lunedì 20 settembre 2010

La mediazione.


“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco". Proverbio cinese

Il metodo Feuerstein è comunemente noto per le schede carta-matita che servono per il potenziamento delle funzioni cognitive, ma è importante sottolineare che quelle pagine sono solo uno strumento che il mediatore usa per aiutare l'educando a sviluppare le abilità carenti.
Per questa ragione è fondamentale chiarire che quando si parla di metodo Feuerstein, si discute principalmente di PEDAGOGIA DELLA MEDIAZIONE, dove per mediazione si intende la possibilità di un adulto di organizzare, prevedere e analizzare le interazioni necessarie all'educabilità cognitiva del soggetto che apprende.
L'essere umano può apprendere in due modi: attraverso la diretta esposizione agli stimoli o grazie all'intervento di un mediatore, queste due tipologie  d'apprendimento possono coesistere e sono entrambe utili. La diretta esposizione agli stimoli, solitamente rappresenta un tipo di apprendimento causale e non pianificato ed è sicuramente il più frequente. L'apprendimento mediato, invece è intenzionale e si basa su di un'interazione, necessita infatti di un adulto, un mediatore, che si interponga tra il soggetto e l'ambiente esterno e faccia da filtro.
Questo secondo tipo di apprendimento è importante per tutti, ma lo è ancor più per i soggetti che presentano una condizione di svantaggio. Bruner, psicologo dello sviluppo, sosteneva che le esperienze di apprendimento mediato sono necessarie per ogni individuo, perchè ci rendono più umani.
Il prerequisito necessario alla mediazione è comunicare con il bambino, il buon mediatore è colui che parla, ma soprattutto sa come parlare al bambino. E' necessario creare ciò che Pnina Klein definiva "ciclo-sì", ossia un sistema di comunicazione positiva, mediante il  quale interagire con il discente. Proprio per questo un'efficace mediazione è quella offerta dalla famiglia e soprattutto dalla madre, che già prima del parto ha la possibilità di costruire un rapporto con il bambino. Un altro aspetto rilevante è il contatto oculare, in modo che successivamente sia il piccolo stesso a cercarlo ed utilizzarlo. L'adulto mediante deve assumere un ruolo, comunicando sin dai primi giorni con il bambino, riproducendo i vocalizzi del piccolo, così che a sua volta sia quest'ultimo  a riprodurre i  suoni emessi dalla mamma; è necessario creare un'interazione madre-bambino.
Determinante è il livello affettivo, perchè l'apprendimento è fortemente condizionato dall'emotività, quindi la madre con la voce deve imparare ad esprimere gioia, entusiasmo, una visione ottimista della vita, questo soprattutto nei casi in cui non sia possibile instaurare un contatto oculare con il bambino, se affetto  da deficit visivi.
La madre deve stimolare il bambino ad aprirsi al mondo esterno, affinchè il piccolo realizzi che al di fuori della loro relazione affettiva c'è un mondo popolato da cose e persone. La mamma-mediatrice aiuta il suo bimbo a focalizzare, cioè a vedere ed osservare gli oggetti circostanti.
E' indispensabile accettare il comportamento del bambino, rispettandone l'individualità e la spontaneità, però senza rinunciare a guidare, proteggere e proporre.
Oltre la mamma, un altro importante mediatore è l'insegnante, perchè i bambini trascorrono molto tempo a scuola. Coscente di questo ruolo, l'insegnante-mediatore procura stimoli, solleccitando l'attenzione del discente: conducendolo a visitare musei, parchi, città e facendo  tutto ciò che può stimolare la curiosità dei bambini generando in loro la voglia di conoscere, comprendere e fare domande.
L'educatore che media deve saper selezionare gli stimoli, proteggendolo da esperienze che potrebbero nuocergli e impartendogli insegnamenti generalizzabili. Gli stimoli vanno poi organizzati, perciò l'adulto deve aiutare il bambino a creare nella propria mente i concetti di spazio e di tempo, con espressioni del tipo:" Dopo aver mangiato devi lavare i denti. Prima di cena non mangiare merendine, altrimenti non avrai più appetito". Così facendo il bambino potrà imparare ad andare oltre il presente, comprendendo che esistono altre dimensioni temporali come il passato e il futuro; la conoscenza del passato permette al discente di sviluppare aspettative nei confronti del futuro, prevedendo, progettando. Il concetto di futuro contribuisce a preparare il mediato al pensiero astratto. Il mediatore ripete e varia gli stimoli e la loro intensità: la ripetizione di sequenze comportamentali permette al bambino di collegare tra loro le azioni, comprendendo le relazioni di causa-effetto.
Il bambino ovviamente non può avere un ampio bagaglio  di esperienze, il mediatore deve "anticipare" i risultati dell'esperienza, ossia cercare di orientare alcuni sue azioni, aiutandolo a tener conto delle conseguenze; un esempio è dire al bambino di non toccare la punta dell'ago, perchè potrebbe pungersi.
Anche la capacità di confronto è un comportamento che va "allenato", infatti il bimbo consolida questa  capacità solamente dopo la comparsa del linguaggio, però è importante che sin dai primi mesi di vita l'educatore insegni al piccolo a collegare i fatti, i colori, le forme. Il confronto è necessario al pensiero, infatti uno dei tratti che contraddistingue il ritardo mentale è la non capacità di effettuare confronti.
Nel processo di mediazione è importante che l'educatore proponga al discente modelli da imitare, lui stesso con i suoi comportamenti ed azioni deve sapersi porre come un esempio.
L'apprendimento mediato consente al bambino di  sviluppare i prerequisiti e di acquisire gli strumenti necessari per  renderlo capace  di "imparare ad  imparare", influenzando le capacità cognitive dal bambino e inducendolo ad un maggior livello di modificabilità.
La mediazione è un processo che può aver luogo in ogni momento della giornata, non serve un linguaggio particolarmente ricco e non è necessario nemmeno avere una gran cultura. Ci può essere mediazione anche all'interno di culture subalterne o in nuclei familiari con bassi livelli di scolarizzazione.

(Si ringrazia Nicoletta Costa per l'immagine)

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