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Leggere per pensare: "L'autorità perduta. Il coraggio che i figli ci chiedono." Paolo Crepet



"Se avete una buona opinione dei vostri figli, non aiutateli. Se la caveranno da soli." Paolo Crepet

Per inaugurare il nuovo anno di post, ho scelto di condividere con Voi l'ultimo libro di Paolo Crepet (http://www.paolocrepet.it/index.asp): "L'autorità perduta. Il coraggio che i figli ci chiedono".
Un libro  non solo per genitori o educatori, ma un testo che fa riflettere e ritengo essere un'interessante lettura per adolescenti e giovani adulti, perchè è importante che questi per primi comprendano quanto sia necessario per loro prendere in mano le sorti del proprio destino, sfidare sè stessi, conoscersi, non per compiacere genitori ed insegnanti, ma perchè la vita è di chi la vive ed esiste una dimensione poco tangibile nel contingente, ma con cui siamo chiamati a confrontarci, che si chiama futuro.

Viviamo immersi in una società complessa, ricca di nuovi stimoli (basti pensare alla miriade di prodotti informatici e al boom dei social network), in un Paese in cui l'economia è fragile, dove le certezze passate (il vecchio e ambito "posto fisso") si stanno tramutando in nuove sfide, in un Mondo in rapido divenire, che vede tramontare il concetto di Autorità. Autorità, che nel testo è sinonimo di autorevolezza (ossia un giusto connubio tra rigore e intelligenza), non certo di despostismo e cieca rigidità. Una società di questo tipo, necessita di giovani pensanti, determinati, competenti, flessibili (ma non troppo mi permetto di aggiungere, perchè  spesso la parola flessibilità viene usata inadeguatamente come sinonimo di sfruttamento: flessibile non significa informe), preparati e curiosi, capaci di assumersi responsabilità, di affrontare sacrifici e tollerare frustrazioni.
Per aiutare i giovani in questo processo di costruzione di indipendenza è necessario che durante il percorso di crescita dei propri figli, le figure educative sappiano offrire regole ragionevoli, dare limiti sensati, creare occasioni in cui i ragazzi siano "costretti" a confrontarsi con sè stessi, coi propri limiti, a sfidarsi e sviluppare nuove risorse. I genitori devono essere figure di riferimento per l'ascolto, il confronto, il dialogo, ma non possono e non devono sostituirsi  ai figli, mettersi al loro servizio, risparmiare loro frustrazioni e voler sgravare i figli dalle proprie responsabilità (cit.:dovremmo trovare il coraggio di esimerci dall'idea di asportare chirurgicamente ogni forma di dolore e di frustrazione dal cammino di crescita dei nostri figli; P.Crepet, "L'autorità perduta", Crescere i bambini alla vita, p.9).
Educare è un affascinante e faticoso mestiere, una costante sfida, perchè non ci sono formule, non esistono scorciatoie, è un ricorrente mettersi in gioco, ma come dice lo stesso autore (e condivido pienamente) "un punto di riferimento c'è e si chiama futuro."

Commenti

  1. Io sono un genitore un po' avanti negli anni ed ho sperimentato, con non poche sofferenze e talvolta senso di frustrazione , quanta importanza abbia l'autorità genitoriale, nel bene e nel male..ho molta simpatia per l'autorevolezza, più che per l'autorità. So che non è facilissimo esercitarle e - da giovani genitori - farle proprie; molto passa attraverso l'identità di sè, l'affettività, i bisogni emotivi e le sicurezze personali che devono poi fare i conti ogni giorno con quelli del proprio figlio, un essere umano che crescendo ha sue manifestazioni, in quanto persona; occorrerebbe sempre tener conto di tutto e cercare un sano ed efficace equilibrio! Forse il segreto è di evitare i condizionamenti su sentimenti,idee, azioni nella relazione genitoriale, mediando e lasciandosi sperimentare. Purtroppo non è sempre facile, anzi spesso accade l'esatto contrario: penso alle generazioni della mia età che hanno ricevuto un'impostazione rigida, molto consizionante delle sicurezze di sè e della libertà dell'altro! Ma siano ancora qui a cercare di crescere dentro e questo è un bel dono che la vita ci ha fatto!

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  2. Non mi piace Crepet...troppo salottiero e interessato alla notorietà...me lo immagino che di notte studia cosa tramutare in marketing...per cui non credo che lo leggerò.
    E'interessante, il discorso sull 'autorità...anche io credo molto nell'autorevolezza, non certo nell'autorità.
    Autorità mi sa di divisa...di suore...di figure retrò!per me l'educatore ed il genitore lo è...o è autorevole o non è...poi il discorso è lungo...

    psico

    ops vedo ora che ho commentato con la mia identità segreta....

    RispondiElimina
  3. Psico75, però qui si discute del contenuto e non della perona (su cui poi non si sa realmente che dire, perchè non lo conosciamo e quindi possiamo avere fondamentalmente pregiudizi, ma non opinioni fondate).
    Il libro parla di autorità come tu intendi l'autorevolezza, non intende certo parlare di despotismo. In ambito educativo le regole servono, ma devono avere un senso, non è certo esercizio di potere.

    RispondiElimina

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