Passa ai contenuti principali

Mamma ed educatore professionale, due "mestieri" diversi con punti di contatto.

Giulia fa  la nanna.
 
Navigando sul web o parlando con conoscenti, mi è capitato spesso di leggere commenti circa le competenze educative delle mamme. Proprio da queste letture e dall'ascolto, è nata la mia riflessione che ho piacere di condividere...

Diverse volte mi è capitato di ascoltare frasi del tipo: "Però Tizia non può capire, non ha figli!", non di rado la Tizia in questione era un'educatrice formata con anni d'esperienza! 
Non è nemmeno raro percepire da parte dei genitori sfiducia nelle figure che ruotano intorno ai propri figli (pediatri, educatori, insegnanti, psicologi), come se nessuno eccetto loro avesse interesse nel tutelare il minore. 

E' difficile, dal mio punto di vista separare l'essere mamma dal fare l'educatrice, perchè come genitore l'agire è determinato dall'intenzionalità educativa, ossia dalla volontà di aiutare mia figlia a sviluppare risorse, competenze e piano piano condurla verso una progressiva autonomia. 
Le differenze però tra l'essere mamma ed fare l'educatrice ci sono, eccome!

Forse la prima differenza è determinata dalla scelta verbale, ossia essere mamma e fare l'educatrice: essere mamma è una decisione, un impegno per la vita, ma è anche reso possibile della biologia. Nonostante questo va sicuramente ricordato che è proprio la biologia a determinare modificazioni ormonali, che consentono alla madre di sintonizzarsi sui bisogni del bambino nei primi mesi di vita, favorendo l'empatia. La biologia quindi aiuta, ma ognuno incontra e si scontra con le proprie debolezze ed i propri limiti. Il fatto che la biologia sia un fattore predisponente, ma non il fattore abilitante per comprendere ed amare un bambino, è testimoniato dal legame che si crea tra i genitori adottivi e i propri figli che non sono certo figli biologici. E' importante quindi essere consapevole, che una mamma può essere attenta ai bisogni del proprio figlio, che può comprendere la fatica e l'impegno delle mamme nel conciliare la cura e l'educazione dei figli, la conduzione della casa, l'impegno lavorativo, perchè ne ha fatto soggettivamente esperienza, ma una mamma deve anche dubitare e mettere in discussione le proprie percezioni.

E' proprio la parola "soggettività" a determinare la prima differenza tra la scelta professionale di fare l'educatore e la scelta d'esser mamma. La mamma conosce i propri figli, forse li conosce molto bene, ma impara principalmente in maniera diretta dall' esperienza quotidiana, attinge dal proprio bagaglio di figlia, non ha fondamenti teorici e difficilmente ha maturato occasioni di riflessione e confronto sui diversi temi.

Altra differenza è determinata dal coinvolgimento emotivo: la "buona" mamma ama i propri figli, quindi per loro vorrebbe il meglio, desidera abbiano buona vita, salute, serenità. Nel tentativo di tutelare il proprio figlio, affinchè questi desideri si trasformino in possibilità di vita, la mamma investe moltissime energie fisiche e mentali, ma entra in contatto con le proprie paure, con i "fantasmi" consci ed inconsci dei propri vissuti infantili e adolescnziali, rischiando di proiettare nella relazione anche altre cose, che condizionano l'operato o la percezione delle situazioni. Come mamma e confrontandomi con madri che sono educatrici o docenti, mi rendo conto ogni giorno, che il forte legame d'attaccamento col proprio figlio, porta una carica emotiva tale, che talvolta trascende l'empatia e può diventare controproducente.

L'educatore, è una figura professionale, che per essere competente non deve necessariamente aver vissuto in prima persona l'esperienza della genitorialità, ma che probabilmente sceglie di fare questo mestiere intenzionalmente, formandosi per anni, acquisendo competenze pedagogiche, riflettendo sull'agire educativo.
La figura professionale dell'educatore, tendenzialmente è animata dall'intenzionalità di tirar fuori risorse dall'educando, dal vederlo trasformare, limitando l'eccessiva carica emotiva che talvolta condiziona l'operato genitoriale. Il punto di forza, oltre la preparazione universitaria, è la possibilità di maturare molteplici esperienze con differenti bambini e diferse realtà familiari.

Non sempre la mamma (ed il papà) riescono a comprendere subito cos'è il meglio per il proprio figlio, anche se il loro agire è animato proprio da quest'obiettivo, così come non è scontato che un educatore sia sempre professionale, ma questo è il limite degli esseri umani.

La vera chiave è comprendere che si è figure complementari e che un buon lavoro lo si realizza quando si lavora insieme, con fiducia e rispetto, con l'obiettivo comune di tutelare gl'interessi del minore!

P.S.: nel post ho sempre fatto il confronto tra l'esser mamma e l'esser educatrice, perchè condizionata dal mio esser donna, ma quello che ho scritto credo valga anche per i papà!

Commenti

Post popolari in questo blog

"Cortocircuiti emozionali." Spiegati dalla dottoressa Daniela Lucangeli

Condivido questo meraviglioso video, in cui la Professoressa Daniela Lucangeli, spiega i cortocircuiti emozionali, perchè nel mio piccolo credo profondamente nella "scienza servizievole".

Sin da bambina ho sempre amato imparare, ogni nuovo apprendimento mi pareva la conquista di una ricchezza, un tesoro, ma l'ansia, la paura  per me son sempre state in agguato e quindi fino al giorno della tesi (e ne porto i segni ancora ora), ho sempre studiato con la paura di sbagliare, col timore di non essere all'altezza e le mie emozioni mi hanno spesso portato verso l'evitamento o la fuga dal compito.

Proprio per questa ragione invito tutti gli educatori (che siano professionisti del settore o genitori, nonni) ad ascoltare quanto ci insegnano le neuroscienze e l'epigenetica e a sforzarsi di comprendere quanto sia importante trasmettere emozioni positive al bambino che apprende, insegnare a non temere l'errore, ma a considerarlo un punto di partenza per fare meglio …

Le cornicette.

Ricordo ancora con piacere quando al termine dell'esercizio decoravo la pagina con una bella cornicetta, al tempo per me disegnare cornicette era semplicemente un atto divertente, creativo e rilassante.
In realtà tracciare cornicette per un bambino che sta terminando la scuola materna o che frequenta i primi anni della scuola elementare, può essere una risorsa per allenare non solo la creatività, ma per affinare la coordinazione mano occhio e alcuni aspetti cognitivi.
Vediamo insieme come mai la cornicetta è una risorsa...


Per riprodurre una bella cornicetta, bisogna imparare ad osservare bene il modello: esplorarlo sistematicamente, identificarne la forma e le caratteristiche. Quindi è necessario riprodurre il modello, ma a questo fine si deve prima organizzare lo spazio (ossia i quadretti necessari), pianificare, comprendere quante righe tracciare, che orientamento dare alle righe (orizzontale, verticale, obliquo), individuare se si tratta di linee dritte o curve. La cornicetta…

Le Alpi (Ma Con Gran Pena Le ReCa Giù).

Quando frequentavo la scuola elementare (molti anni or sono, aimè!) la maestra ci insegnò una buffa frase, per ricordare il nome delle Alpi: Ma Con Gran Pena Le ReCa Giù.


Per divertirmi un pò, ho inventato questa filastrocca, dedicata a tutti i bimbi che stanno imparando a conoscere queste splendide montagne!



Ma Con Gran Pena Le Re Ca Giù: ma che freddo fa qua sù, qua su per la montagna è più fresco che in campagna!
Ma Con Gran Pena Le Re Ca Giù: un giro per le Alpi farai tu, non le scorderai mai, mai ora che il nome imparerai.
Marittime, non dimenticare, son le Alpi vicino al mare. Cozie, dal buffo nome gli abitanti mangian tome.
Ma Con Gran Pena Le Re Ca Giù: ora tu ne sai di più. Gaie e Pennine, da ricordare ci puoi andare a sciare.
Lepontine, alti monti per i laghi sono le fonti. Retiche, fresche montagne puoi raccoglier le castagne.
Ma Con Gran Pena Le Re Ca Giù: per le Alpi viaggi tu. Carniche: Alpi Orientali per praticar sport invernali.
Giulie, dallo splendido nome fanno appassionar molte persone. …