giovedì 30 settembre 2010

Legge 1006/1036 (D.S.A): APPROVATA!!!


La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose.
Henry Miller, Big Sur e le arance di Hyeronymus Bosch, 1957
 

Il 29 settembre 2010 è stato raggiunto un agognato traguardo:
il Senato ha finalmente approvato le nuove norme in materia delle difficoltà specifiche di apprendimento.
Con la legge 1006/1036 gli studenti con D.S.A. avranno finalmente diritto a strumenti compensativi e dispensativi necessari al successo scolastico ed alla prevenzione dei blocchi dell'apprendimento, genitori ed insegnanti  dovranno essere sensibilizzati e preparati al tema,  verranno assicurate adeguate possibilità di diagnosi precoce sin dalla scuola d'infanzia con i conseguenti interventi riabilitativi, si sosterrà la comunicazione tra famiglia, scuola e Servizio Sanitario Nazionale durante tutto il percorso scolastico dell'alunno, le insegnanti dovranno essere adeguatamente preparate circa questo ambito.
I familiari fino al primo grado di alunni con DSA, che seguono questi studenti nei compiti a casa, possono usufruire di orari lavorativi flessibili. 

(Illustrazione di John Tenniel, da "Le avventure di Alice nel Paese dell Meraviglie")

mercoledì 29 settembre 2010

Ma la disabilità cos'è?



"Tutte le generalizzazioni sono pericolose, perfino questa." Alexandre Dumas figlio

In questi giorni infuria la polemica e lo sdegno, per alcune recenti affermazioni, tra cui quelle dell'assessore di Chieri (Torino), Giuseppe Pellegrino avvocato civilista, che si dichiara favorevole alle classi differenziali, perchè ritiene che a scuola i ragazzi diversamente abili siano di disturbo.
Successivamente l'Assessore ha tenuto una conferenza stampa  di smentita. Durante questa conferenza, facendo cenno ai tagli e alle difficoltà che la scuola incontra in questo periodo, ha sostenuto che non si riferiva a tutti gli handicap, ma all'handicap psichico, come se l'alunno portatore di disabilità psichiatrica fosse un essere umano di serie B e fosse bollato come "irrecuperabille".
Da educatrice non posso negare che nella scuola alunni con disabilità psichica talvolta assumano comportamenti che mettono a repentaglio l'incolumità dell'alunno stesso e delle altre persone, ma non vedo la soluzione del problema nell'allontanamento del soggeto dal contesto scolastico, ma ritengo che la via da seguire sia quella della sensibilizzazione dei compagni, della formazione adeguata di tutto il personale della scuola, non esclusi gli operatori scolastici. Altro nodo cruciale è la creazione di una  rete forte (sin dai primi anni in cui la persona inizia a manifestare il disturbo), continua e attivamente presente tra famiglia, scuola, servizi sociali e non ultima la N.P.I. (neuropsichiatria infantile).
Il disabile psichico non è un essere vivente di altra specie, ma è una persona che va aiutata, valorizzata, nel contesto scolastico ed anche al di fuori, creando per queste persone delle reali opportunità.
Credo che la disabilità più grande non stia nelle difficoltà che il soggetto ha nel vivere la propria vita o nell'affrontare la scuola o i contesti sociali, ma sia il pregiudizio di non saper vedere nell'altro un portatore di possibilità, falso credo troppo radicato in una società che si definisce civile e che insegue il progresso. Il progresso vero si realizza solo se avanza l'umanità: tutta.
Cito le parole di Marina Cometto, una mamma torinese esponente del gruppo "Mamme H": "c'è anche una disabilità, dell'anima, del cuore e del pensiero."

martedì 28 settembre 2010

Cos'è l'intelligenza?

"I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. Insieme sono una potenza che supera l'immaginazione."
(A. Einstein)


Non è facile spiegare cosa sia l'intelligenza, infatti benchè sia studiata da oltre un secolo, non si è ancora giunti ad una definizione univoca. I primi studi sull'intelligenza vennero intrapresi all'alba del Novecento, tra i pionieri ci fu Francis Galton, sostenitore della teoria dell'ereditarietà dell'intelligenza, iniziò ad occuparsi di sensazioni, riflessi e risposte. Dopo Galton altri proseguirono le ricerche in questo ambito, delineando una pluralità di correnti di pensiero. Binet, definì l'intelligenza una facoltà fondamentale caratterizzata da "abilità a ben giudicare", "comprendere adeguatamente" e "ragionare correttamente". I comportamentisti sotto la guida di Watson, definirono l'intelligenza in termini operativi, pertanto elaborarono dei test per misurare le abilità umane nei diversi ambiti.
Col passare degli anni si andarono delineando due  teorie opposte: la teoria monofattoriale e la teoria multifattoriale. La teoria monofattoriale ha come principale esponente Spearman, che nel 1923 propose una concezione gerarchica dell'intelligenza, che è stimata come la capacità generale (fattore g), mentre le abilità specifiche costituiscono i fattori secondari (fattori s): es. le  abilità aritmetiche, spaziali e linguistiche. In antitesi alla teoria citata, Guildford sostenne la teoria multifattoriale, secondo la quale l'intelligenza è articolata in un numero ampio di abilità distinte ed autonome, che sono specializzate per l'esecuzione di compiti specifici.
Nel 1938 Thurstone elaborò la  teoria  delle 7 abilità mentali primitive, per la quale l'intelligenza è il prodotto di sette fattori: una buona capacità di comprensione ed espressione verbale, saper stabilire relazioni virtuali nello spazio, buone capacità percettive, capacità di pensiero induttivo e deduttivo, capacità numeriche e memoria.
Una concezione recente e nuova dell'intelligenza è quella di Gardner, principale rappresentante della teoria  delle intelligenze multiple, che indica 7 macro-raggruppamenti dell'intelligenza: intelligenza linguistica, intelligenza logico-matematica, intelligenza spaziale, intelligenza cenestetica, intelligenza musicale, intelligenza personale e intelligenza naturalistica.
Attualmente Goleman, ha elaborato il concetto di intelligenza emotiva, l'area ad essa preposta è il sistema limbico (talamo, ippocampo, amigdala), che regola anche i meccanismi della memoria e dell'apprendimento. Sopra il tronco cerebrale, vicino alla parte inferiore di questo sistema, si trovano due amigdale (amigdala, dalla parola che in greco significa mandorla), una su ciascun lato del cervello. Questa "piccola mandorla" è specializzata negli aspetti emozionali, è proprio l'amigdala che dà significato agli eventi ed archivia le emozioni; il suo ruolo è così importante, che se per ragioni mediche deve  essere resecata chirurgicamente, ne consegue la "cecità emotiva", ossia l'incapacità di provare emozioni: piangere, ridere, aver paura. L'intelligenza emotiva implica anche la capacità di autocontrollo, il riconoscimento delle emozioni altrui, la gestione delle relazioni, la perseveranza e la capacità di motivarsi.
Infine  va citata la teoria tripolare di Sternberg, in base alla quale l'intelligenza si esprime attraverso tre abilità essenziali: l'intelligenza analitica (permette l'analisi dell'insieme e dei dettagli: implicata nel successo scolastico), l'intelligenza creativa ed infine l'intelligenza pratica. Secondo Sternberg, il soggetto per apprendere deve costruire attivamente le proprie  conoscienze.

(Illustrazione di Lorenzo Milito)

venerdì 24 settembre 2010

Achille randagino.


C'era un tempo un micino
detto Achille randagino.
Era un gatto tutto nero
il suo passato era mistero.

Un felino affascinante
si celava tra le piante.
Achille zampa lesta
ai topini faceva festa!

Era l'orgoglio del cortile
il suo olfatto era sottile.
Un gatto leggendario
dall'intuito straordinario.

Le micine del quartiere
lo volevano vedere
eran tutte in amore
miagolavan a tutte l'ore.

Caro Achille randagino
eri un mito nel tuo paesino,
tutte le strade del paese
raccontavan le tue imprese.

Nadia Scarnecchia

(Si ringrazia Nicoletta Costa per l'immagine)

mercoledì 22 settembre 2010

Raccolta firme per l'approvazione al Senato della legge sulla dislessia e DSA .


I D.S.A., tra cui la dislessia, sono Disturbi Specifici dell'Apprendimento, la loro peculiarità sta proprio nella Specificità del disturbo, che colpisce un ambito particolare del processo di apprendimento (lettura, scrittura, calcolo), mentre il livello intellettivo non è compromesso. Il disturbo si manifesta in soggetti con un quoziente intellettivo nella norma, che non presentano deficit sensoriali o neurologici e con un normale sviluppo psico-sociale. Benchè ci siano particolari condizioni genetiche che predispongono al rischio, si può migliorare e le neuroscenze confermano questa possibilità, il neurocostruttivismo permette una ridescrizione cognitiva.
Per un'adeguata diagnosi è opportuna una valutazione specialistica multidisciplinare, le figure di riferimento sono: il neuropsichiatra infantile, lo psicologo ed il logopedista.
I bambini con D.S.A. imparano, ma apprendono diversamente, proprio per questa ragione è opportuno fornire loro gli opportuni strumenti dispensativi e compensativi. Aiutando nel modo migliore questi bimbi, con i giusti strumenti e sensibilità, li si sosterrà nella costruzione di un adeguato "Sè accademico" e di un positivo"Sè cognitivo".
E' per questa ragione che questo blog contribuisce alla diffusione della "petizione per l'approvazione in Senato della legge su dislessia e D.S.A", promossa da una mamma: Laura Ceccon.

http://firmiamo.it/appello-approvazione-legge-dislessia

Invito i lettori del blog a  diffondere la petizione e a prendervi parte.

martedì 21 settembre 2010

Sveglia, sveglia Giuseppina!


Canta il gallo la mattina
sveglia, sveglia Giuseppina!
Quante cose hai da fare
forza, dai, ti devi alzare!

Non è tempo di dormire
c'è il maglione da finire,
l' ora del sonno non è più!
Chi fa la torta se non tu?

Svelta apri la tua finestra,
senti l'odor della ginestra?
Vedi il sole del mattino,
che tra i pini fa capolino.

Sveglia, sveglia Giuseppina
non dormire sta mattina:
c'è la vita che ti aspetta
alzati su e pur in fretta!
Nadia Scarnecchia

(Illustrazione di Nicoletta Costa)

lunedì 20 settembre 2010

La mediazione.


“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco". Proverbio cinese

Il metodo Feuerstein è comunemente noto per le schede carta-matita che servono per il potenziamento delle funzioni cognitive, ma è importante sottolineare che quelle pagine sono solo uno strumento che il mediatore usa per aiutare l'educando a sviluppare le abilità carenti.
Per questa ragione è fondamentale chiarire che quando si parla di metodo Feuerstein, si discute principalmente di PEDAGOGIA DELLA MEDIAZIONE, dove per mediazione si intende la possibilità di un adulto di organizzare, prevedere e analizzare le interazioni necessarie all'educabilità cognitiva del soggetto che apprende.
L'essere umano può apprendere in due modi: attraverso la diretta esposizione agli stimoli o grazie all'intervento di un mediatore, queste due tipologie  d'apprendimento possono coesistere e sono entrambe utili. La diretta esposizione agli stimoli, solitamente rappresenta un tipo di apprendimento causale e non pianificato ed è sicuramente il più frequente. L'apprendimento mediato, invece è intenzionale e si basa su di un'interazione, necessita infatti di un adulto, un mediatore, che si interponga tra il soggetto e l'ambiente esterno e faccia da filtro.
Questo secondo tipo di apprendimento è importante per tutti, ma lo è ancor più per i soggetti che presentano una condizione di svantaggio. Bruner, psicologo dello sviluppo, sosteneva che le esperienze di apprendimento mediato sono necessarie per ogni individuo, perchè ci rendono più umani.
Il prerequisito necessario alla mediazione è comunicare con il bambino, il buon mediatore è colui che parla, ma soprattutto sa come parlare al bambino. E' necessario creare ciò che Pnina Klein definiva "ciclo-sì", ossia un sistema di comunicazione positiva, mediante il  quale interagire con il discente. Proprio per questo un'efficace mediazione è quella offerta dalla famiglia e soprattutto dalla madre, che già prima del parto ha la possibilità di costruire un rapporto con il bambino. Un altro aspetto rilevante è il contatto oculare, in modo che successivamente sia il piccolo stesso a cercarlo ed utilizzarlo. L'adulto mediante deve assumere un ruolo, comunicando sin dai primi giorni con il bambino, riproducendo i vocalizzi del piccolo, così che a sua volta sia quest'ultimo  a riprodurre i  suoni emessi dalla mamma; è necessario creare un'interazione madre-bambino.
Determinante è il livello affettivo, perchè l'apprendimento è fortemente condizionato dall'emotività, quindi la madre con la voce deve imparare ad esprimere gioia, entusiasmo, una visione ottimista della vita, questo soprattutto nei casi in cui non sia possibile instaurare un contatto oculare con il bambino, se affetto  da deficit visivi.
La madre deve stimolare il bambino ad aprirsi al mondo esterno, affinchè il piccolo realizzi che al di fuori della loro relazione affettiva c'è un mondo popolato da cose e persone. La mamma-mediatrice aiuta il suo bimbo a focalizzare, cioè a vedere ed osservare gli oggetti circostanti.
E' indispensabile accettare il comportamento del bambino, rispettandone l'individualità e la spontaneità, però senza rinunciare a guidare, proteggere e proporre.
Oltre la mamma, un altro importante mediatore è l'insegnante, perchè i bambini trascorrono molto tempo a scuola. Coscente di questo ruolo, l'insegnante-mediatore procura stimoli, solleccitando l'attenzione del discente: conducendolo a visitare musei, parchi, città e facendo  tutto ciò che può stimolare la curiosità dei bambini generando in loro la voglia di conoscere, comprendere e fare domande.
L'educatore che media deve saper selezionare gli stimoli, proteggendolo da esperienze che potrebbero nuocergli e impartendogli insegnamenti generalizzabili. Gli stimoli vanno poi organizzati, perciò l'adulto deve aiutare il bambino a creare nella propria mente i concetti di spazio e di tempo, con espressioni del tipo:" Dopo aver mangiato devi lavare i denti. Prima di cena non mangiare merendine, altrimenti non avrai più appetito". Così facendo il bambino potrà imparare ad andare oltre il presente, comprendendo che esistono altre dimensioni temporali come il passato e il futuro; la conoscenza del passato permette al discente di sviluppare aspettative nei confronti del futuro, prevedendo, progettando. Il concetto di futuro contribuisce a preparare il mediato al pensiero astratto. Il mediatore ripete e varia gli stimoli e la loro intensità: la ripetizione di sequenze comportamentali permette al bambino di collegare tra loro le azioni, comprendendo le relazioni di causa-effetto.
Il bambino ovviamente non può avere un ampio bagaglio  di esperienze, il mediatore deve "anticipare" i risultati dell'esperienza, ossia cercare di orientare alcuni sue azioni, aiutandolo a tener conto delle conseguenze; un esempio è dire al bambino di non toccare la punta dell'ago, perchè potrebbe pungersi.
Anche la capacità di confronto è un comportamento che va "allenato", infatti il bimbo consolida questa  capacità solamente dopo la comparsa del linguaggio, però è importante che sin dai primi mesi di vita l'educatore insegni al piccolo a collegare i fatti, i colori, le forme. Il confronto è necessario al pensiero, infatti uno dei tratti che contraddistingue il ritardo mentale è la non capacità di effettuare confronti.
Nel processo di mediazione è importante che l'educatore proponga al discente modelli da imitare, lui stesso con i suoi comportamenti ed azioni deve sapersi porre come un esempio.
L'apprendimento mediato consente al bambino di  sviluppare i prerequisiti e di acquisire gli strumenti necessari per  renderlo capace  di "imparare ad  imparare", influenzando le capacità cognitive dal bambino e inducendolo ad un maggior livello di modificabilità.
La mediazione è un processo che può aver luogo in ogni momento della giornata, non serve un linguaggio particolarmente ricco e non è necessario nemmeno avere una gran cultura. Ci può essere mediazione anche all'interno di culture subalterne o in nuclei familiari con bassi livelli di scolarizzazione.

(Si ringrazia Nicoletta Costa per l'immagine)

giovedì 16 settembre 2010

Rom: nomadi per tradizione e per scelta altrui.


“Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.”
tratto da “Prima di tutto l'uomo (ultima lettera al figlio)” di Nazim Hikmet

Noti come gitani o volgarmente “zingari”, i Rom o meglio Rrom, sono un popolo originario dell'India del Nord che a partire dal XI secolo è migrato verso l'Asia Minore, per poi stanziarsi principalmente nell'Europa centrale ed orientale, nei Balcani ed anche negli Stati Uniti, dove sono giunti in seguito alla diaspora che li ha visti protagonisti.
Nel corso della storia sono stati spesso vittime di tremende persecuzioni ed oggetto di radicati pregiudizi. La cronaca ha contribuito a renderli noti per i fatti di devianza, piuttosto che per le tradizioni e per la cultura che li contraddistingue, con un sistema di valori che dà molta importanza alla famiglia, in cui gli anziani del gruppo sono rispettati perché considerati saggi.
Benché non abbiano una lunga tradizione letteraria scritta, la loro cultura è stata tramandata oralmente attraverso narrazioni e canti, in cui si parla spesso di natura e di gioia.
I Rom sono nuovamente al centro di polemica, a causa delle decisioni della politica francese che vuole l'espulsione dei Rom dalla Francia, azione non condannata da alcuni esponenti della classe politica italiana. Scelte che fanno riflettere sull'etica della società contemporanea, presso la quale troppo spesso si preferisce adottare politiche e atteggiamenti di esclusione delle minoranze e della devianza, piuttosto che elaborare ed investire in programmi di inclusione o prevenzione.
Viviamo con un sistema di valori assoggettato all'economia e alla tecnica, dove l'essere umano diviene strumento del capitalismo; interagiamo all'interno di una collettività in cui troppi credono nell'esistenza di due universi di persone distinti ed indipendenti.
La comunità attuale è tal volta cieca di fronte all'umanità di cui ogni individuo è portatore, rigida al cospetto di ogni differenza, assolutista nel credersi l'unica foriera di valori, prepotente, incapace di mediazione e di dialogo. Una “civiltà” troppo propensa alla categorizzazione e al giudizio spietato di tutto ciò che pare distante dalla moda, per nulla disponibile, terribilmente chiusa, tremendamente disumana?

lunedì 13 settembre 2010

L'amicizia.


Dedico questa filastrocca a tutti i bimbi e ragazzi che oggi ricominciano la scuola, augurando loro di trovare tra i banchi dei compagni-amici con cui condividere esperienze scolastiche e di crescita, predilegendo la cooperazione e la condivisione alla competitivià che troppo spesso viene insegnata anche ai bambini.

Diamo le mani ai nostri amici
saremo tutti più felici.

Bianchi, rossi, gialli e neri
siamo tutti amici veri.

Indù, buddisti o musulmani
sono amici dei cristiani.

L' amicizia non ha bandiera:
importa solo che sia sincera.

Nadia Scarnecchia 
(Ringraziando Nicoletta Costa per l'illustrazione)

Un libro per giocare.


Non tutti i libri nascono solamente per esser letti ed elaborati; ci sono libri un po' diversi: i libri gioco, che attraverso pagine colorate propongono ed insegnano molteplici attività.
Uno tra questi è: “Le ricette di Giulio Coniglio” di Nicoletta Costa.
Un simpatico libro con il quale imparare a preparare divertenti ricette in compagnia di Giulio Coniglio e dei suoi amici, che presentano piatti per tutti i palati e per ogni occasione: sono immancabili le ricette alla carota, ma ci sono anche piatti da ridere, manicaretti romantici ed ancora tante gustose idee.
Un libro allegro e particolare anche nell'aspetto, perché le pagine rilegate da una spirale, sono tutte plastificate, così da essere maneggiate anche dalle manine non proprio linde dei piccoli cuochi-lettori.
I libri gioco, in generale, sono un'interessante risorsa per avvicinare al mondo della carta stampata i bimbi a cui leggere piace meno, perché la lettura diviene strumento per fare e per divertirsi insieme.
Nelle librerie sono presenti molteplici tipologie di libri-gioco. Ci sono libri-gioco nati per più piccini, le cui pagine contengono illustrazioni in rilievo costituite da diversi materiali, in modo da stimolare il tatto e tal volta l'udito, altri sono in materiale plastificato o galleggiante per allietare il momento del bagnetto; altri sono pensati per i piccini che crescono come i libri puzzle, molto utili perché allenano diverse funzioni cognitive. Ci sono poi libri-gioco per i bambini un po' più grandi, alcuni adatti a stimolare e potenziare delle abilità in particolare: libri per imparare a colorare e disegnare, libri per approcciarsi all'enigmistica, libri per apprendere come manipolare i diversi materiali e ancora tante altre possibilità.

venerdì 10 settembre 2010

Contro la violenza: riconoscerla è il miglior modo per evitarla.


Donne: sono loro le protagoniste di questa campagna. Troppo spesso oggetto di violenza, fatta di parole, di atteggiamenti o di agiti. Donne sotto i riflettori per vicende di cronaca nera, prigioniere tra le mura domestiche di carcerieri camuffati da amanti. Donne vittime di tratta, stuprate nei parchi mentre fanno jogging, donne che troppo spesso si sentono sole e indifese, qualche volta anche colpevoli. 
E' per questa ragione che questo blog intende sostenere questa campagna anti violenza, che è un regalo: deve passare di mano in mano, essere diffusa sui blog, sui profili Face Book e in ogni modo sia possibile. Perchè le donne non si sentano sole, non si vedano relegate al ruolo di vittima, ma si sentano LIBERE DI RIFIUTARE LA VIOLENZA.
Una campagna preventiva "per ricordare alle giovani donne che possono agire invece di subire, e che agire è una scelta di libertà. La libertà di escludere fin dall’inizio un uomo violento dalla propria vita, imparando a non scambiare la violenza per amore."
Invito i lettori del blog a contribuire alla diffusione di questa campagna:   http://www.riconoscilaviolenza.it/?op=home

Chi è Reuven Feuerstein?


A chi lo osserva per la prima volta, Reuven Feuerstein appare come un uomo imponente, con la barba bianca e lunga come quella dei saggi e dei patriarchi, porta in testa un inseparabile basco nero, ha l'aspetto rassicurante. Il suo cognome di origine tedesca significa pietra focaia, cioè pietra necessaria per produrre  scintille ed è quasi una profezia: Feuerstein è l'uomo che con le sue teorie fa scoccare una scintilla di speranza, perchè spiega che l'intelligenza non è fissa ed immutabile, ma un'entità dinamica che può essere potenziata.
Docente di Psicologia dell'Educazione presso l'Università di Bar di Tel Avive e professore presso il George Peabody college della Vanderbilt University di Nashville, in Tennessee, inoltre è il responsabile dei servizi psicologici dell'Organizzazione Aliya, per la gioventù israeliana, che aiuta i bambini orfani, abbandonati o caratteriali. In Israele dirige "The Feuerstein Institute" (ex ICELP, fondato nel 1992). Questo luogo rappresenta il cuore dell'attività di Feuerstein, dove si intrecciano ricerca, formazione, intervento terapeutico e sostegno ai soggetti cognitivamente svantaggiati e alle loro  famiglie.
La vita di Feuerstein è un percorso articolato e denso di esperienze dalle tinte forti, che ben spiegano la tenacia e la determinazione di quest'uomo. R. Feuerstein naque nel 1921, in un villaggio della Romania, da una numerosa  famiglia di rabbini. Apprese la lettura dai testi e all'età di tre anni era in grado di farlo in due lingue, mentre ad otto aveva già un allievo di quindici anni a cui insegnava a leggere le preghiere ebraiche. Prima dell'invasione nazista il prof. Feuerstein insegnò a Bucarest, presso i campi creati dai sionisti per preparare alla vita in Israele, fu proprio in questo periodo che Feuerstein iniziò ad interessarsi alla pedagogia e al potenziamento cognitivo dei soggetti con deficit. Nel 1938 la romania  fu assediata dala Germania nazista e Feuerstein fu internato in un campo di concentramento per circa nove mesi.
Tornato finalmente a Bucarest, potè riprendere gli studi che concluse anni dopo conseguendo la laurea in Psicologia presso il "Jean Jeaques Rosseau Institute" di Ginevra al fianco di Piaget e di Rey e con il dottorato presso la Sorbona di Parigi, nel 1970.
Nel 1944 Feuerstein fu arrestato e miracolosamente liberato dopo poche ore, quindi venne imbarcato verso Israele, dove si occupò dei bambini provenienti da tutto il mondo, scampati alle persecuzioni naziste. Qui ebbe modo di occuparsi anche dei bambini ebrei  provenienti dalla Libbia, dallo Yemen e dal Marocco e dei profughi etiopi, giunti grazie all'operazione "Mosè". "A contatto con questi bambini e adolescenti scampati alla persecuzione nazista ed affluiti in Israele da ogni parte del mondo, Feuerstein si convinse, che un intervento di recupero corretto deve prescindere dalla misurazione degli apprendimenti passati per valutare direttamente il potenziale intellettivo." (G. Bonansea, S. Damnotti, A Picco, 1996, Oltre l'insuccesso scolastico, SEI, Torino)
Negli anni '50 ogni abitante di Israele portava con sè una tragedia personale da superare, quindi Israele aveva il dovere di essere ottimista e credere che il proprio destino non fosse una condanna. Basandosi su questa convinzione F. costruì i propri fondamenti teorici, entrando a contatto con l'esperienza educativa del movimento Kibuttziano fondata sugli studi di M. Montessori, B. Otto, G. Wineken, riprendendo da Vigostkij la  teoria della modificabilità cognitiva  strutturale, avvicinandosi agli studi di Jung e di Piaget.
Alla luce di queste esperienze F. sviluppò una concezione dinamica dell'intelligenza, non definita dalla genetica, ma  frutto  dell'interazione tra il soggetto e l'ambiente  socio - culturale in cui vive e significativamente condizionata dalla qualità dell'insegnamento. Gli esseri umani sono sistemi aperti, la mente umana è plastica e per ciò le facoltà cognitive possono essere potenziate, ma per il conseguimento di questo scopo è necessario creare un ambiente attivo modificante, che non si lmiti ad accettare il soggetto portatore di handicap così com'è, ma si adoperi per renderlo autonomo e per far sì che il soggetto impari ad apprendere dall'esposizione diretta agli stimoli.
E' proprio sulla base di queste competenze che Feuerstein e la sua equipe hanno elaborato un programma  di valutazione dinamica del potenziale di apprendimento (L.P. A.D.) e una batteria di strumenti carta matita, per l'ampliamento strumentale (P.A.S.), adottato in molti Paesi al mondo e ne esiste  anche una versione Braille. 
Nel 1999, a Torino, il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Torino, ha conferito all'insigne psicologo la laurea honoris  causa.

(Dalla tesi di laurea triennale in Scienze dell'educazione di Nadia Scarnecchia, materia Pedagogia Sperimentale: "La teoria della modificabilità cognitiva strutturale secondo Reuven Feuerstein", relatore Prof. R. Trinchero)

venerdì 3 settembre 2010

BEN X (romanzo): leggere per “sentire”.


“Ricorda sempre che sei unico, esattamente come tutti gli altri.”
Anonimo

Nel corso del blog si è già dato spazio al tema della lettura e all'importanza che questa riveste nella prima infanzia come possibilità per rinforzare la relazione con l'adulto, come mezzo per lo sviluppo del linguaggio e per indurre rappresentazioni mentali, per esercitare la fantasia, il pensiero ipotetico e per la stimolazione di altre funzioni cognitive.
Con ragazzi più grandi la lettura può essere utilizzata da insegnanti ed educatori, come strumento per affrontare temi educativi, sui quali discutere ed impostare attività.
E' per questa ragione che oggi vorrei presentarvi un libro, un romanzo per la precisione, adatto ai ragazzi ed utile ed interessate anche per gli adulti, per affrontare insieme il tema della diversità:

BEN X, di Nic Balthazar.

Ben è un adolescente, ma è un po' diverso dai coetanei. Non è una diversità visibile, non ha un quoziente intellettivo basso, non ha disabilità evidenti, né delinque e differisce dai compagni nemmeno per il colore della pelle. La sua diversità è nel “sentire”il mondo, nella difficoltà di interazione con i coetanei, che stupidamente ne fanno l'oggetto di crudeli scherzi, perché a sua volta “sentono” e non “comprendono” la diversità di Ben, che convive con una forma di autismo marginale: la Sindrome di Asperger.
Il mondo di Ben è on line, è un mondo virtuale, fatto di video giochi e di musica nelle orecchie, per proteggersi dal mondo che cambia continuamente, perché costantemente cambiano le regole.
Ad un certo punto nella vita di Ben c'è una svolta che inizia in chat, con l'incontro inizialmente virtuale con Scarlite e trova quindi il compimento nel suicidio inscenato da Ben. La finzione della morte come possibilità di rinascita: un atto simbolico compiuto da Ben, per riuscir a far guardare oltre la diversità chi lo scherniva e forse per concedere a se stesso un'altra possibilità: “Non sono mai stato felice, ma non sono mai stato tanto felice”.

mercoledì 1 settembre 2010

Il bambino e il bosco.



I boschi sono luoghi pieni di magia: il vento fa vibrare le foglie come sonagli, simpatici animaletti fanno capolino tra fili d'erba e rami, cambia abito ad ogni stagione. Il bosco è generoso: dona frutti, si offre per splendide passeggiate.
Il bosco ha un nemico: l'uomo che sporca, che brucia, che non rispetta.
Eppure l'uomo quando impara quanto è prezioso il bosco, un grande polmone per il nostro pianeta, può diventare un grande amico del bosco e dei suoi abitanti.



Son bambino
mi incammino,
procedo leggero
per il sentiero.

Attraverso il ruscello
incontro il fringuello:
Cosa fai, bambino?”
domanda l' uccellino.

Mi inoltro nel bosco
non lo conosco,
voglio scoprire
cos' ha da dire.”

Impara ad ascoltarlo,
devi rispettarlo”
dice il fringuello
saggio uccello!

Il bosco è vivente,
se taci si sente:
ascolta i richiami,
c'è vita tra i rami.

Si ode la fonte
dà l'acqua del monte.
Qui ogni fiore
emana un odore.

In primavera
di fiori si vela,
ad inverno inoltrato
di neve è ammantato.

Ad ogni stagione
veste l'occasione,
cambia i colori
rinnova gli odori.

Bravo bambino
prosegui il cammino ,
ama la natura
del bosco abbi cura.”

Nadia Scarnecchia
(Si ringrazia Nicoletta Costa per l'immagine)

Creatività d'autunno: l'uva.

  G. ama molto creare, fare l'attività, come dice lei. Io sono ben felice di proporle spunti, sebbene confesso che per m...