venerdì 29 ottobre 2010

Formazione al metodo "Bright Start" di Haywood a Torino.

Nel mese di novembre di quest’anno il CIRDA di Torino,ripropone la formazione al metodo “Bright Start” di Carl Haywood organizzato con la formula di due livelli di 24 ore ciascuno. Il metodo “Bright Start” si propone di offrire ai bambini un percorso di educazione al pensiero logico, complementare alla didattica ...curricolare e una formazione che arricchisce gli insegnanti di competenze cognitive e metacognitive, e potenzia nei bambini i requisiti di base per un più efficace apprendimento. Il corso di primo livello prevede il seguente calendario: 11, 18, 25 novembre – 2 e 9 dicembre – 13, 20, 27 gennaio 2011 dalle ore 15 alle ore 18 . Il secondo livello prevede il seguente calendario: 17 e 24 febbraio 2011 – 3, 10, 17, 24, 31 marzo – 7 aprile dalle 15 alle 18. L'iscrizione si effettua telefonando al Cirda (011 6703131 begin_of_the_skype_highlighting              011 6703131     ) o inviando un fax (011 6703136). Verranno accolte le iscrizioni in ordine di arrivo, fino al raggiungimento di 30 partecipanti.

Si ringrazia Nicoletta Costa per l'illustrazione.

Il programma "Bright Start" di Carl Haywood.

 
Ci sono bambini per cui la scuola non è solo un luogo di apprendimento e di socializzazione, ma è destinato ad essere il posto dove troppo spesso si scontrano con l'insuccesso, con la frustrazione che ne consegue e che mina fortemente l'immagine di Sè che costruiscono durante il percorso evolutivo.
Sono giovani studenti che pur conservando un potenziale intellettivo intatto hanno difficoltà di autoregolazione e di controllo dell'impulsività,  faticano a generalizzare gli apprendimenti, a cogliere  relazioni, usano il linguaggio per comunicare, ma non in maniera adeguatamente strutturata, hanno difficoltà nel realizzare che il pensiero viene elaborato nella loro mente, spesso attribuiscono la ragione del loro insuccesso a fattori esterni.
Queste difficoltà spesso sono evidenziabili sin dalla scuola materna, quindi è importante l'intervento precoce.
Ancor prima del successo è importante che il bambino maturi la consapevolezza di sè stesso come essere pensante, quindi è decisivo il ruolo della metacognizione: saper riflettere sui propri processi di pensiero. Già all'età di 4 - 5 anni un bimbo può rendersi conto che sta ricordando, che alcune cose fatica a riportarle alla memoria, si  può interrogare sul come iniziare un'attività, rendersi conto di aver commesso un errore.
L'insegnante mediatore in questo ambito si rivela  necessario: per aiutare il bimbo a ragionare sui propri processi  di pensiero, per insegnare a generalizzare gli apprendimenti, per simolare l'autoregolazione.
Per i bimbi della scuola dell'infanzia e delle prime classi elementari, è molto utile il  programma metacognitivo  Bright Start di Carl Haywood, di matrice neopiagettiana, influenzato dalla teroria di Vygostki circa l'area di sviluppo prossimale.
L'insegnante mediatore "entra nel gruppo" dei bimbi, non come docente che apporta contenuti, ma come colui  che si interpone tra il soggetto e gli stimoli esterni, per potenziarne le abilità cognitive  di base.

mercoledì 27 ottobre 2010

Lello il pipistrello.

Augurando a tutti i bambini un sereno Halloween.....
Lello il pipistrello
non è per niente bello,
vola in alto nella notte
ha un radar per le rotte.

Volando tra i rossi tetti
spia la gente che è nei letti,
sbatte l' ali rapidamente,
fugge via velocemente.

Ogni notte a lavorare
per trovare da mangiare,
così cerca una falena
che per Lello è la cena.

Lui non ha molti amici
gli dan la caccia pur i mici,
alla civetta lui non piace:
lo vede, si volta e tace.

I bambini son spaventati,
per lo più mal informati:
le leggende dei castelli
dicon vampiri i pipistrelli.

Una notte col temporale
fa un incontro eccezionale,
riparandosi sotto un ramo,
dei fratelli sente il richiamo.

Tutti neri come lui,
prediligon i luoghi bui.
Ore Lello non è più solo:
la famiglia vale più dell'oro!

Nadia Scarnecchia

venerdì 22 ottobre 2010

La vetrina della mente....a Torino.




ARRCAonlus e Sistema Multiproposta

Sono lieti di invitarvi agli incontri di formazione
che si terranno nello

SPAZIO DI ORIENTAMENTO E SVILUPPO METACOGNITIVO
Scuola dell’Infanzia di corso Ciriè
Via Pesaro, 4 - Torino
Ore 10:00 / 12:00

Sabato 23 Ottobre ’10 ore 10:00/12:00 :
“I criteri di Mediazione”secondo la pedagogia di R. Feuerstein
a cura di Luisa Fernanda Guevara;

Sabato 6 Novembre ’10 ore 10:00/12:00:
“il Metodo Analogico-Intuitivo”
l’approccio alla Matematica secondo Camillo Bortolato
a cura di Rossana Alessandria;

Sabato 20 Novembre ’10 ore 10:00/12:00:
“Introduzione al Sistema Operativo LINUX”
installazione e programmi per computer
a cura di Luca Usseglio Mattiet.

A partire da Febbraio 2011, propongono:
“Quali sono i bisogni dei bambini”
“L’Autismo”
“La valutazione”
“L’impatto Bambino-scuola”
“Le operazioni mentali”

Gli incontri sono rivolti a tutti quelli che sono interessati alle problematiche
dell’apprendimento e dello sviluppo cognitivo: docenti, genitori, psicologi,
neuropsichiatri, logopedisti, insegnanti di sostegno, educatori, formatori.
Partecipazione gratuita

Inoltre, ogni Giovedì dalle ore 14:30 alle ore 16:30 è attivo lo
Sportello d’Ascolto Genitori-Insegnanti
d.ssa Andreina Merlo Pich 3336381407

lunedì 18 ottobre 2010

Intelligenti si nasce o si diventa?


La scala, per essere chiari, non permette la misura di un'intelligenza, perchè le qualità intellettuali non sono sovrapponibili, perciò non è possibile misurarla come fosse una superfice lineare (Alfred Binet)

"Intelligenti si nasce o si diventa?" non è una semplice domanda, ma è il nucleo di una polemica che nel 1972 ha raggiunto i massimi livelli, ha varcato l'oceano ed è giunta in Italia dando il titolo ad un volume in cui Eysenck e Kamin sostengono ed argomentano le rispettive posizioni sull'intelligenza. Eysenk, proclama l'estrema importanza dei fattori genetici, e Kamin, sostenitore dell'importanza dei fattori ambientali per lo sviluppo dell'intelligenza umana, divengono i portavoce del dibattito tra innatisiti e ambientalisti.
Gli innatisti considerano l'intelligenza come un insieme di abilità innate, che determinano lo sviluppo cognitivo del soggetto e rimangono immutate per tutta la vita; per i sostenitori di quest'approccio l'ambiente ha pochi effetti sullo sviluppo dell'intelligenza, questa teoria è anche nota come determinismo genetico e chiude le porte a tutti i tentativi e le speranze riposte nell'intervento educativo.
Totalmente divergente è l'approccio ambientalista, secondo il quale "l'intelligenza è un potenziale dinamico in continua evoluzione, che si modifica sotto l'influsso degli stimoli provenienti dall'ambiente, dunque anche e soprattutto per effetto di quel processo che chiamiamo educazione" (S. Damnotti, 1993, "come si può insegnare l'intelligenza, Giunti). L'intelligenza, riprendendo la metafora usata dalla filosofia greca classica, è come una tavoletta  di cera che si plasma per via del condizionamento degli stimoli provenienti dall'ambiente.
Jean Piaget definiva l'intelligenza una struttura dinamica che si modifica e potenzia, permettendo all'uomo di adattarsi all'ambiente o di adattare quest'ultimo alle sue esigenze. L'approccio ambientalista è quello adottato attualmente dagli studiosi e dai ricercatori, è il punto di vista che permette di spesare e dà significato all'intervento educativo, che lascia spazio all'ottimismo.
L'idea, ormai superata, di una struttura cerebrale statica,  predeterminata geneticamente ed immodificabile, è stata condizionata dalle affermazioni di Ramon Y Cajal, insigne neurobiologo, che nel 1914 sentenziava che terminato terminato lo sviluppo, gli assioni e i dedentriti essiccavano, quindi nell'adulto le vie nervose potevano solo morire, ma nulla si sarebbe rigenerato.
Oggi la scienza ha ben altre certezze: la mente umana è plastica e la struttura cognitiva è modificabile per qualunque individuo, a prescindere dalla patologia o dall'entità del danno, questo è possibile per l'intero arco della vita. Proprio in questa direzione vanno le ricerche del premio Nobel Rita Levi Montalcini, per la quale la scoperta del N.F.G. (Nerve Growth Factor) è la prova che "il sistema nervoso in via di sviluppo è modulato nella sua struttura e funzione da fattori...(che) evidenziano l'enorme plasticità del sistema." (R. L. Montalcini, "L'elogio dell'imperfezione, 1997, Garzanti, Milano)
Un'ulteriore testimonianza della plasticità cerebrale è fornita dagli studi di Pier Giorgio Strata, ricercatore del dipartimento di anatomia e fisiologia umana dell'Università di Torino, ha compiuto sull'invecchiamento del cervello. Il professor Strata ammette che a partire dai 25-30 anni d'età il corpo umano inizia un lento declino, che condiziona inevitabilmente alcuni apprendimenti ed i tempi di reazione, infatti proprio da quest'età ogni giorno muoiono 100000 neuroni, si ha una riduzione della chimica cerebrale e diminuiscono le ramificazioni dei dentriti. Nonostante questi dati, la situazione non è affatto drammaticia, infatti lo stesso Strata sostiene che "nelle reti neuronali fenomeni costruttivi e progressivi si accompagnano a fenomeni distruttivi e regressivi. Questo è ciò che noi definiamo plasticità." Quindi anche se i neuroni diminuiscono quantitativamente, quelli superstiti si riproducono e creano nuove ramificazioni, soprattutto se adeguatamente stimolati.
Nel 1985 Purves ed Hadley della Washington University di St. Luis terminano le ricerche compiute su cavie e primati, concludendo cche i neuroni adeguatamente sollecitati dagli stimoli ambientali, modificano continuamente i propri collegamenti e la struttura del cervello. Questa scoperta è rivoluzionaria per coloro che hanno deficit cognitivi o sono stati danneggiati da traumi cerebrali.
Le conoscenze fin ora acquisite sulla plasticità delle strutture mentali, ricevono un'ulteriore conferma e nuovo slancio dalle ricerche compiute dal premio Nobel Eric R. Kandel. Lo scienziato austriaco ha saputo collegare mente e corpo, intraprendendo interessanti studi sulla biologia della mente, scoprendo che"l'apprendimento dipende da modificazioni nell'efficacia  sinaptica. Una variazione transitoria nell'efficacia delle connessioni sinaptiche genera la memoria a breve termine, mentre dallo sviluppo di nuove connessioni sinaptiche dipende la memoria a lungo termine". E. Kandel, adotta un approccio riduzionista radicale", ha compiuto importanti studi osservando il comportamento dell'Aplysia californiana (una lumaca di mare somigliante ad una melanzana), che ha un sistema nervoso relativamente  semplice, osservando come i comportamenti degli animali (quindi anche quelli umani), possono essere modificati dall'esperienza. Gli studi compiuti sull'Aplysia hanno dimostrato che l'apprendimento modifica persistentemente il funzionamento delle  sinapsi stimolate, creando nuove strutture neuronali, attivando nuovi circuiti.
Queste ricerche dimostrano che il cervello uumano è in continua trasformazione per tutta la vita dell'individuo. Ciò che il soggetto è viene innegabilmente determinato dal patrimonio genetico contenuto nel D.N.A., ma è altresì condizionato dall'ambiente socio-culturale in cui il soggetto interagisce, dalle stimolazioni e dalla qualità dell'insegnamento che riceve. Studi al microscopio testimoniano che nel cervello del neonato, dalla nascita sino all'età di un anno, avviene un importante incremento delle ramificazioni neuronali. a tre anni l'aumento quantitativo dei neuroni è compiuto e le  cellule cessano di riprodursi; a quest'età il bimbo ha più connessioni di quelle che userà nella vita ed è proprio in questo memento che il ruolo di un mediatore  diviene determinante per creare intorno al bambino un ambiente ricco  di stimoli, affinchè si crei un maggior numero di connessioni sinaptiche. La ripetizione degli stimoli rende le connessioni permanenti, mentre quelle inutilizzate decadono.

martedì 12 ottobre 2010

Sol Fa Mi.



Sol Fa Mi” è un pifferaio
che va in giro tutto gaio.
Lui di certo non s'annoia,
suona note e porta gioia.

Quando suona “Sol Fa Mi”
cantan gli uccelli: “do re mi”.
Mentre gonfia le sue gote
danzan i prati alle sue note.

Il pifferaio soffia gioioso
e il tempo non è noioso!
Echeggian le note per la via,
e la tristezza fugge via!

Nadia Scarnecchia

lunedì 11 ottobre 2010

La Pedagogia dei Genitori.


"...Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo." Mahatma Gandhi

Quando in una famiglia è presente un bambino portatore di disabilità, i genitori devono coordinare la loro routine e vita familiare, convivendo con la presenza di altre figure, che operano cercando di perseguire il benessere del loro bambino.
Questa convivenza non è sempre semplice, talvolta i genitori si sentono relegati al margine, come non fossero proprio loro in prima persona a conoscere il figlio in una quotidianità colorata da mille sfumature, nel corso della quale il loro bambino mostra tutte le sue difficoltà, ma  nella quale è prima di tutto bambino e figlio.
Proprio dalla consapevolezza che il genitore foriero della propria "genitorialità" è una grande risorsa per il proprio pargolo, nasce e prende forma la Pedagogia dei Genitori.
J.S.Bruner,  uno dei più grandi psicopedagogisti del nostro tempo,  supera il modello di Skinner secondo il quale ad ogni stimolo corrisponde una risposta, perfeziona il modello di Piaget, che tra lo stimolo e la risposta introduce il soggetto con le sue peculiarità ed esperienze. E' proprio Bruner che sostiene l'importanza dell'adulto come mediatore e quale filtro migliore potrebbe esserci tra il bimbo ed il mondo se non il genitore?
Maturata questa consapevolezza, la genitorialità acquista una nova luce, non è più semplice cura del figlio, ma la famiglia del bambino con disabilità diventa risorsa anche per la comunità, perchè può condividere e narrare le proprie esperienze.
L'atto narrativo sposta il centro dell'attenzione su un novo tema: l'ascolto. Genitori che diventano formatori di educatori, personale docente o  sanitario, che deve saper ascoltare. Non un semplice udire, non sentire e poi dimenticare, ma ascoltare: cioè porgere attenzione a quanto viene detto, per comprendere, per saper vedere il bambino in una luce diversa. Non solo il soggetto portatore della disabilità, ma la persona.
Le narrazioni dei genitori sono racconti di vita di chi ogni giorno, in un continuum esistenziale, sente la  responsabilità del benessere del bambino, parole di chi percepisce il proprio figlio come "l'unico al mondo", parole che contengono la speranza di chi guarda verso il futuro con timore, ma anche con l'aspettativa fiduciosa che il futuro consenta dei progressi, nuove acquisizioni. Sono racconti che contengono la quotidianità, fatta di sorrisi, di carezze, di presenza.
In questo gioco di ruoli, in cui i terapisti diventano momentaneamente alunni e i genitori docenti, c'è tutta l'importanza della condivisione e della cooperazione, che consente di lavorare con coscienza.

mercoledì 6 ottobre 2010

La mente nasce dalle emozioni (cure materne e sviluppo mentale).


“La grandezza ed il vigore delle ali dipendono dalla profondità e dalla robustezza delle radici”, proverbio algerino.

Quando si parla di mente si entra in un territorio in cui si incontrano biologia, psicologia, neuroscienze e filosofia. Gerald Edelman neurobiologo e premio Nobel per l'immunologia, parla di mente come una speciale organizzazione della materia da cui essa è costituita, che dà vita a processi particolari. C'è pertanto una relazione tra l'organizzazione ed il processo.
Nei suoi studi Edelman dimostra come la strutturazione cerebrale non sia determinata unicamente dalla genetica, ma condizionata dalla continua interazione esistente tra soggetto ed ambiente: già durante lo sviluppo del feto si crea uno schema basale di reti neuronali, ma questo schema non è definitivo.
Studi recenti in ambito epigenetico e sperimentazioni etologiche hanno addotto ulteriori informazioni circa l'importanza della primissima infanzia e delle cure materne nello sviluppo non solo dell'intelligenza, intesa come un insieme di processi cognitivi, ma anche per quanto concerne gli aspetti emotivi dell'intelligenza; le esperienze possono indurre cambiamenti nel D.N.A. (acido desossiribonucleico, che contiene le informazioni necessarie alla vita degli organismi). Ricordiamo infatti, come il cervello (nell'interazione costante tra sistema limbico e neocorteccia) utilizzi le informazioni provenienti dall'ambiente esterno non solo per vivere una vita attiva, con capacità di problem solving, ma quanto il cervello elabori gli stimoli anche in termini emozionali e come queste emozioni siano determinanti per una vita di successo.
L'epigenetica, attraverso lo studio sui ratti, condotto dalla Mc. Gill University e diretto dal prof. Tie-Yuan Zhang , dimostra come l'attenzione materna nella primissima infanzia incida su un particolare gene (GAD1), che è implicato nel processo di modulazione della capacità di controllare le emozioni, quindi un bambino ben accudito sarà predisposto ad un migliore controllo emozionale.
Anche l'etologia conferma l'importanza delle cure materne nelle prime fasi di vita degli individui. Questo ci insegnano gli studi condotti sulle scimmie da Stephen Suomi: un modello familiare di attaccamento sicuro condiziona l'attività cognitiva del cervello. Le relazioni stabili predispongono alla “resilienza”, cioè la capacità di perseverare nelle proprie scelte, auto-motivandosi.
La pedagogia della mediazione considera la dimensione affettiva-relazionale un ingrediente necessario per lo sviluppo mentale dell'individuo. Lo stesso Reuven Feuerstein, tra i criteri di mediazione ha dato molto slancio all'intenzionalità e reciprocità, ossia alla voglia di entrare in contatto col bambino e catturarne l'attenzione e l'interesse. La mediazione del comportamento di condivisione sin dalla tenerissima infanzia, quando la mamma mostra al bimbo un oggetto e insieme a lui lo osserva e gioca, quando tiene in braccio il figlio modulando con espressività la voce nel leggergli una filastrocca o cantando una canzoncina, è una delle prime occasioni che il bambino ha per venire a contatto con l'Altro non solo come veicolo di cura, ma come portatore di emozioni.
Anche la mediazione del sentimento di appartenenza, che permette al bimbo già dai primi anni di comprendere di essere parte di un gruppo (la sua famiglia), è un esperienza fondamentale: questo permette al bimbo di superare progressivamente il suo innato egocentrismo, per imparare che nel gruppo ognuno porta e lascia qualche cosa di sé, per accogliere ed accettare un po' dell'altro. Per Maslow il bisogno di appartenenza ha un ruolo centrale nella sua piramide dei bisogni.
Ancora una volta la scienza ci ricorda quanto siano importanti le prime esperienze di vita del bambino, ribadendo la necessità che il genitore sia consapevole del proprio ruolo e di quanto i suoi comportamenti e le sue parole possano incidere nello sviluppo e nella felicità del proprio bambino, condizionando ciò che sarà da adulto.

(Immaginene: "Le tre età della donna", di Gustav Klimt)

martedì 5 ottobre 2010

La castagna.



In un riccio stretta, stretta
la castagna sta protetta,
bella lucida e marrone
dell'autunno è produzione.

Fatta arrosta è ben gustosa,
se bollita è appetitosa.
Energetica e nutriente
piace proprio a molta gente.

Se ti va di cucinare
a far dolci puoi provare:
la castagna divien farina
per una torta genuina!

Nadia Scarnecchia

Creatività d'autunno: l'uva.

  G. ama molto creare, fare l'attività, come dice lei. Io sono ben felice di proporle spunti, sebbene confesso che per m...