domenica 27 novembre 2011

Quando l'incontro, l'accoglienza e la condivisione, diventano una religione: "Natale....per tutti?"

"Ogni anno puntuale
in inverno vien Natale."
(tratto da Natale, di N. Scarnecchia)

Autore: Paolo D'Errico.


Carissimi Lettori,
quest'oggi il blog della maestra Manuela Duca http://manueladuca.blogspot.com/2010/12/un-racconto-di-natale.html, ci induce verso un'importante riflessione concernente il Natale, che viene vissuto nelle scuole e da molti bambini come la nascita di Gesù, l'occasione per allestire il presepe o l'albero, la Messa, la festa in cui ci si scambia i doni portati da Gesù Bambino o da Babbo Natale.
Ma in casa di tutti i bimbi il 25 dicembre è Natale, tutti aspettano Gesù e ricevono doni? Sicuramente non tutte le famiglie che vivono in Italia, il 25 dicembre festeggiano, perchè il nostro Paese ospita cittadini di svariate religioni e con tradizioni differenti.
Uno tra il luoghi in cui i bimbi di religioni differenti sentono parlare del Natale e dell'attesa dei doni è sicuramente la scuola, questo è il luogo in cui i fanciulli si confrontano con le differenti culture e tradizioni, per questo la scuola è una grande risorsa per l'integrazione. Nelle scuole italiane i bimbi possono accedere alle lezioni di religione cattolica.
Vorrei quindi stimolare il dibattito circa: "SCUOLA E RELIGIONE". E' giusto insegnare a scuola la  religione cattolica o è più importante parlare ai bimbi/ragazzi delle religioni?
Condivido con Voi il mio pensiero: "Quando all'università studiammo educazione comparata ci erano state presentate le diverse religioni e culture. Successivamente allo studio dell'educazione comparata  maturai il pensiero che forse il modo migliore per fare religione a scuola è parlare di tutte le religioni liberamente. Conoscere le somiglianze, le differenze; penso che i bimbi saprebbero farne tesoro e comprenderebbero che sono tutte belle, perchè nessuna insegna a fare del male. Ogni religione ha in sè le tradizioni dei popoli che vi appartengono e viceversa, ognuna ha i suoi personaggi, le sue parabole, i suoi libri, ma tutte insegnano ad amarci e rispettarci. Nessuna divide, è l'uomo che divide.
Anche se sono cattolica, non so se sia giusto studiare la religione cattolica nelle scuole, perchè per quello c'è il catechismo. Penso che i programmi dovrebbero parlare di religione in maniera ampia,  inducendo a riflettere, perchè la scuola è educazione e l'educazione non dovrebbe limitarsi ad offrire contenuti, quanto piuttosto generarne di nuovi, indurre a riflettere. Non intendo dire che dobbiamo accantonare le nostre tradizioni, ma condividere e accettare che altri studenti e le loro famiglie condividano con noi le loro, non si tratta di negare le proprie identità culturali, ma di accogliere anche le altre identità. Credo che questa possa essere un'opportunità anche per le famiglie atee, perchè rende i bimbi consapevoli, così che da grandi potranno effettuare delle scelte libere."

7 commenti:

  1. Credo che il Natale,possa essere un bell'esempio per passare valori importanti come tolleranza,accoglienza,rispetto per l'altro.
    Se la religione a scuola, si sostituisce al catechismo, o peggio ne diventa un doppione...non serve...
    Per me il confronto sui temi religiosi, diventa molto bello anche per i bambini,ma purtroppo siamo in Italia, succursale del Vaticans...così non si potrà mai fare.
    Quel che è peggio...aspettiamoci i difensori della cristianità e dei valori...che comincieranno a dire, che bisogna assecondare i valori nostri...e del resto chi se ne frega...
    ti segnalo...con notevole anticipo...uno scritto di don Tonino Bello...uno che di integrazione ne aveva capito...

    Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

    Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

    Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

    Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

    Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

    e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

    Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

    Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

    Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

    Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

    Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

    I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

    Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
    Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
    Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

    I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

    vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

    E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

    Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
    Tonino Bello

    secondo me o il natale è questo...o non è...

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  2. Ciao, manco da un pò, ma ho recuperato leggendo tutto

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  3. ciao Nadia!!! e ciao a tutti!!
    Sono d'accordissimo con te! Dal momento che soprattutto oggi viviamo in una realtà multietnica,sarebbe bello poter far diventare l'ora di religione un momento in cui si possa imparare a conoscere le diverse religioni che circondano con le loro caratteristiche,usanze ecc..Io personalmente a scuola l'ho fatto! Parlo delle medie,quindi anni fa...in ogni caso l'ultimo anno durante la nostra ora di religione parlavamo delle varie religioni del mondo ed in particolar modo la prof ci dava sempre spunti per iniziare qualche dibattito (es. il burqa, la legge del taglione e via dicendo...)a distanza di anni mi ricordo ancora quelle ore!!
    Come dicevi tu, effettivamente per anni si va a catechismo..quindi perchè parlare anche a scuola solo della nostra religione? Non è l'unica, ripeto, a maggior ragione quando ora ci sono tante persone di altre religioni vicino a noi!
    MA....non sempre credo che questo sia possibile, poichè non tutti hanno oggi una mente "aperta" come la mia vecchia prof di religione: vi racconto un episodio a cui ho assistito personalmente in una scuola materna gestita da suore...
    Ero arrivata in anticipo per la mia lezione di inglese,quindi mi sono fermata ad assistere ad un pezzo della lezione di religione (era l'ultima classe della materna,ovvero bimbi dai 4 ai 5 anni)tenuta dalla suora che era anche direttrice...bene, i bambini erano seduti in cerchio e a turno la suora li chiamava uno per uno,quando questi si alzavano dovevano mettere le manine giunte in preghiera e recitare a turno il padre nostro o il credo,a secondo di quello che chiedeva la suora!Mi ha colpito particolarmente un bimbo che era molto a disagio in quanto non riusciva a mettere le manine giunte...la suora era un pò seccata e dopo aver atteso che ci riuscisse,gli ha fatto recitare la preghiera.......che ne pensate???
    Io sono uscita quel giorno dalla scuola molto infastidita...penso non serva a nulla insegnare a memoria, persino con le manine giunte, preghiere di quel tipo(io stessa non ricordo tutto il credo!!!)a dei bimbi della materna...poi oltretutto come fosse un'interrogazione e vedendo io dall'esterno alcune facce intimorite per il turno successivo!!!!
    Ho una cugina che lavora in materna e fa religione...è lei stessa a farla (dopo aver fatto un corso tutti i weekend per la durata di 1 anno)ed in queste lezioni parla sempre della storia di Gesù,ma sottoforma di fiabe lette e mimate,di disegni,lavoretti ecc...Questo è molto più adatto a dei bimbi così piccoli..e sicuramente permetterà loro di avere qualche ricordo e insegnamento in più rispetto all'esempio fatto da me sopra!!
    E voi che dite?? :-)
    ciao Nadia!!!saluti a tutti
    Iria

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  4. Sicuramente non voglio scandalizzarvi, ma mi è difficile esprimere la mia opinione senza questa premessa, viste le alternative delle opinioni precedenti.
    Le religioni sono sempre state cause di guerra lungo tutto il percorso della storia e lo sono tutt'ora: ebrei e cristiani contro mussulmani e fino a poco tempo fa i papi benedivano apertamente le armi e sappiamo bene che anche l'attuale papa non è scevro da colpe molto gravi e da sotterfugi irripetibili.
    Il guaio è che le religioni, come anche le forme di società (leggetevi la nostra meravigliosa Costituzione democratica) predicano bene e razzolano male.
    Non sarebbe quindi ora di spiegare questo ai bambini e dir loro che voler bene agli altri come ai noi stessi non ha nessun valore aggiunto perchè lo dice un dio o un suo discepolo e neppure perché c'è un premio o un castigo per l'obbedienza o meno all'unico principio che ci fa diventare un adulto degno di vivere in una società civile?
    Sicuramente ci sono tanti preti che razzolano bene, per restare nella metafora, nonostante che le loro alte gerarchie non lo facciano, ma allora perché non raccontare i loro valori, a prescindere dall'appartenza a ordini che li deprimono?
    Ci sono anche tanti atei che si comportano allo stesso modo e quindi non è un 'credo' ad avvalorare quello che facciamo, ma è solo quello che facciamo ad avvalorarci.
    Non è ora di insegnare ai bambini che non c'è nessun premio per comportarsi così, altro che sentirsi e diventare persone migliori, più adulte, civili e mature?
    In fondo si può anche essere molto religiosi senza alcuna religione: perché non insegnare questo ai bambini durante l'ora di religione e relegare tutte le religioni al loro vero retaggio storico?

    Scusate la semplicità, è intenzionale.
    roberto.opengates@gmail.com

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    1. Roberto, grazie per l'intervento. Condivido quello che scrivi. E' secondo me per questa ragione che a scuola non si dovrebbe insegnare "religione"(che spesso ai miei tempi era l'ora di ecucazione cattolica), ma sarebbe necessario un corso di educazione alle religioni. E' proprio la parola educazione, la chiave di quanto tu scrivi.
      Sono gli uomnini con i loro pensieri e con le loro azioni a fare la differenza, le religioni possono offrire spunti di riflessione (penso per esempio al buddismo), ma solo l'uomo può scegliere come vuole essere nei confronti di se stesso, del mondo e dei propri simili.

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    2. Si Nadia, sono daccordo, anche se piuttosto che educazione alle religioni, io sentirei la nostalgia piuttosto di un'ora di educazione civica, mentre di fare la storia delle guerre di religione non ne sentirei proprio la mancanza e nonostante abbia un gran rispetto per i buddhismi, credo che i nostri ragazzi abbiano molto più bisogno di una coscienza civile che di una coscienza intimistica o karmica.
      Diamo loro strumenti per un impegno civile e non rinunce buddhistiche o fedi in grazie cadute dal cielo.
      Se dobbiamo per forza parlare di religioni invece insegnamo almeno a non riconoscere le investiture celesti, magari ricordando ai bambini che fino a poco tempo fa anche re e imperatori pretendevano di avere avuto i loro regni da un dio e che per fortuna almeno quello oggi è diventato tanto anacronistico da farci ben sperare in una naturale evoluzione in tal senso anche per chi ancora vanta tali ascendenti.
      Tutalpiù invece di parlare di religioni sarebbe meglio affrontare il tema della religiosità, che invece è comune a tutti gli uomini e anche agli animali (da religo, lego assieme, nel senso di appartenza a una comunità), e per l'uomo in particolare al rispetto di principi di vita a cui ispirarsi e che può essere il rispetto per la natura e per l'uomo in quanto piccola parte della natura e al rispetto delle società e dei pensieri che non confliggano con la natura o con l'estensione a tutto di quello che si considera bene per sè.
      In questo senso la religiosità diventa una modalità che si può applicare sia all'osservanza della propria scala di valori che a cose più specifiche come lo studio, la conoscenza, l'amore ecc.. Relegare la religiosità ad una religione è estremamente riduttivo; pensate agli enormi benefici se in tutto il mondo la religiosità fosse distolta dalle religioni e indirizzata al civismo.
      La religiosità è un vissuto soggettivo, un bisogno psichico che s'inquadra nell' evoluzione psicologica dell'individuo e incanalarla verso una religiose specifica è il danno maggiore che si possa fare ad un bambino, al quale invece bisognerebbe lasciare aperta la sua specifica aspirazione ad applicarla in campi diversi.
      Meglio insegnare la religiosità come scrupolosa cura, come diligenza e anche zelo, insomma come modalità di vita e non come delega a entità superiori, a mio parere.

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