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Ancora compiti...

Immagine: Susana Parada.


Premetto che non sono mai stata contro i compiti a casa, che penso che una piccola quantità di compiti permetta allo studente di consolidare gli apprendimenti, d'imparare a gestire le responsabilità ed il lavoro in autonomia. Detto questo i compiti andrebbero assegnati con criterio.

Essendo un'educatrice che segue nel pomeriggio i bambini durante lo svolgimento dei compiti o in percorsi di potenziamento cognitivo, mi son resa conto che quando i compiti sono troppi, perdono di significato. Il bambino non presta attenzione al processo, aumenta notevolmente l'impulsività, l'obiettivo non è più apprendere, ma "smaltire i compiti", a discapito del loro valore! In più alcuni bimbi, con situazioni di confine con disturbi dell'apprendimento (quindi con difficoltà di controllo dell'impulsività, con un orientamento spaziale carente, con difficoltà nella memoria procedurale, etc.), con troppi compiti vanno letteralmente in confusione, con un crollo delle prestazioni, che non serve ad apprendere, ma che danneggia l'autostima ed il senso di competenza.

Per questa ragione vorrei proporre a tutti voi: educatori, genitori, nonni, docenti, la lettura dell'articolo che segue. "Sono tutti utili questi compiti a casa? I bambini non hanno più tempo per crescere.", tratto da OggiScuola.it

L'argomento compiti è molto dibattuto, purtroppo troppo spesso su questo tema genitori e docenti si scontrano, senza incontro. Troppo spesso si cerca sbrigativamente di attribuire colpe, dando libero sfogo a luoghi comuni come "i genitori non hanno voglia di fare sacrifici" oppure "i docenti sono impreparati, non sanno organizzare il lavoro in classe" o peggio "Ai miei tempi...". In alcuni casi queste affermazioni potrebbero essere vere, ma come tutte le generalizzazioni, sono pericolose.


A mio avviso è importante capire che i docenti hanno da seguire le disposizioni ministeriali, che le realtà scolastiche sono sempre più complesse, perchè rispecchiano la società complessa in cui viviamo (bimbi immigrati provenienti da culture diverse, studenti con disabilità, situazioni familiari complesse). Anche i docenti dovrebbero comprendere che le famiglie sono cambiate, i genitori spesso non hanno il tempo che vorrebbero, non per scelta, ma perchè sono costretti a ritmi esasperati da un mondo del lavoro richiedente, precario, competitivo, esasperante.

Quello che vorrei dire è: cambiamo la società, cominciando dalla scuola, grazie all'opportunità di crescita che il confronto costante con i nostri figli o educandi ci offre. Non alziamo muri, costruiamo ponti. Siamo tutti in difficoltà davanti a questa società che cambia, che corre, che non è più a misura d'uomo. 

Cominciamo ad ascoltarci di più e a provare a fidarci l'uno dell'altro, a non generalizzare, per costruire un'alleanza che possa servire ai nostri figli per crescere e costruire un mondo migliore di quello che sta creando disagi a tutti noi: genitori e docenti!

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