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Potenziare la cognizione numerica nella prima infanzia.

Sentendo parlare di cognizione numerica, molti lettori di questo blog torneranno con la mente ai tempi della scuola e immagineranno bimbi impegnati in tediosi esercizi.

In realtà la cognizione numerica è antecedente all'età scolastica. Molti articoli scientifici dimostrano che la capacità di comprendere e manipolare la numerosità è innata e appartiene anche al mondo animale. 

Inizialmente il bambino è in grado di comprendere la differenza di quantità (indicativamente a partire dai 20 mesi),  ossia il concetto di di più, di meno.

Per passare dalla quantità alla numerosità (tanti, pochi, uno solo) il bambino ha bisogno della figura dell'adulto mediatore.

Nello potenziamento della cognizione numerica, gioca un ruolo decisivo lo sviluppo della capacità rappresentativa (18 mesi circa), che permette la comparsa progressiva del linguaggio, dell'imitazione differita (il bambino imita quanto ha visto fare da altri) e del gioco simbolico (es. il bambino cavalca la scopa immaginando sia il cavallo, muove un pezzo di carta immaginando sia una macchinina). Sviluppando il linguaggio, il bambino inizia a comprendere e utilizzare parole che quantificano la realtà: grande/piccolo, molti/pochi.

E' possibile proporre attività di potenziamento della cognizione numerica già a bimbi molto piccoli che frequentano l'asilo nido.

Le attività che vedrete, orientate allo sviluppo dell'intelligenza numerica, sono state proposte con relativa frequenza ad una bimba di due anni. Il testo di riferimento, utilizzato per lavorare "a tavolino" è: "Intelligenza numericanella prima infanzia. Attività per stimolare le potenzialità numeriche: dalla quantità alla numerosità." Autori: D. Lucangeli, A. Molin, S.Poli, ed. Erickson. 




Per favorire il consolidamento e la generalizzazione degli apprendimenti, le attività del libro sono state associate a giochi che permettessero di manipolare e osservare le situazioni e sono stati fatti brigging  (collegamenti) durante le situazioni di vita quotidiane (es.: ha più fragole la mamma o Giulia?, ha le scarpe più piccole papà o Giulia?) .

Esempio di attività: 

1. Osserviamo le immagini, proviamo a descrivere e definire le situazioni, quindi attraverso domande di processo comprendiamo la quantità e la numerosità.


 










 Generalizzazione: ho costruito due rettangoli (insiemi) di colori ben diversi, per favorire la percezione e perché il bambino denomini (rettangolo rosso, rettangolo blu) e non si limiti ad indicare. 

Nel rettangolo mettiamo degli oggetti, quindi chiediamo al bimbo di dire "dove ci sono più fiori/meno fiori?", "dove ci sono molti, pochi fiori, uno solo?". Vanno utilizzate domande di processo, che aiutino il bambino a ragionare sulle proprie risposte.








Alcune persone, nonostante le premesse sopra, potrebbero domandarsi se sia sbagliato o prematuro proporre attività di questo tipo a bimbi così piccoli, che nell'immaginario collettivo "devono divertirsi".

Ritengo sia necessario fare una premessa: nel primo triennio di vita del bambino c'è una grande produzione di neuroni, a tre anni l'aumento quantitativo dei neuroni è compiuto e le cellule cessano di riprodursi; a tre anni il bambino ha più connessioni di quelle che userà nella vita, ma solo  i percorsi neuronali "più battuti" rimarranno. E' questa la ragione per cui diviene importante l'educazione cognitiva e la stimolazione sin dalla primissima infanzia. Questo discorso vale per i bambini normodotati, ma è ancora più importante per i bimbi con bisogni educativi speciali.

E' importante educare l'intelligenza del bambino (quindi anche l'intelligenza numerica), non perchè sia in competizione con altri bambini o perchè quando andrà a scuola potrà avere buoni voti, ma perchè è necessario investire nell'intelligenza! Questa è la capacità che permette al soggetto di adattarsi all'ambiente: una persona che impara a ragionare sulle situazioni, a dare risposte adattive, che è mentalmente flessibile, è potenzialmente una persona che affronta la vita in maniera attiva e non si fa sopraffare dagli eventi.

Questa opportunità che l'adulto mediatore offre, non deve mai esser vissuta dal bambino come dovere, ma come bisogno. Questo bisogno il bambino lo percepisce se si crea una buona interazione con l'adulto mediatore, se il bambino sente che quanto impara ha un senso nella propria vita, se il bambino si diverte e si sente amato anche quando sbaglia.





Commenti

  1. Questo blog offre sempre degli spunti molto interessanti! Grazie :) Mahee Ferlini

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