mercoledì 30 settembre 2015

L'attività? Sì, se non la si fa per "dovere".

Giulia sul prato, giugno 2015



Ho deciso di scrivere questo post sulla scia dell'onda polemica conseguente l'articolo "Sono stufa di dover rendere l'infanzia dei miei figli magica" e in seguito alle domande di altre mamme, che a volte in maniera insistente, mi chiedevano se avessi deciso d'iscrivere mia figlia Giulia, di soli 19 mesi, al nido, piuttosto che al baby parking o se stesse frequentando il corso di acquaticità o cosa le facessi fare in casa.

Navigando in Internet si trovano molti siti e innumerevoli blog dedicati alla genitorialità, all'infanzia, ricchi di proposte didattiche, attività e suggerimenti per crescere  "figli felici". Quello che vorrei suggerire, innanzitutto, è di documentarvi su chi sia la persona che scrive tali proposte, di comprendere perchè scrive e con che titolo.

Per quanto mi concerne, questo Blog, non nasce dalla mia esperienza di mamma, ma dalla pregressa passione per le tematiche educative: la spinta che mi ha fatto decidere di sostenere decine di esami univeritari in questo ambito e di arricchire uteriormente la mia formazione, non ritenendola sufficiente.

Premesso questo vi domando: " avete mai letto in un libro di pedagogia che i bambini devono, necessariamente,  frequentare corsi sin dai primi mesi/anni di vita, fare miriadi di attività, gite o la mancata frequentazione del nido rappresenti una deprivazione?"

I bambini necessitano di una figura di riferimento stabile che soddisfi i bisogni primari, di chi li aiuti a contenere l'angoscia, hanno bisogno di ricevere stimoli e di mediazione per dare un significato alle cose, ai comportamenti, ma nessuno ha mai detto che la vita dei piccoli deve essere programmata minuto per minuto o che le mamme debbano trasformarsi in educatrici professionali e pianificare quotidianamente attività o preparare manicaretti degni della copertina del Cucchiaino d'Argento. 


Reuven Feuersein, che mi è caro, sosteneva che il primo mediatore è la madre: nella prima infanza mediare significa gestire le competenze del bambino e creare un ambiente adatto alle sue necessità e stimolante. Non c'è bisogno di essere colti o abbienti.

Ci si concentra molto sul "che cosa fare"  e "per quanto tempo", come se si dovesse somministrare una medicina, a discapito di due aspetti molto importanti: "come fare" e "perchè". In un processo come quello educativo che dura nel tempo e che interessa un soggetto in età evolutiva, che sarà sempre diverso giorno dopo giorno e anno dopo anno, la maniera in cui si fanno le cose dopo aver osservato e la spinta che muove l'agire, sono rilevanti.

L'educazione non segue ricette. Non esistono formule educative, nemmeno obblighi di attività e sicuramente non ci si forma su internet, nel migliore dei casi ci si informa.

Sono molti gli stimoli che si possono proporre ai bambini nel primo triennio: dalle esperienze di lettura condivisa, ad attività di manipolazione e travaso, passeggiate nella natura, ma non c'è bisogno di vivere questo con ansia o eccessiva preoccupazione: la mamma, mentre pesa il riso per la minestra, può decidere di darne un po' al bambino e con qualche contenitore, sarà il bambino stesso a dar vita ad un'esperienza di travaso; il papà incartando il regalo per il collega, può decidere di dare al bimbo che lo osserva un po' di carta da regalo e del nastro e se il bambino è sufficientemente"grande", un po' di colla, perchè sarà il bambino a sapere cosa farne. Non c'è necessità di iscriverli obbligatoriamente ad acquaticità o alla baby gym, può bastare fare passeggiate e andare a giocare al parco con altri bambini. I piccoli hanno bisogno di vicinanza, di affetto, di condivisione, di stimoli, non di genitori stressati o preoccupati di non fare la cosa giusta.

Se pensate di proporre un'attività in casa ai vostri bimbi, ma siete tesi, perchè temete che i bambini possano sporcare, sporcarsi, farsi male: non fatelo, perchè trasmetterete questa tensione e non il piacere per la  scoperta! Il tal caso una passeggiata insieme osservando quello che vi circonda o il pomeriggio al parco giochi, saranno esperienze più significative, se vissute serenamente.

Se desiderate che vostro figlio frequenti la lezione di musica, perchè vi pare una bella opportunità e vostro figlio sembra gradisca, provate, ma non è un obbligo: non state seguendo una terapia, volete offrirgli uno stimolo! 

Credo che una delle migliori educatrici che abbia incontrato nella mia vita, sia stata mia nonna Giuseppina. La nonna aveva frequentato fino alla terza classe elementare, non aveva competenze e non aveva idea di cosa potesse significare la parola pedagogia. Pur non sapendo chi fosse Maria Montessori, ho sempre pensato che nonna fosse montessoriana, forse come altre nonne della sua generazione. Quando preparava da mangiare, mi teneva vicina, mi dava un po' di pan grattato, un po' di spezie o un po' d'impasto per le pappardelle; a casa sua avevo una sediolina di legno, persino un grembiulino della mia dimensiona, un piccolo asse in legno per stendere o modellare la pasta ed un piccolo mattarello. Se cuciva, nonna mi permetteva di giocare con il cestino contenente le spolette e mi faceva giocare anche con le mollette  per il bucato. Nonna era serena, mi permetteva di toccare, non aveva timore che mi macchiassi il vestito o che qualcosa potesse sporcare il pavimento, c'erano poche regole (che dovevano essere rispettate), ma non erano una serie di divieti. Era vicina, presente, non si aspettava nulla di eclatante, non era preoccupata, non mi confrontava con nessun altro bambino ed era felice di condividere con me il suo tempo. Con nonna ogni momento era un'attività, perchè avevamo costruito una relazione e cercava di coinvolgermi in quello che lei faceva.

Ho condiviso questo prezioso ricordo per spiegarvi che non è utile l'ansia dell'attività a tutti i costi, ma è importante offrire stimoli diversi all'interno di una relazione d'amore, accompagnare i bambini nella loro naturale curiosità e voglia di sperimentare. Dovete divertirvi con loro, come sapete, come potete, se no l'attività non funziona, diventa fonte di frustrazione e non costruisce, quindi non è utile farla.


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