giovedì 28 marzo 2013

Il dono del cigno.


Auguro a tutti una serena Pasqua di rinascita e cambiamento.
 
"Solo il cambiamento è eterno, perpetuo, immortale."
A. Schopenhauer. 

In un Paese dimenticato
c'era un Lago incantato.
Sull'acqua scintillante,
danzava il cigno elegante.

Lo ammiravano i bambini:
quelli grandi e i piccini.
Eran tutti intorno a lui,
ma i suoi occhi erano bui.

Il cigno bianco immacolato
era magico e fatato.
Conosceva bene la verità:
c' era un pericolo, proprio là!

Una Strega minacciava il Villaggio
per salvarlo serviva coraggio.
Una notte buia, senza Luna,
il cigno pregò dea Fortuna.

Andò in alto in cima al Monte
giunse presso un vecchio ponte,
colse un fiore molto raro
che addolciva il cuore amaro.

L'indomani col sol nascente
il cigno attendeva un po', paziente.
Col cuore colmo di timore
alla strega donò il bel fiore.

Inebriata dal buon profumo
annusò il fiore e divenne fumo.
Rinacque presto trasformata:
fu per sempre una buona Fata.

Nadia Scarnecchia

martedì 19 marzo 2013

Motivazione intrinseca o estrinseca?

Pete Revonkorpi
  
La vera disciplina non si impone. Non può venire che dall'interno di noi stessi. (Dalai Lama)

Capita spesso di assistere a comportamenti, non solo tenuti da bambini o dagli adolescenti, che denotano una scarsa considerazione delle conseguenze, talvolta deleterie, che questi possono avere per chi li compie o per la società in cui queste persone vivono.

Per questa ragione vorrei proporre una breve riflessione su un aspetto importante della pratica educativa: la motivazione.


E' necessario educare i bambini sin da piccoli allo sviluppo di una motivazione intrinseca nell'agire: è importante fare o non fare un'azione perchè si comprende il vantaggio o lo svantaggio che, anche a lungo termine, quest'atteggiamento può avere per noi o per gli altri. A questo scopo è utile che l'adulto aiuti il piccolo a comprendere il significato delle regole, a ragionare sulle azioni e sulle conseguenze (utilizzando modi ed argomentazioni che rispettino l'età del bambino e la sua sensibilità).

Se i comportamenti sono determinati da promesse di premio o dal timore delle punizioni, si parla di motivazione estrinseca (motivazione che viene da fuori). Se l'"arbitro" è sempre esterno, ci sarà sempre bisogno di qualcuno che controlla, questo non aiuterà il bambino a maturare e sviluppare un buon senso di responsabilità nei confronti di se stesso e dell'ambiente con cui interagisce.


Solo se la disciplina è stata compresa e sviluppata internamente, se il luogo di controllo è interno, la persona saprà generalizzare i buoni comportamenti anche in età adulta, senza necessità di supervisioni.


Il suggerimento dell'educatrice:

privilegiare la motivazione, è importante sia nella vita quotidiana che nelle esperienze scolastiche: anche nello studio tener conto degli interessi dello studente, partire dai suoi bisogni, crearne di nuovi, può essere la chiave per stimolare lo studio di materie nuove o il superamento di difficoltà scolastiche.

mercoledì 13 marzo 2013

Analfabeti d'Italia



Vorrei condividere con Voi un articolo scritto nel 2008, dal celebre linguista italiano Tullio De Mauro.

Quest'articolo fa un'analisi dell'analfabetismo (spesso analfabetismo di ritorno) che colpisce troppi italiani e che alcuni economisti additano quale causa del ristagno dell'economia del Nostro Paese.

Spero che queste parole colpiscano anche Voi, che lascino una traccia, un segno. Auguro a tutti Noi che questo segno divenga un solco dove accogliere e fare germogliare semi di curiosità, voglia di sapere e di comprendere.

Lauree e diplomi sono pezzi di carta (onorevoli) che certificano un percorso, ma come potete comprendere anche dalla lettura dell'articolo da soli non bastano, non sono tutto, non sono sufficienti. Imparare, capire, decodificare sono processi di un percorso in divenire, che ogni individuo  sceglie per se stesso, per darsi delle concrete possibilità (non di carriera o di ricchezza, ma esistenziali), per tentare la via della libertà (non di una libertà assoluta ed incondizionata), ma la Libertà più grande: quella di pensiero, fatta  di competenza e senso critico.

A mio padre,
 che ringrazio, 
perchè non ha mai smesso di ricordarmi 
quanti problemi provengano dall'ignoranza...

"Analfabeti d’Italia

di Tullio De Mauro

Un’analisi terrorizzante della capacità degli italiani di comprendere ciò che viene scritto e detto. Un pericolo per la democrazia?

"Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un'altra, una cifra dall'altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un'icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea. Questi dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi. Ad accurati campioni di popolazione in età lavorativa è stato chiesto di rispondere a questionari: uno, elementarissimo, di accesso, e cinque di difficoltà crescente. Si sono così potute osservare le effettive capacità di lettura, comprensione e calcolo degli intervistati, e nella seconda indagine anche le capacità di problem solving. I risultati sono interessanti per molti aspetti. Sacche di popolazione a rischio di analfabetismo (persone ferme ai questionari uno e due) si trovano anche in società progredite. Ma non nelle dimensioni italiane (circa l'80 per cento in entrambe le prove). Tra i paesi partecipanti all'indagine l'Italia batte quasi tutti. Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori. I dati sono stati resi pubblici in Italia nel 2001 e nel 2006. Ma senza reazioni apprezzabili da parte dei mezzi di informazione e dei leader politici.
Nelle ultime settimane, però, alcuni mezzi di informazione hanno parlato con curiosità del fatto che parecchi laureati italiani uniscono la laurea a un sostanziale, letterale analfabetismo. Questa curiosità vagamente moralistica è meglio di niente? No, non è meglio, se porta a distrarre l'attenzione dalla ben più estesa e massiccia presenza di persone incapaci di leggere, scrivere e far di conto (quello che in inglese chiamiamo illiteracy e innumeracy e in italiano diciamo, complessivamente, analfabetismo). È notevole che l'analfabetismo numerico (l'incapacità di cavarsela con una percentuale o con un grafico) non abbia neanche un nome usuale nella nostra lingua.
È grave non saper leggere, scrivere e far di conto? Per alcuni millenni - dopo che erano nati e si erano diffusi sistemi di scrittura e cifrazione - leggere, scrivere e far di conto furono un bene di cui si avvantaggiava l'intera vita sociale: era importante che alcuni lo sapessero fare per garantire proprietà, conoscenze, pratiche religiose, memorie di rilievo collettivo, amministrazione della giustizia. Ma nelle società aristocratiche a base agricola, purché ci fossero alcuni letterati, la maggioranza poteva fare tranquillamente a meno di queste capacità. I saperi essenziali venivano trasmessi oralmente e perfino senza parole. Anche i potenti potevano infischiarsene, purché disponessero di scribi depositari di quelle arti. Carlo v poteva reggere un immenso impero, ma aveva difficoltà perfino a fare la firma autografa. Le cose sono cambiate in tempi relativamente recenti almeno in alcune aree del mondo. Dal cinquecento in parte d'Europa la spinta della riforma protestante, con l'affermarsi del diritto-dovere di leggere direttamente Bibbia e Vangelo senza mediazioni del clero, si è combinata con una necessità creata dal progredire di industrializzazione e urbanizzazione: quella del possesso diffuso di un sapere almeno minimo. In seguito è sopravvenuta l'idea che tutti i maschi abbienti, poi tutti i maschi in genere, infine perfino le donne, potessero avere parte nelle decisioni politiche. La "democrazia dei moderni" e i movimenti socialisti hanno fatto apparire indispensabile che tutti imparassero a leggere, scrivere e far di conto. Il solo saper parlare non bastava più. E in quelle che dagli anni settanta del novecento chiamiamo pomposamente "società postmoderne" o "della conoscenza”; leggere, scrivere e far di conto servono sempre, ma per acquisire livelli ben più alti di conoscenza necessari oggi all'inclusione, anzi a sopravvivere in autonomia.
L'analfabetismo italiano ha radici profonde. Ancora negli anni cinquanta il paese viveva soprattutto di agricoltura e poteva permettersi di avere il 59.2 per cento della popolazione senza titolo di studio e per metà totalmente analfabeta (come oggi il 5 per cento). Fuga dai campi, bassi costi della manodopera, ingegnosità (gli "spiriti vitali" evocati dal presidente Napolitano) lo hanno fatto transitare nello spazio di una generazione attraverso una fase industriale fino alla fase postindustriale. Nonostante gli avvertimenti di alcuni (da Umberto Zanotti Bianco o Giuseppe Di Vittorio a Paolo Sylos Labini), l'invito a investire nelle conoscenze non è stato raccolto né dai partiti politici né dalla mitica "gente". Secondo alcuni economisti il ristagno produttivo italiano, che dura dagli anni novanta, è frutto dei bassi livelli di competenza. Ma nessuno li ascolta; e nessuno ascolta neanche quelli che vedono la povertà nazionale di conoscenze come un fatto negativo anzitutto per il funzionamento delle scuole e per la vita sociale e democratica".

Internazionale, 7/13 marzo 2008"

giovedì 7 marzo 2013

Passo dopo passo si arriva a scuola.

Immagine tratta dal web (se viola copyright,  provvedo a rimuoverla.)


"Chi ben inizia è a metà dell'opera." 
Saggezza popolare

In ogni ambito la prevenzione si rivela sempre la carta vincente. 
Ormai è noto a tutti che una scorretta alimentazione (che privilegia cibi ipercalorici, a discapito di frutta e verdura), predispone sin dall'infanzia al sovrappeso e all'obesità. E' anche necessario ricordare che un bambino in sovrappeso, avrà maggiori probabilità di divenire un adulto obeso e di sviluppare disturbi circolatori, problemi cardiaci o diabete.

Per controllare il peso e mantenere l'organismo in buona salute l'alimentazione è un'arma vincente, ma da sola non basta. E' importante, sin da bambini, fare regolare attività fisica.
Non è necessario, parlando in termini di controllo del peso e di riduzione del rischio cardiovascolare, fare attività sportiva intensa o praticare sport complessi, ma è sufficiente camminare con regolarità.

"Le malattie cardiovascolari da trombosi, come infarto, ictus, embolia e trombosi, sono l'epidemia dei nostri giorni e ogni anno in Italia colpiscono 600 mila persone. Sono la prima causa di morte nei paesi industrializzati. Per questo è bene prevenirle fin dall'infanzia, con alimentazione sana e attività fisica. L'attività fisica e sportiva sono fondamentali per ridurre il rischio cardiovascolare, e insieme all'eliminazione del fumo e il controllo del peso sono la strategia vincente contro quest'epidemia che ci colpirà nei prossimi vent'anni" Marco Moia, segretario scientifico dell'Associazione lotta alla trombosi (Alt).

Per questa ragione è importante sin dall'infanzia creare occasioni per camminare con i bambini educandoli ad uno stile di vita attivo. Andare a scuola a piedi  potrebbe essere un buon inizio, anche per i bambini un po' più pigri. Quindi può essere interessante organizzare camminate domenicali per tutta la famiglia: sono un'ottima occasione per fare movimento, condividere esperienze, visitare nuovi luoghi e scoprire paesaggi.

Per approfondire questo tema e  comprendere i benefici del camminare, invito alla lettura di questo link: A scuola a piedi, il cuore ringrazia  tratto da: www.camminareweb.it

Per chi fosse interessato al camminare e all'iniziativa Pedibus (un vero e proprio "autobus umano" con fermate precise ed orari stabiliti, sotto la responsabilità di due adulti): http://nelleducazioneuntesoro.blogspot.it/2012/04/mamma-oggi-andiamo-piedi.html

Creatività d'autunno: l'uva.

  G. ama molto creare, fare l'attività, come dice lei. Io sono ben felice di proporle spunti, sebbene confesso che per m...