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Mediazione della ricerca, della pianificazione e del conseguimento degli scopi.

Sarah Kay.

"La nostra meta non è mai un luogo dove andare, ma un modo nuovo di vedere le cose." H. Miller

"...la mediazione (è orientata a) sviluppare la capacità del bambino di rimandare una gratificazione immediata, per scegliere obiettivi a lungo termine e pianificare le strategie per raggiungerli." [Tratto da: R. Feuerstein, Y. Rand, R. Feuerstein, in collaborazione con N. Laniado e G. Pietra (2005). La disabilità non è un limite. Se mi ami, costringini a cambiare. Firenze, Libri Liberi]

Perchè il bambino divenga capace di progettare, di prefissarsi un obiettivo ed orientare le proprie azioni verso questa meta, è necessaria la guida sensibile di un adulto.
L'educatore deve aiutare il bambino a sviluppare il senso di una dimensione futura, a porsi delle mete e guidarlo nel formulare ipotesi su ciò che potrebbe essere.
Il bambino, stimolato dall'educatore, deve porsi degli obiettivi, valutare le priorità, pianificare le tappe, scegliere le strategie necessarie per conseguirli. Un intervento educativo che tenga conto di questi aspetti, contribuisce allo sviluppo dell'immaginazione, del pensiero ipotetico, della capacità di confrontare e di valutare le conseguenze degli eventi. Il mediatore deve spiegare al bambino che talvolta si rivela necessario rivedere le strategie o che certi obiettivi vanno rivisitati, qualora ne sopraggiungano di prioritari.

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Condivido questo meraviglioso video, in cui la Professoressa Daniela Lucangeli, spiega i cortocircuiti emozionali, perchè nel mio piccolo credo profondamente nella "scienza servizievole".

Sin da bambina ho sempre amato imparare, ogni nuovo apprendimento mi pareva la conquista di una ricchezza, un tesoro, ma l'ansia, la paura  per me son sempre state in agguato e quindi fino al giorno della tesi (e ne porto i segni ancora ora), ho sempre studiato con la paura di sbagliare, col timore di non essere all'altezza e le mie emozioni mi hanno spesso portato verso l'evitamento o la fuga dal compito.

Proprio per questa ragione invito tutti gli educatori (che siano professionisti del settore o genitori, nonni) ad ascoltare quanto ci insegnano le neuroscienze e l'epigenetica e a sforzarsi di comprendere quanto sia importante trasmettere emozioni positive al bambino che apprende, insegnare a non temere l'errore, ma a considerarlo un punto di partenza per fare meglio …

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Quando frequentavo la scuola elementare (molti anni or sono, aimè!) la maestra ci insegnò una buffa frase, per ricordare il nome delle Alpi: Ma Con Gran Pena Le ReCa Giù.


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