martedì 11 ottobre 2011

L'educazione cognitiva nella prima infanzia.

Edward Henry Potthast: girotondo.


 

"Per educare non basta istruire." Sigmund Freud

Per alcuni bambini la scuola non è solo un luogo di apprendimento e di socializzazione, ma è destinato ad essere il posto dove troppo spesso si scontrano con l'insuccesso e con la frustrazione che ne consegue, minando fortemente l'immagine di Sé in costruzione.
Sono giovani studenti che pur conservando un potenziale intellettivo intatto hanno difficoltà di autoregolazione e di controllo dell'impulsività, faticano a generalizzare gli apprendimenti, a cogliere relazioni, usano il linguaggio per comunicare, ma non in maniera adeguatamente strutturata, hanno difficoltà nel realizzare che il pensiero viene elaborato nella loro mente, spesso attribuiscono la ragione del loro insuccesso a fattori esterni.
Queste difficoltà spesso sono evidenziabili sin dalla scuola materna, quindi è importante l'intervento precoce. E' opportuno che il bambino impari a percepirsi come essere pensante, questa consapevolezza può essere maturata già intorno ai 4 anni di età.
Proprio con l'intento di “imparare ad imparare” e di “focalizzare l'attenzione dei bambini sui propri processi di pensiero”, al termine degli anni '80 Carl Haywood e Penelope Burns presso la Vanderbilt University (U.S.A.), hanno elaborato un Programma di Educazione Cognitiva per la prima infanzia: il Bright Start. Il programma si rivolge a bambini di età compresa tra i 3-6 anni, normodotati o con deficit cognitivi.
Il Programma di Educazione Cognitiva (PEC), vanta riferimenti di tutto rispetto: Piaget, Vygotsky e Feuerstein.
Oggi, grazie al contributo delle neuroscienze, sappiamo che l'intelligenza non è solo frutto della genetica, ma è un costrutto a cui concorrono fattori socio-culturali, ambientali e quindi è modificabile.
Haywood (fine anni '80) distingue tra intelligenza e cognizione: l'intelligenza viene definita come un'attitudine innata generalizzata e la cognizione come la risultante di processi di pensiero che devono essere appresi. Quest'ultima è modificabile mediante l'educazione e promuovendo la motivazione intrinseca: il rinforzo non deve venire dall'esterno, ma il soggetto deve sentirsi coinvolto e gratificato nello svolgere un dato compito.
Il PEC fa riferimento alla teoria degli stadi dello sviluppo dell'intelligenza di Piaget, infatti tra i 3 ed i 6 anni il bambino entra nello stadio delle operazioni concrete (classificare, includere in classi, il concetto di numero, etc.)
Notevole è l'influenza di Vygostky, che considera l'apprendimento un processo sociale che avviene in contesti dove sono presenti gli adulti; questi aiutando i bambini nell'apprendere contribuiscono a creare la zona di sviluppo potenziale, che è lo scarto tra quanto il bimbo apprende se lasciato solo davanti ad un problema e quanto invece riesce a fare se opportunamente guidato da un adulto.
Per questa ragione le caratteristiche dell'ambiente in cui il soggetto vive e impara, sono determinanti per il suoi processi di apprendimento.
Il PEC risente moltissimo dell'influenza di Feuerstein con la Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale, che asserisce che la mente umana è plastica, che l'intelligenza è modificabile e la genetica non ha l'ultima parola. Feuerstein pone l'accento sulle funzioni cognitive (ossia i processi di pensiero sottesi agli apprendimenti) e sull'Esperienza di Apprendimento Mediato. E' importante sapere che ci sono due maniere per apprendere: dall'esposizione diretta agli stimoli ambientali o attraverso la mediazione dell'adulto che si interpone tra lo stimolo ambientale ed il bambino e tra quest'ultimo e la risposta. Nei bambini con difficoltà cognitive, con vissuti traumatici, esperienze di immigrazione o in quando i genitori sono assenti, sono necessarie numerose Esperienze di Apprendimento Mediato.
Il Programma di Educazione Cognitiva è costituito da sette Unità proposte in un dato ordine: controllo di sé, relazioni quantitative, confronti, cambiamento di ruolo, classificazione, seriazione e caratteristiche distintive. Ciascuna Unità è suddivisa in brevi lezioni della durata di circa 20 minuti che si rivolgono ad un gruppetto di 4-5 allievi e hanno una strutturazione standard. Le lezioni fanno il focus su alcune funzioni cognitive che devono essere riprese nel corso della giornata, durante le attività curricolari dell'intera classe. Non richiedono una programmazione, ma ben si adattano a qualunque contenuto, perché l'obiettivo principale è rendere il bambino cosciente di pensare, aiutarlo a scoprire le strategie necessarie per apprendere, insegnargli a porsi le giuste domande, a regolare il proprio comportamento e a generalizzare gli apprendimenti.


Edvard Henry Potthast: a family outing.

Uno dei punti di forza del Programma Bright Start è che prevede la possibilità di coinvolgere i genitori, in quanto il loro ruolo è fondamentale per l'educazione del fanciullo: con loro il piccolo trascorre molte ore, così si può creare sinergia e continuità tra la scuola e la famiglia.
Il PEC prevede un Manuale per genitori, semplice e divertente, dove sono proposte delle attività legate alle sette Unità. Il bimbo, opportunamente mediato dall'adulto, può svolgere a casa queste attività utili e divertenti.
L'inclusione dei genitori nel Programma di Educazione Cognitiva crea intorno al bambino un ambiente modificante, continuità e sistematicità, che sono “conditio sine qua non” per l'educazione o la rieducazione dei processi di pensiero.

3 commenti:

  1. Per un educatoreo per un insegnante la formazione sul metodo "Bright Start" è un 'opportunità importante di crescita professionale.
    E' un grande aiuto per strutturare un percorso coerente di apprendimento degli strumenti indispensabili per "cavarsela" non solo a scuola ma nella vita.

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  2. mi piacerebbe molto seguire un corso in proposito..
    angela

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