lunedì 13 giugno 2011

Italiani...in equilibrio sopra la follia?! Le nuove sfide dell'educazione.



"Cosa succede quando la crisi non è più l'eccezione alla regola, ma essa stessa regola nella nostra società?" (L'epoca della passioni tristi, 2003, M. Benasayag e G. Smith.)


Nell'Ospite inquietante Umberto Galimberti, guardava in faccia il nichilismo (la perdita di valore dei valori supremi), indicandolo come responsabile dei malesseri esistenziali giovanili. Adolescenti prigionieri di un volere che non trova meta, che preferiscono volere il nulla, piuttosto che non volere.
Nell'Intelligenza Emotiva, Daniel Goleman, da una finestra oltreoceano, racconta dei limiti dell'assenza di un'educazione emotiva, dell'incapacità di riconoscere le proprie emozioni, di controllarle, di sentire l'altro, relazionarsi adeguatamente confrontandosi dialetticamente, la capacità di motivare sè stessi ed essere resilienti.
Dati scientifici predicono che per i nati dopo il 1945 il rischio di andare incontro ad un grave episodio depressivo nel corso della loro vita è tripla rispetto alla possibilità che questo fosse per i loro nonni.

Su questo filone, Vi propongo un recente articolo del Censis, pubblicato su La Repubblica (6 giugno 2011) che descrive il malessere degli italiani, in balia di sè stessi: emerge un quadro che rappresenta individui fragili, che non riconoscono il valore delle regole, stimandole aggirabili. Pulsioni indomabili dominatrici, aggressività crescente e sullo sfondo la depressione.
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/06/news/censis_aggressivit-17272806/

Condivido questo articolo senza alcuna intenzione di etichettare gli italiani, ma solo come spunto di riflessione, innanzitutto su noi stessi e con l'obiettivo di domandarci cosa può fare l'educazione per prevenire o contenere tutto questo.
Questo Paese, come molti altri, si sta confrontando con le insicurezze dell'epoca globale, con rapidi e imprevedibili cambiamenti, possibilità che paiono accessibile e lontane. Le persone in equilibrio precario smarriscono e si smarriscono.
L'educazione alle emozioni può aiutare a gestire questo scenario? Domandarsi il senso delle regole e riflettere sull'importanza del constollo di Sè, può modificare le cose?
Ora più che mai è tempo per tutti di investire nell'educazione e di domandarsi qual'è la sua importanza sociale. E' il momento che l'educazione aiuti gli individui a conoscersi e scoprirsi, non ad omologarsi, che insegni a identificare le proprie emozioni, a riconoscerle nell'Altro, per riflettere su alternative di comportamento e scoprire il valore del confronto. E' importante "che aiuti" a vedere l'Altro come una Persona, con Dignità e Valore, che non sta nel profitto realizzato, ma nella sua Esistenza. Credo che questa sia una della più importanti sfide che l'educazione debba affrontare in questi tempi.

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