d'effetti collaterali a volte irreversibili, per cultura ed esperienze familiari ho sempre pensato fosse una grande opportunità (la mia bisnonna morì di tetano, lasciando dolorosamente orfani la nonna ed i suoi fratelli). 

Per questa ragione ci tengo a riportare l'articolo diffuso da UPPA (Un Pediatra Per Amico), affinchè ognuno possa fare le proprie scelte consapevolmente, ricordandosi anche che interagendo nel sistema sociale, ogni nostro comportamento impatta inevitabilmente e condiziona anche quello degli altri membri della società.

"La Poliomielite non se la ricorda più nessuno; anche a me, che pure ho studiato negli anni ’60 del secolo scorso, non è mai stata insegnata. Ho solo un vago ricordo della paura dei miei genitori, quando ci fu un’epidemia negli anni ’50, poi ricordo di essere stato vaccinato; ogni tanto noto per strada un uomo o una donna (ormai anziani) che zoppica per gli esiti di questi malattia (si chiamava anche “paralisi infantile”); i morti sono stati dimenticati da un pezzo.
Eppure la Polio ancora esiste in alcuni paesi del mondo: uno di questi è l’Afganistan.
Non solo esiste, ma si è diffusa molto nei decenni passati, durante il governo dei talebani, che si erano opposti alla vaccinazione di massa, ritenendo che questa fosse una “diavoleria” e un “complotto delle multinazionali” (vi ricorda qualcosa questa teoria?).
Poi persino i talebani cedettero, la vaccinazione di massa riprese e i casi di poliomielite cominciarono a diminuire di nuovo.
È notizia dell' 11 febbraio, e apre l’home page del sito della BBC, la diagnosi di un caso di poliomielite a Kabul: si tratta di una bambina il cui padre lavora come taxista e attraversa spesso il confine con il Pakistan. Mentre i talebani afgani si sono convinti dell’utilità della vaccinazione e hanno smesso di ostacolarla, i loro confratelli pakistani continuano a fare propaganda contro i vaccini e perciò, dall’altra parte del confine, ci sono ancora moltissimi bambini non vaccinati. E da loro il contagio si diffonde.
Come è piccolo il Mondo!
Anche noi abbiamo i nostri talebani antivaccinali, anche se, per fortuna, non hanno molti seguaci. 
Immaginiamo però per un attimo cosa accadrebbe se anche da noi ci fossero centinaia di migliaia di bambini non vaccinati: il Mondo è piccolo e i confini si attraversano facilmente dappertutto e potremmo un domani registrare dei casi anche qui.
Abbiamo tanta paura di un po’ di febbre e ricorriamo all’ospedale per qualche bollicina o per il mal di orecchie: chissà cosa faremmo se dovessimo temere la “paralisi infantile”!
UPPA ha sempre avuto un atteggiamento equilibrato sulle vaccinazioni, abbiamo per esempio criticato l’allarmismo e l’inutile (e fallimentare) campagna di vaccinazioni contro l’influenza “aviaria” del 2009 e poi “suina” del 2010 (ricordate?), per questo qualcuno ci ha arruolato, a nostra insaputa, fra i nemici dei vaccini.
Be’, ci teniamo a precisarlo, non è così.

Vincenzo Calia"

 

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