giovedì 27 ottobre 2011

LAUREE PEDAGOGICHE. Un'opportunità, non una fonte di esclusione.


Cari Lettori,
ho deciso di postare sul blog questo avviso perchè mi sembra un buon modo per contattare persone con formazione pedagogica.

Ci tengo a specificare che quest'iniziativa non è volta a denigrare titoli diversi dalla laurea e ancor meno  a sminuire le competenze altrui, ma  esclusivamente a far in modo che il titolo universitario non diventi altre volte fonte di esclusione  da opportunità in ambito pedagogico, come più volte avvenuto di recente.

AVVISO PER TUTTI I LAUREATI DI CLASSE PEDAGOGICA.

"Alla luce dei fatti e delle nostre esperienze è evidente che la nostra laurea non è riconosciuta come valore nel nostro paese. A livello culturale l'educazione è cosa di tutti, non una competenza specialistica, che richiede studio e impegno. Per questa ragione si rivela opportuno unirci per chiedre come prima cosa che la laurea pedagogica sia un titolo che non escluda dai contesti educativi in favore di corsi regionali o diplomi."
E' opportuno mobilitarsi a livello regionale e con progetto nazionale.


Per chi fosse interessato contattare Sandra Muzzi: sandramuzzi@gmail.com/skipe: sandramuzzi e Nadia Scarnecchia: scarnecchia.nadia@tiscali.it skipe: achille270377 .

domenica 23 ottobre 2011

Mi rifugio nel castello...



Piove, piove senza sosta
questa nuvola non si sposta.

Vago e giro con l' ombrello
trovo rifugio nel castello.

Il castello non è abitato
mi hanno detto che è stregato.

Entro dentro è tutto scuro,
vado avanti non me ne curo.

Ad un tratto un pipistrello
mi sottrae  il bel cappello.

Il cappello voglio acciuffare,
ma il pipistrello “puf ” scompare.

Mamma mia che posto odioso
c'è un fantasma senza riposo!

Una voce inizia a urlare,
forse è il caso di scappare?

Fuggo svelto dal castello
 e se piove apro l'ombrello!

Nadia Scarnecchia

venerdì 21 ottobre 2011

Quando il corso regionale vale più della laurea.


Cari Lettori,
condivido con Voi la mia frustrazione e il mio sconcerto, perchè quanto accade in questo Paese a volte mi sembra inspiegabile.

"Questa lettera è denuncia ed espressione del mio sconcerto. Sono un'educatrice laureata con ottimi voti in scienze dell'educazione, che ha arricchito il curriculum universitario con altre specializzazioni, ma non ha pensato di frequentare il corso regionale per conseguire il diploma di educatrice per la prima infanzia. Questo diploma regionale però pare valga più della laurea, perchè per la seconda volta non avrò modo di partecipare ad un concorso per educatrice di asilo nido, mentre saranno accettati i detentori di diploma di scuola media superiore (quinquennale), se in possesso del diploma regionale. Il comune che non apre le porte ai laureati di classe pedagogica, a meno che non abbiano frequentato anche il corso regionale, è quello di Rivoli; nel mese di luglio 2011 era il comune di Orbassano a sbarrarci la strada.
Non credo che la laurea sia un certificato inequivocabile di competenze, ma non è forse paradossale che un corso regionale con un solo esame finale, valga più decine di esami universitari superati con profitto?
Ringraziando per l'attenzione, porgo cordiali saluti.

Nadia Scarnecchia"

martedì 18 ottobre 2011

Un abbraccio per l'autismo.

Illustrazione: Aris.

AMA Associazione Missione Autismo è un’associazione di genitori, amici, insegnanti, operatori, volontari, nata per creare una realtà nuova intorno a questa disabilità in drastico aumento negli ultimi anni.
In quest’ottica la nostra attività è concentrata in primo luogo sulla informazione/sensibilizzaz
ione: solo conoscendo l’autismo si può superare la barriera della “diversità” per instaurare relazioni vere che ci possono solamente arricchire.
Essenziale, inoltre, risulta una formazione adeguata per chi vive e lavora con i soggetti affetti da autismo, affinché gli interventi siano appropriati ed efficaci tali da consentire a ciascuno di loro di poter sviluppare al massimo le proprie potenzialità.
L’obiettivo più concreto è però l’apertura del centro “Splendere ogni giorni il sole”, che sarà un luogo dove si progetteranno e realizzeranno interventi educaitivo-comportamentali, un luogo di formazione continua, ma anche un luogo aperto di incontro, di scambio e di integrazione

Ecco allora il perché di questo calendario "Un abbraccio per l’autismo", in cui alcuni artisti si sono prestai per farsi fotografare con i bambini e ragazzi dell’associazione.
Può sembrare un gesto banale, ma per noi un calendario col volto dei nostri bambini persegue, innanzitutto,un sogno di natura culturale: vorremmo che le persone non avessero più paura di questa patologia (o, meglio dei nostri bambini) e vedendo persone famose accanto a loro possano rendersi conto che.. amarli non è solo un "dovere" ma...un grandissimo dono.
La realizzazione di questo calendario è stata impegnativa per i nostri figli, per l'attesa e per i luoghi non conosciuti, ma essere riusciti a sfidare le loro insicurezze e paure è la prima tappa per affrontare l’autismo e loro sono stati MERAVIGLIOSI.

Il calendario uscirà ai primi di novembre: prenotatevi!!!!!!

Offerta minima per il calendario 7 euro più spese di spedizione che cambiano a seconda della quantità e delle modalità di spedizione.
Dati dell'Associazione per bonifico:c/c bancario, intestato a AMA
nome Istituto Bancario: Cassa di Risparmio di Asti, filiale di Castello d'Annone (AT)
IBAN: IT38W06085 47350 000000022761

Referenti: Paola Bombaci: alexandros.at@aliceposta.it
Olivia Iuroaea: oliviaiuroaea@yahoo.it
Anna Rizza per la Liguria: anna.rizza@alice.it

lunedì 17 ottobre 2011

....se anche i bambini smettono di ridere?


Cari Lettori,
oggi ho avuto la fortuna di leggere una lettera scritta da Don Mazzi, una riflessione dai toni forti, fatta di parole incisive, che lasciano un segno.

Voglio condividera con Voi...

"Ho letto con interesse, e spero di capirne un po’ di più, dell’esperienza pistoiese di un primo centro di terapia ricreativa per bambini. L’interesse e la meraviglia mia riguarda proprio il titolo. Quando eravamo poveri, nullatenenti e contadini, erano i nostri bambini a portare allegria e gioia dentro casa.
Le case di allora, con terra battuta al posto delle mattonelle firmate, illuminate dal fuoco del camino e addobbate da una tavola grande (perché allora eravamo tanti) non avevano la radio e erano i nostri bambini a cantare, urlare, ballare, giocare. Adesso, se ho capito bene, nemmeno i nostri bambini sanno più giocare, godere e devono andare a scuola di felicità. Ma ci pensate in che società siamo finiti?
I bambini non ridono, non si trastullano, non si sporcano (guai!), non possono farsi male. Sono bambini imbalsamati, inchiodati sui giochi informatici, con le mani piene del telefonino. Mandiamoli in Toscana, perdinci! E là, pittori, scultori, psicologi si daranno da fare per farli ridere.
L’hanno chiamata la “fabbrica della felicità”. E se, invece di autori quotati, adoperassimo le quattro anatrelle che sguazzano nella piscinetta del giardino o il pony della casa vicina, o la fisarmonica a bocca di nonno Adelino, o le favole di Antonietta la cieca?
Quando in un paese non giocano e non ridono più nemmeno i bambini, non è meglio mettere in terapia i grandi, i genitori, gli psicologi, i sociologi, i politici, gli insegnanti della scuola?
Voi direte che arrivano in Toscana i casi limite. Il Dynamo Camp di Pistoia è riservato ai casi patologici. E se vi dicessi che sono i casi non patologici che mi preoccupano di più? Quando una mamma è tirata di nervi già la mattina perché deve andare a lavorare e nel frattempo deve portare in orario a scuola il figlio; quando un padre spara più parolacce che parole a cena o durante il week end e non lo si vede mai sorridere, cosa può accadere ad un figlio?
Guai parlare di patologia alla mediaborghesia. Si tratterà di nervosismo. Somministrate qualche tranquillante. Solo i poveri hanno patologie. Io invece vi dico che in queste nostre città, siamo tutti borghesi, frustrati, inebetiti e patologici.
Perciò abbiamo i figli che ci meritiamo. Mandiamo pure a Pistoia i casi gravi. Ma non dimentichiamo che i casi veramente irrecuperabili non andranno mai in un paesino del pistoiese, dove tutti chiacchierano di tutto.
Poichè gli irrecuperabili li fabbrichiamo noi, per le terapie di felicità li porteremo in America, in Svizzera e, in extremis, in Canada. Nessuno deve sapere! Lasciatemi fare una battuta. È di Pascal: “Più conosco gli uomini, più amo il mio cane!”.

Don Antonio Mazzi"

Tratto da: 
http://www.exodus.it/exodus/index.php?option=com_k2&view=item&id=635%3Aanche-i-bambini-non-ridono-pi%C3%B9&Itemid=29

martedì 11 ottobre 2011

L'educazione cognitiva nella prima infanzia.

Edward Henry Potthast: girotondo.


 

"Per educare non basta istruire." Sigmund Freud

Per alcuni bambini la scuola non è solo un luogo di apprendimento e di socializzazione, ma è destinato ad essere il posto dove troppo spesso si scontrano con l'insuccesso e con la frustrazione che ne consegue, minando fortemente l'immagine di Sé in costruzione.
Sono giovani studenti che pur conservando un potenziale intellettivo intatto hanno difficoltà di autoregolazione e di controllo dell'impulsività, faticano a generalizzare gli apprendimenti, a cogliere relazioni, usano il linguaggio per comunicare, ma non in maniera adeguatamente strutturata, hanno difficoltà nel realizzare che il pensiero viene elaborato nella loro mente, spesso attribuiscono la ragione del loro insuccesso a fattori esterni.
Queste difficoltà spesso sono evidenziabili sin dalla scuola materna, quindi è importante l'intervento precoce. E' opportuno che il bambino impari a percepirsi come essere pensante, questa consapevolezza può essere maturata già intorno ai 4 anni di età.
Proprio con l'intento di “imparare ad imparare” e di “focalizzare l'attenzione dei bambini sui propri processi di pensiero”, al termine degli anni '80 Carl Haywood e Penelope Burns presso la Vanderbilt University (U.S.A.), hanno elaborato un Programma di Educazione Cognitiva per la prima infanzia: il Bright Start. Il programma si rivolge a bambini di età compresa tra i 3-6 anni, normodotati o con deficit cognitivi.
Il Programma di Educazione Cognitiva (PEC), vanta riferimenti di tutto rispetto: Piaget, Vygotsky e Feuerstein.
Oggi, grazie al contributo delle neuroscienze, sappiamo che l'intelligenza non è solo frutto della genetica, ma è un costrutto a cui concorrono fattori socio-culturali, ambientali e quindi è modificabile.
Haywood (fine anni '80) distingue tra intelligenza e cognizione: l'intelligenza viene definita come un'attitudine innata generalizzata e la cognizione come la risultante di processi di pensiero che devono essere appresi. Quest'ultima è modificabile mediante l'educazione e promuovendo la motivazione intrinseca: il rinforzo non deve venire dall'esterno, ma il soggetto deve sentirsi coinvolto e gratificato nello svolgere un dato compito.
Il PEC fa riferimento alla teoria degli stadi dello sviluppo dell'intelligenza di Piaget, infatti tra i 3 ed i 6 anni il bambino entra nello stadio delle operazioni concrete (classificare, includere in classi, il concetto di numero, etc.)
Notevole è l'influenza di Vygostky, che considera l'apprendimento un processo sociale che avviene in contesti dove sono presenti gli adulti; questi aiutando i bambini nell'apprendere contribuiscono a creare la zona di sviluppo potenziale, che è lo scarto tra quanto il bimbo apprende se lasciato solo davanti ad un problema e quanto invece riesce a fare se opportunamente guidato da un adulto.
Per questa ragione le caratteristiche dell'ambiente in cui il soggetto vive e impara, sono determinanti per il suoi processi di apprendimento.
Il PEC risente moltissimo dell'influenza di Feuerstein con la Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale, che asserisce che la mente umana è plastica, che l'intelligenza è modificabile e la genetica non ha l'ultima parola. Feuerstein pone l'accento sulle funzioni cognitive (ossia i processi di pensiero sottesi agli apprendimenti) e sull'Esperienza di Apprendimento Mediato. E' importante sapere che ci sono due maniere per apprendere: dall'esposizione diretta agli stimoli ambientali o attraverso la mediazione dell'adulto che si interpone tra lo stimolo ambientale ed il bambino e tra quest'ultimo e la risposta. Nei bambini con difficoltà cognitive, con vissuti traumatici, esperienze di immigrazione o in quando i genitori sono assenti, sono necessarie numerose Esperienze di Apprendimento Mediato.
Il Programma di Educazione Cognitiva è costituito da sette Unità proposte in un dato ordine: controllo di sé, relazioni quantitative, confronti, cambiamento di ruolo, classificazione, seriazione e caratteristiche distintive. Ciascuna Unità è suddivisa in brevi lezioni della durata di circa 20 minuti che si rivolgono ad un gruppetto di 4-5 allievi e hanno una strutturazione standard. Le lezioni fanno il focus su alcune funzioni cognitive che devono essere riprese nel corso della giornata, durante le attività curricolari dell'intera classe. Non richiedono una programmazione, ma ben si adattano a qualunque contenuto, perché l'obiettivo principale è rendere il bambino cosciente di pensare, aiutarlo a scoprire le strategie necessarie per apprendere, insegnargli a porsi le giuste domande, a regolare il proprio comportamento e a generalizzare gli apprendimenti.


Edvard Henry Potthast: a family outing.

Uno dei punti di forza del Programma Bright Start è che prevede la possibilità di coinvolgere i genitori, in quanto il loro ruolo è fondamentale per l'educazione del fanciullo: con loro il piccolo trascorre molte ore, così si può creare sinergia e continuità tra la scuola e la famiglia.
Il PEC prevede un Manuale per genitori, semplice e divertente, dove sono proposte delle attività legate alle sette Unità. Il bimbo, opportunamente mediato dall'adulto, può svolgere a casa queste attività utili e divertenti.
L'inclusione dei genitori nel Programma di Educazione Cognitiva crea intorno al bambino un ambiente modificante, continuità e sistematicità, che sono “conditio sine qua non” per l'educazione o la rieducazione dei processi di pensiero.

Esperienze: perchè mi sono avvicinata al metodo Feuerstein?

Boccioli di bucaneve.

Ho iniziato ad avvicinarmi al metodo Feuerstein per esigenze professionali: lavoravo per un centro per la prevenzione del disagio minorile e tra le diverse attività svolte presso il centro mi capitava di fare interventi nelle classi elementari e doposcuola ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado.
Dai racconti delle insegnanti e da ciò che io stessa riscontravo, emergeva la presenza di studenti  con evidenti difficoltà scolastiche e disagi comportamentali, che non erano certificati, non avevano una diagnosi; alcuni insegnati ed educatori dicevano "che non erano molto svegli" o che "erano svogliati", ma a me ciò non bastava, perchè non si sapeva cosa fare per aiutarli.
Quanto stavo apprendendo dal corso di studi universitario non sempre era sufficiente, avevo nozioni teoriche di varia natura, ma non competenze specialistiche, però in quanto educatrice avrei avuto bisogno di saper molto di più su come aiutare questi soggetti.
Se è vero che per fare l'educatore le nozioni teoriche da sole non bastano, servono esperienza e sensibilità, è altrettanto vero che lavorando con le persone ed essendo questi esseri pensanti, è importante avere maggiori cognizioni sul pensiero umano e sul rapporto esistente tra educazione e cambiamento.
Nel metodo Feuerstein ho trovato un valido aiuto: per questo quando venni a conoscenza di questo psicologo israeliano, che con caparbietà e pazienza insegnava ai ragazzi svantaggiati, poveri o con deficit neurologici a pensare, ho avvertito la necessità di sapere di più e di abilitarmi all'applicazione del suo metodo per la modificabilità cognitiva strutturale.
Il professor Feuerstein è un uomo colto e coraggioso, che non si è mai arreso davanti ai limiti imposti dalla natura e dall'uomo. Un personaggio che ha saputo vedere oltre i risultati degli studi degli psicologi che lo avevano preceduto. E' stato capace di utilizzare e rielaborare gli studi di Vygostkji, sulla teoria del potenziale di sviluppo ed ha inteso l'importanza dell'intervento dell'adulto nell'atto educativo, poprio come diceva Bruner.

Un fiore nel deserto.

Feuerstein non si è mai arreso, la genetica non poteva avere l'ultima parola, l'impatto ambientale era molto importante per lo sviluppo dell'intelligenza umana ed anche le  scoperte neurobiologiche più recenti hanno dato ragione al professore israeliano: l'essere umano è modificabile, l'apprendimento modifica le strutture cognitive e la chimica cerebrale.
Sulla base di queste teorie, intuizioni e grazie alla fiducia e all'amore di quest'uomo per il genere umano è nato il metodo Feuerstein. Un'approccio che apre le porte alla speranza, che permette di guardare avanti con ottimismo. L'intelligenza non è un'entità statica  e rigidamente misurabile con test standard, ma è dinamica, è un processo, influenzato da molti fattori, non ultimo dagli aspetti emotivi.
Feuerstein e la sua equipe hanno elaborato una batteria di valutazione dinamica della propensione all'apprendimento (LPAD), che non genera sentenze, non fornisce valori di Q.I., ma descrive quali sono le abilità del soggetto, quali funzioni cognitive sono carenti e che tipo di mediazione e intervento possono generare il cambiamento.
In risposta da quanto emerge dall'LPAD, Feuerstein ha studiato una batteria di strumenti carta-matita PAS (Programma di Arricchimento Strumentale), che viene applicata da un mediatore formato al metodo, per generare e rafforzare le funzioni cognitive carenti.
La letteratura sul metodo racconta di importanti traguardi. Amare il prossimo non significa limitarsi ad accettarlo com'è, ma credere nelle potenzialità umane e "costringerlo", guidarlo, verso il cambiamento. 
(Tratto dalla mia testi di laurea. Introduzione.)



mercoledì 5 ottobre 2011

Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo.


"Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo." Voltaire

Comma 29, lettera a) DDL intercettazioni, in discussione in questi giorni presso il Parlamento italiano:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Non è contemplato un Giudice terzo che possa vagliare i contenuti di blog, testate giornalistiche on-line, etc., quindi qualsiasi soggetto che li riterrà offensivi (indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive) potrà richiedere la correzione degli stessi, che dovrà avvenire senza alcun commento; in caso di inadempienza i gestori del sito verranno sottoposti a sanzioni.

In segno di dissenso verso il comma 29 del DDL intercettazioni e per solidarietà con Wikipedia, questo blog rimarrà inattivo per tutta la  settimana.

Creatività d'autunno: l'uva.

  G. ama molto creare, fare l'attività, come dice lei. Io sono ben felice di proporle spunti, sebbene confesso che per m...