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Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (D.P.S.): di cosa si tratta?

Per D.P.S. si intendono quadri clinici diversi caratterizzati da un' alterazione dell'interazione sociale, compromissione della comunicazione verbale e non verbale e da attività stereotipate, interessi limitati e bizzarri.

Ai disturbi pervasivi dello sviluppo appartengono:

_ l'autismo (ad alto e basso funzionamento);
_ disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato;
_ disturbo disintegrativo dell'infanzia;
_ Sindrome di Rett;
_Sindrome di Asperger.

La prima volta in cui venne usato il termine "autismo", risale al 1911: Bleuler lo impiegò riferendosi a pazienti schizzofrenici, per descriverne la chiusura, l'isolamento ed evitamento dell'altro.
Solo nel 1943 Leo Kanner usò il termine autismo per denominare una patologia (l'Autismo Infantile), definito come un disturbo congenito e non più per descrivere un sintomo. I bambini descritti da Kanner avevano comportamenti particolari, infatti manifestavano problemi nei cambi di routine, avevano la tendenza  a stare soli e non interagire con gli altri, inoltre anche lo sviluppo del linguaggio risultava essere compromesso, con ritardi nella parola e talvolta ecolalie (cioè la ripetizione di parole o frasi pronunciate da altre persone).
Prima di giungere alla verità sull 'autismo, ci sono state interpretazioni errate, come quella degli psicodinamici,  tra cui  Bruno Bettehleim,
che ritenevano fosse dovuto al contatto con una realtà incapace di soddisfare i bisogni di protezione e rassicurazione del fanciullo.
Tutti gli studi successivi hanno però smentito quest'ipotesi, parlando quindi di un disturbo neuro-biologico.
Dal 1980, infatti, i manuali diagnostici riconosciuti internazionalmente, definiscono il Disturbo Autistico come un disturbo dello sviluppo, innato, presente indipendentemente da cultura, religione, stato sociale, ecc. L’utilizzo di termini quali “psicosi infantile”, frequente in passato, è quindi non corretto e obsoleto.

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