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Mediazione della sfida nei confronti di sè stessi, della ricerca della novità e della complessità.


Ossia quando "il mediatore suscita nel bambino l'interesse, la voglia e la disponibilità a misurarsi con un compito complesso." (R. Feuerstein, Y. Rand, R. Feuerstein, in collaborazione con N. Laniado e G. Petra (2005). La disabilità non è un limite. Se mi ami costringimi a cambiare. Firenze, Libri Liberi).

Le novità spesso fanno paura e sono ancora più spaventose per chi ha ripetutamente dovuto fare i conti con l'insuccesso, per chi ha scarsa autostima e basso senso di competenza. Però cimentarsi in situazioni diverse e cambiare abitudini, mette in atto risorse adattive e se l'intelligenza è anche la capacità di adattarsi all'ambiente, sperimentare situazioni insolite permette di attivare molte funzioni cognitive e rappresenta una buona ginnastica mentale.
L'educatore deve stimolare il soggetto a sperimentarsi, a confrontarsi con la complessità, senza avere paura dell'errore. L'errore può divenire spunto di riflessione per comprendere quali sono le strategie migliori da impiegare nelle varie circostanze, può essere l'occasione per fare metacognizione.
La mediazione del senso di sfida si deve basare sul presupposto che ponendo in sfida il soggetto, si possono produrre notevoli cambiamenti. Quindi l'educatore-mediatore deve stimolare il soggetto a confrontarsi con le novità, presentandole con entusiasmo, per esempio: "domani sarà il tuo primo giorno di scuola, chissà quanti nuovi amici conoscerai e quante cose nuove avrai da raccontare!"
E' anche utile che l'educatore crei frequentemente situazioni nuove, senza semplificare tutto, facendo venir meno la sfida nei confronti di sè stessi.

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