sabato 27 ottobre 2018

Creatività d'autunno: l'uva.





G. ama molto creare, fare l'attività, come dice lei. Io sono ben felice di proporle spunti, sebbene confesso che per me come mamma sia meno semplice che come educatrice. 

Per quel che mi riguarda non credo dipenda dal rapporto di estrema confidenza o solo dal ruolo, ma dal contesto. In casa ci sono sempre mille cose da fare, che io non amo: il gatto fa i dispetti,suona il citofono, poi il telefono, la lavatrice finisce di lavare e ti accorgi che devi preparare la cena, sul più bello del lavoro. Inoltre difficilmente programmo il giorno e l'ora  dell'attività, perchè desidero che G. viva l'esperienza come un desiderio ed un bisogno e non come un dovere.


  

Dopo questa lunga premessa, come avrete facilmente intuito, l'attività creativa d'autunno riguarda l'uva, di cui io sono ghiotta e che qui in Piemonte è il nostro orgoglio!  

Con G. abbiamo osservato e descritto minuziosamente i grappoli, quindi ho preparato una struttura geometrica costituita da due figure che G. riconosce: rettangolo e triangolo, perchè abbiamo giocato con esse in diverse occasioni.

  


Con i tappi e le tempere lavabili blu e viola, G. ha stampato gli acini, cercando di orientarsi seguendo il perimetro del triangolo.




Il tralcio è stato realizzato con segmenti di spago da cucina incollati DENTRO il rettangolo. Questo è stato un esercizio di motricità fine e di rispetto dei bordi.
 


Quando la colla si è asciugata, con le tempere di colore marrone e verde G. ha pennellato l'interno del rettangolo, cercando stare dentro il perimetro del rettangolo,esercitandosi quindi a rispettare i BORDI. L'impugnatura è sicuramente migliorata, ma è ancora da consolidare, come noterete dalla foto.




 Dopo giorni, abbiamo approfittato di un sabato piovoso, per terminare il grappolo.
Il nastro per pacchi è servito per fare i viticci e sono state incollate le foglie che ho ritagliato dalla carta crespa verde.


Ora il grappolo terminato è in bella mostra in cameretta di G., sulla parete Atelier,personalizzata con i suoi lavoretti che si avvicendano.



martedì 16 ottobre 2018

Tecnologia e le sue conseguenze neurologiche.



Il professor Michael Merzenich, è professore emerito all'Università della California di San Francisco. E' stato tra i primi negli anni'60 a dimostrare con gli studi la plasticità neurale, ossia la capacità del cervello di modificarsi durante tutto l'arco dell'esistenza, in meglio o in peggio, a seconda di come lo si usa e degli stimoli che riceve.

Merzenich spiega che la tecnologia ci sta cambiando, sta modificando il nostro cervello. Troppo spesso affidiamo ai dispositivi tecnologici alcuni compiti che prima erano tipicamente umani, come la capacità di orientarsi in posti nuovi, trovare una strada creandosi punti di riferimento.

Stiamo deprivando il nostro cervello di compiti complessi, gli risparmiamo le sfide ed il cervello ha bisogno di sfide per essere in salute
. Ogni volta che affidiamo alla tecnologia una funzione umana, stiamo impoverendo la nostra vita e privando il cervello di una funzione.


L'uso del cellulare sta compromettendo negativamente la nostra capacità di attenzione, peggiorando le nostre prestazioni.

Per saperne di più vi invito a guardare la puntata di PresaDiretta, del 15/10/2018: Iperconessi

Da La Stampa: La tecnologia sta cambiando il nostro cervello?

domenica 30 settembre 2018

Nell'educazione un tesoro, verso lo Zerowaste.







Dopo una lunga pausa, finalmente riprende l'attività di "Nell'educazione un tesoro".

Si prosegue, affrontando un nuovo tema,a cui mi sto appassionando,legato all'educazione ambientale: lo ZeroWaste.

Cosa significa? Lo ZeroWaste è uno stile di vita a basso impatto, orientato a produrre ZeroRifiuti.

Premesso che è forse impossibile vivere una vita senza rifiuti, è invece possibile modificare il nostro stile di vita ed educare i nostri figli a scelte che rispettino l'ambiente. All'inizio sarà sicuramente più difficile modificare le abitudini, ma i vantaggi che questo comporta, sia in termini individuali (si risparmia denaro sapete?), sia collettivi, possono rappresentare una buona motivazione per consolidare nuove pratiche.


Come educatrice e mamma, sento il bisogno di provare a fare meglio di quanto abbia fatto sin ora e sarei felice di coinvolgervi nel mio cambiamento.

Se siete curiosi seguitemi su #instagram cercando "Nell'educazione un tesoro" o "Nadia Scarnecchia".

Per entrare meglio nel cuore dello ZeroWaste vi propongo il monologo di Lauren Singer, sperando che lo troviate interessante, buona visione!


 

Vi presento un libro: Pimpa va a Torino.

Lallo Bunny Junior e"Pimpa va a Torino".

Torino è la città in cui sono nata e cresciuta.

Mi piace molto e sebbene io abiti non troppo distante, a volte mi manca camminare per il centro storico, passeggiare per gli eleganti salotti verdi, sotto i portici del centro e ammirare i maestosi palazzi monumentali. Mi fa piacere che anche G. possa conoscerla ed apprezzarla.

Sicuramente la coinvolgerò in gite e visite museali, nel frattempo, per iniziare a scoprire la città sabauda e destare la curiosità, ci siamo fatte guidare dalla Pimpa, tra le pagine di un simpatico libretto: "Pimpa va a Torino".


 Il testo appartiene alla collana Città in gioco, edita da Franco Cosimo Panini, dedicata ai piccoli, per conoscerla tutta, vi invito a visitare: www.cittaingioco.it 

In copertina svetta la Mole Antonelliana e la mia G. ci tiene a farlo notare! Si comincia a conoscere Torino attraverso una mappa, quindi si possono seguire  tre percorsi:

_ a spasso per;
_   un incontro straordinario;
_ il ricordo dei nonni.

Il libro invita a passeggiare per monumenti, giocare, colorare, ci sono curiose leggende, il fumetto con Cavour e la ricetta 🍴 dei famosi biscotti Savoiardi.

mercoledì 26 settembre 2018

Non vorrei più vedere i bambini con lo smartphone in mano.

Meglio giochi, libri o la noia.




Avrei voluto non dover scrivere nulla in merito, ma sento il bisogno di esprimermi circa il binomio bambini e smartphone, perchè ho  visto cose che avrei preferito non vedere.

Come molti sanno sono un'educatrice e sono anche la mamma di G., quindi ho modo di frequentare molti bambini piccoli, provenienti dal nido e dalla scuola dell'infanzia.

Quando mia figlia esce da scuola solitamente l'accompagno un po' al parco giochi, per scaricare la tensione e giocare liberamente all'aperto. Lì troviamo altri coetanei; ebbene, mi è capitato di vedere treenni,quattrenni e non solo, che al parco invece di interagire tra loro, oppure dondolarsi su un'altalena, piuttosto che seguire una famigliola di necrofori (insetti rossi con macchioline nere), guardano insieme lo smartphone. Fatico a capire perchè in un contesto simile il genitore pensi di dare al figlio il cellulare, invece d'invitarlo a giocare, o se si rende conto che è troppo stanco aiutarlo a rilassarsi e riposare.

Dalla pediatra noi siamo solite attendere leggendo fiabe, storie, a volte porto anche due o tre libri. Questo spesso attrae altri piccoli pazienti, che spesso aspettano guardano annoiati il cellulare dell'accompagnatore. Questo mi fa riflettere!

Ieri tornando dalla scuola dell'infanzia una mamma spingeva due bimbi sul passeggino (ci sarebbe da discutere anche sui bimbi che non vengono invitati a camminare), la grande aveva circa tre anni e invece di relazionarsi con la genitrice, con la sorellina o godersi il paesaggio, guardava lo smartphone.

Comprendo che i genitori possano essere stanchi, ci sono giorni che giro a vuoto e mi sento un po' inconcludente, sebbene piena di doveri ed impegni, giorni in cui non posso chiedere aiuto a nessuno, perchè sono sola a fare e decidere e magari non sto neppure bene.

 E' da millenni che crescere i figli ed educarli, se fatto con cognizione è un lavoro a tutti gli effetti ed è faticoso, stancante, ma non è il cellulare la soluzione; è solo un palliativo, che col tempo si rivela controproducente.

Vediamo alcuni motivi per cui è inopportuno dare ai bambini il cellulare come consolazione e baby sitter:

- l'uomo è un animale sociale, ha bisogno d'interagire. Ancor di più il bimbo: si educa e si cresce solo nella relazione.

- il cellulare non permette la regolazione emotiva. Un bimbo ha diritto di provare rabbia, frustrazione, noia, di esprimerle (a volte molto male). Il lavoro di noi adulti è aiutarli a riconoscere le emozione e aiutarli ad esprimerle adeguatamente, senza che i piccoli si sentano sopraffatti da quello che provano o inadeguati, perchè lo provano. 
Per raggiungere questo non serve la tecnologia, ma l'adulto mediatore, che si sappia relazionare adeguatamente;

- i bambini hanno bisogno di muoversi ed esprimersi, con il cellulare in mano non possono farlo;

- si mangia per fame, per sopravvivenza, non perchè anestetizzati dalla puntata di Peppa Pig;

- si dorme perchè si ha sonno, perchè serve a crescere, perchè si riesce a lasciarsi andare. Quando i bimbi hanno avuto bisogno di essere aiutati in questo, per generazioni sono state efficaci ninna nanne, letture, narrazioni, ma serve la relazione, perchè questi strumenti siano efficaci.

Non demonizzo il tablet e i cellulari, ci sono valide app per i disturbi pervasivi, per la didattica, ma non si somministrano a tre anni e l'adulto mediatore deve esserci: non si lasciano i bambini in balia della tecnologia, perchè insieme a tanti vantaggi, nasconde anche insidie. 

Vi invito a leggere due link, per approfondire altri aspetti di questo tema:

1. da Uppa: Bambini e smartphone: mai prima dei tre anni.

2. da La Stampa: E' giusto dare smartphone o tablet ai bimbi?  

domenica 23 settembre 2018

Proposte d'Autunno.


  
 Amo proporre attività che possano aiutare i bambini nella comprensione del tempo e  dell'avvicendarsi delle stagioni.

Il tempo è una grande astrazione, pertanto non è semplice per i piccoli averne una rappresentazione. Solitamente i nostri fanciulli vivono nel presente e non è facile per loro orientarsi nel passato, nel futuro e coglierne le relazioni.

L'avvicendarsi delle stagioni, la loro ciclicità, offre l'occasione per avvicinare i più piccoli verso la sequenzialità del tempo.

Letture a tema, narrazioni, immagini, gite all'aperto e attività concrete, opportunamente mediate, aiutano i pargoli nella conoscenza delle peculiarità stagionali.

Ho proposto alla mia quattrenne due letture a tema, per aiutarla ad immaginare  cosa avviene in autunno nella natura e nella  vita quotidiana:
 
 🍇 "Le avventure del Signor Acqua", Agostino Traini, ed. Il Battello a Vapore cap. "Le stagioni fanno il girotondo" 





🍎 "Mamma Oca insegna le Stagioni", T.Wolf, Autunno, Dami Editore


 
Alla lettura è seguita un'attività creativa a tema, per trasformare la lettura in esperienza concreta: colorare il bosco con i colori caldi dell'autunno.

Per fare questo abbiamo usato tempere lavabili @crayola e i bastoncini cotonati, in modo da esercitare la motricità fine delle dita e la coordinazione oculo-manuale, abilità necessarie per sviluppare abilità grafo-motorie.







Molto presto organizzeremo passeggiate immersi nella natura in modo da vivere la stagione, osservandone colori, frutti, odori, suoni.

Non dimentichiamo di portare in tavola frutta e verdura di stagione in modo da rispettare la stagionalità dei prodotti, per sperimentare i sapori autentici dell'autunno, magari cucinando insieme una torta di pere o una vellutata di zucca.

venerdì 15 giugno 2018

L'intelligenza come Status, mai come sentenza.

Le mani, strumento dell'intelligenza. (Le manine di mia figlia)


" Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza". Dante Alighieri

Leggendo le notizie dell'Ansa, sono rimasta colpita da un aricolo, in cui si informa che recenti ricerche hanno osservato nell'ultimo secolo, un progressivo abbassamento del Quoziente Intellettivo, generazione dopo generazione: "Figli meno intelligenti dei papà, scendono i punteggi del QI."

Vorrei dirvi poche parole, piene di Speranza, che però sottendono molto impegno da parte delle famiglie innanzi tutto e delle agenzie educative.
 
L'intelligenza e la sua misura (QI), sono uno Status, quindi modificabili.

L'intelligenza è frutto dell'interazione tra la genetica e l'ambiente. I fattori ambientali, intesi come stimoli, aspetti socio - culturali, stile di vita, alimentazione, esperienze, hanno un ruolo assolutamente NON trascurabile sull'espressione dei geni.

 Quindi coltivate l'intelligenza dei vostri figli come un prezioso patrimonio, per la loro vita e per la società.
Questo non significa che dovranno essere tutti vincenti, eccellenti, rampanti, come si vuol far credere, ma capaci di adattarsi alle condizioni ambientali, resilienti, empatici, Umani e che possano loro stessi considerare la loro intelligenza un valore. 

Piccole pillole di pedagogia:

- tablet e cellulari, non sono un giocattolo per bambini, il bambino rimane passivo davanti allo schermo e non si attiva;
- leggete insieme;
- lasciateli annoiare, la noia serve per scoprire  se stessi e rilassarsi;
- fateli giocare con materiale destrutturato: giochi con costruzioni in legno, legnetti, foglie, materiali poveri;
- permettete ai vostri figli di fare esperienze a contatto con la natura;
- stimolateli a pensare: se cadono perchè non guardano dove mettono i piedi, invece di sgridarli perchè hanno la testa tra le nuvole, chiedete loro come avrebbero potuto evitare la caduta;
- stimolateli ad osservare le reazioni causa - effetto;
- non ultimo, date loro compiti e responsabilità commisurate all'età: non serviteli!






domenica 15 aprile 2018

Coloritura Facilitata.




Mi piace molto proporre a mia figlia (4 anni compiuti da poco) delle attività. Pare si diverta e a volte è lei stessa a chiedermi con impazienza di farle fare qualcosa. Ammetto che per me è una gioia, perchè essendo una mia passione, mi sembra di trasmetterle qualche cosa di me, una sorta di eredità non materiale che le rimarrà.


Per divertimento ho deciso di far sperimentare a G. la coloritura facilitata, solitamente è una strategia che si usa con bimbi che hanno difficoltà nel colorare con precisione e nel rispettare i bordi.

Per chi non conoscesse la tecnica è molto semplice: si traccia il disegno col pennarello, quindi i bordi della figura vengono ripassati con colla vinilica ed una volta asciutti saranno in rilievo, creando un bell'effetto che a me ricorda  la gelatina. 





Prima d'iniziare a colorare ho chiesto a G. di nominare le parti del Calimero e di passare il dito indice della mano con cui colora (la destra) sui contorni in rilievo.


Mi sono resa conto che, impugnatura a parte, come spesso accade bisogna stimolare il controllo dell'impulsività e il bisogno di precisione ed accuratezza nel colorare "pianino, pianino, vicino, vicino". 

Per questa ragione ho successivamente preparato modelli costituiti da parti di dimensioni più piccole.  



Giulia ha colorato con molto impegno ed era molto assorta.
 
Ne ho preparati un po', così nei lunghi e solitari pomeriggi piovosi, è una delle cose che Giulia può scegliere di fare autonomamente per passare il tempo.









venerdì 9 febbraio 2018

L'importanza di preparare una torta con i bambini.



Giulia mescola con la frusta.

Inforniamo.

La torta di Lallo.


Preparare una torta con i bambini è un'attività veramente alla portata di tutti, un momento di gioia che unisce grandi e piccini.

Perché fare una torta con i bambini? 

La relazione: donare il tempo è un dono d'amore ed è un atto di cura.
Nel fare qualcosa insieme si crea la reciprocità necessaria per un'azione educativa efficace. 


La sfera emotiva: il bambino a cui il genitore dedica tempo di qualità si sente amato.
Creare con le proprie mani una cosa buona condiziona positivamente l'autostima, stimola le autonomie e con una buona mediazione crea il senso di competenza (il bambino sa fare e sente di saper fare).

Aspetti cognitivi: in un certo senso fare la torta è come svolgere un compito, ma un compito bello e buono, con una gustosa motivazione intrinseca.

Insieme si leggono gli ingredienti. Una volta letti gli ingredienti bisogna disporli sul tavolo e verificare di avere tutto. Quindi si conta, si confronta, si struttura.
Verificato di avere tutto, si legge il procedimento (le istruzioni! ). Si preparano gli utensili necessari, si pianifica, si allena la memoria procedurale, la successione temporale e la capacità di problem solving.

Lavorare con le mani, allena la motricitá fine: aprire i barattoli, mescolare.
Si allena la coordinazione mano occhio nel travasare.

I bimbi più grandi sperimenteranno concretamente le unità di misura e la loro importanza nella vita pratica: se si sbaglia, la torta non riesce bene, quindi bisogna essere molto precisi con kg, etto, litri, etc...

È un'occasione per fare scienze: mia figlia mi chiedeva, perché dovessimo mettere sempre il lievito. Potete quindi formulare ipotesi, invece di fornire risposte: "osserva bene cosa avviene alla torta nel forno? Cambia l'aspetto e in che modo? Secondo te perchè cresce? Se non avessimo messo il lievito cosa sarebbe accaduto? Magari la prossima volta prepariamo un dolce senza lievito, così possiamo verificare se ci sono differenze".

Il vostro modo di porvi (la distanza e l'intensità della mediazione) cambierà in base al bambino, alle sue risposte,all'età.

Dopo aver scritto tutto questo, vorrei precisare che preparare una torta è una delle possibili attività da fare insieme per rinforzare la relazione e conseguire gli obiettivi sopra citati, ma se non amate cucinare o  vostro figlio non ama i dolci, non rammaricatevi, troverete sicuramente altre occasioni. 

Si impara se ci si diverte, dev'essere una bella opportunità per tutti, non un obbligo!

giovedì 23 novembre 2017

"Cortocircuiti emozionali." Spiegati dalla dottoressa Daniela Lucangeli



Condivido questo meraviglioso video, in cui la Professoressa Daniela Lucangeli, spiega i cortocircuiti emozionali, perchè nel mio piccolo credo profondamente nella "scienza servizievole".

Sin da bambina ho sempre amato imparare, ogni nuovo apprendimento mi pareva la conquista di una ricchezza, un tesoro, ma l'ansia, la paura  per me son sempre state in agguato e quindi fino al giorno della tesi (e ne porto i segni ancora ora), ho sempre studiato con la paura di sbagliare, col timore di non essere all'altezza e le mie emozioni mi hanno spesso portato verso l'evitamento o la fuga dal compito.

Proprio per questa ragione invito tutti gli educatori (che siano professionisti del settore o genitori, nonni) ad ascoltare quanto ci insegnano le neuroscienze e l'epigenetica e a sforzarsi di comprendere quanto sia importante trasmettere emozioni positive al bambino che apprende, insegnare a non temere l'errore, ma a considerarlo un punto di partenza per fare meglio e non un metro di giudizio del proprio valore personale: i bambini hanno il diritto di sbagliare.



venerdì 31 marzo 2017

Ancora compiti...

Immagine: Susana Parada.


Premetto che non sono mai stata contro i compiti a casa, che penso che una piccola quantità di compiti permetta allo studente di consolidare gli apprendimenti, d'imparare a gestire le responsabilità ed il lavoro in autonomia. Detto questo i compiti andrebbero assegnati con criterio.

Essendo un'educatrice che segue nel pomeriggio i bambini durante lo svolgimento dei compiti o in percorsi di potenziamento cognitivo, mi son resa conto che quando i compiti sono troppi, perdono di significato. Il bambino non presta attenzione al processo, aumenta notevolmente l'impulsività, l'obiettivo non è più apprendere, ma "smaltire i compiti", a discapito del loro valore! In più alcuni bimbi, con situazioni di confine con disturbi dell'apprendimento (quindi con difficoltà di controllo dell'impulsività, con un orientamento spaziale carente, con difficoltà nella memoria procedurale, etc.), con troppi compiti vanno letteralmente in confusione, con un crollo delle prestazioni, che non serve ad apprendere, ma che danneggia l'autostima ed il senso di competenza.

Per questa ragione vorrei proporre a tutti voi: educatori, genitori, nonni, docenti, la lettura dell'articolo che segue. "Sono tutti utili questi compiti a casa? I bambini non hanno più tempo per crescere.", tratto da OggiScuola.it

L'argomento compiti è molto dibattuto, purtroppo troppo spesso su questo tema genitori e docenti si scontrano, senza incontro. Troppo spesso si cerca sbrigativamente di attribuire colpe, dando libero sfogo a luoghi comuni come "i genitori non hanno voglia di fare sacrifici" oppure "i docenti sono impreparati, non sanno organizzare il lavoro in classe" o peggio "Ai miei tempi...". In alcuni casi queste affermazioni potrebbero essere vere, ma come tutte le generalizzazioni, sono pericolose.


A mio avviso è importante capire che i docenti hanno da seguire le disposizioni ministeriali, che le realtà scolastiche sono sempre più complesse, perchè rispecchiano la società complessa in cui viviamo (bimbi immigrati provenienti da culture diverse, studenti con disabilità, situazioni familiari complesse). Anche i docenti dovrebbero comprendere che le famiglie sono cambiate, i genitori spesso non hanno il tempo che vorrebbero, non per scelta, ma perchè sono costretti a ritmi esasperati da un mondo del lavoro richiedente, precario, competitivo, esasperante.

Quello che vorrei dire è: cambiamo la società, cominciando dalla scuola, grazie all'opportunità di crescita che il confronto costante con i nostri figli o educandi ci offre. Non alziamo muri, costruiamo ponti. Siamo tutti in difficoltà davanti a questa società che cambia, che corre, che non è più a misura d'uomo. 

Cominciamo ad ascoltarci di più e a provare a fidarci l'uno dell'altro, a non generalizzare, per costruire un'alleanza che possa servire ai nostri figli per crescere e costruire un mondo migliore di quello che sta creando disagi a tutti noi: genitori e docenti!

Creatività d'autunno: l'uva.

  G. ama molto creare, fare l'attività, come dice lei. Io sono ben felice di proporle spunti, sebbene confesso che per m...