martedì 4 gennaio 2011

I criteri di mediazione.

Opera di Tiziana Rinaldi.


"Tu sei l’arco che lancia i figli
Verso il domani." K. Gibran

Come abbiamo avuto occasione di ribadire, il metodo Feuerstein è imprescindibile dalla pedagogia della  mediazione. Reuven Feuerstein individua dei criteri di mediazione, ossia un insieme di regole ed indicazioni che il buon mediatore deve sempre tener presente, durante il processo educativo. Per Feuerstein i criteri di mediazione sono: "un comportamento interattivo teso alla costruzione di modificabilità cognitiva".
Il Professore e la sua equipé hanno individuato 12 criteri di mediazione.
I primi tre criteri della lista (il criterio di "Intenzionalità e reciprocità", il criterio di "Trascendenza" e quello di "Mediazione del significato"), sono i principali, pertanto non devono mai venir meno durante qualunque intervento di apprendimento mediato, gli altri invece sono relativi alle diverse situazioni e bisogni.



ELENCO DEI 12 CRITERI DI MEDIAZIONE:


  1. Intenzionalità e reciprocità;
  2. Trascendenza;
  3. Mediazione del significato;
  4. Mediazione del senso di competenza;
  5. Mediazione della regolazione e del controllo del comportamento;
  6. Mediazione del comportamento di condivisione;
  7. Mediazione dell'individualità e della differenza psicologica;
  8. Mediazione della ricerca, della pianificazione e del conseguimento degli scopi;
  9. Mediazione della sfida nei confronti di sè stessi, della ricerca della novità e della complessità;
  10. Mediazione della consapevolezza della modificabilità umana e del proprio cambiamento;
  11. Mediazione dell'alternativa ottimistica;
  12. Mediazione del sentimento di appartenenza alla collettività.
DESCRISIONE DEI PRIMI TRE CRITERI:

I primi tre criteri sono fondamentali per la strutturazione della relazione educativa e dell'ambiente (v. "Potenziare la mente? Una scommessa possibile. L'apprendimento mediato  secondo Reuven Feuerstein", di Paola Vanini, 2005, Vannini Editrice).




Intenzionalità e reciprocità.
 L'intenzionalità è il desiderio del mediatore di stabilire un contatto con il bambino, affinchè possa comprendere meglio il contenuto ed il messaggio che viene trasmesso. L'educatore cerca di entrare in rapporto con il discente, di stabilire con lui un contatto, anche emotivo, vuole catturare l'attenzione dell'allievo, aiutandolo a individuare gli stimoli: stabilendo un contatto oculare, modulando opportunamante il tono di voce, ponendosi nello spazio nella posizione migliore, stabilendo talvolta anche un contatto di tipo fisico (per esempio tenere la  mano del soggetto in difficoltà), parlando con chiarezza ed enfatizzando i concetti rilevanti. E' necessario essere attenti anche all'ambiente fisico in cui ha luogo la mediazione, cioè creare una stanza o un angolo a misura di bambino.

Si attua la reciprocità, quando il soggetto mediato risponde agli stimoli  del mediatore. Capita che i bambini con deficit cognitivi non rispondano in maniera adeguata o ignorino gli stimoli, ma questo non deve scoraggiare il  mediatore, che  dev'essere pronto a ripeterli in maniera diversa o in altri momenti.
In una  relazione di reciprocità il  mediatore deve spiegare all'educando la ragione per cui ha adottato un determinato comportamento.


Tascendenza.

E' il comportamento che consente di andare oltre l'"hic et nunc" (qui ed ora), di generalizzare un apprendimento, di trasporre gli apprendimenti in altre situazioni pertinenti con il principio appreso.
In concreto: una mamma  che domanda al figlio di riordinare la stanza, non pensa solo a far mettere tutto a posto, ma si propone di potenziare le abilità motorie del ragazzo, come l'equilibrio e la coordinazione, la presa corretta degli oggetti; vuole rinforzare alcune funzioni cognitiive: il confronto, la classificazione, la pianificazione e l'organizzazione, l'orientamento spaziale; la richiesta materna ha anche effetti positivi sulla personalità del figlio: stimolando il  senso di responsabilità, di competenza e l'indipendenza. 
E' fondamentale che il mediatore spieghi al discente l'importanza di quanto fa e come questo potrà servirgli in futuro; per questa ragione Feuerstein fa spesso ricorso ai brigging, cioè "ponti" tra il principio incontrato nella pagina P.A.S. o nell'azione compiuta e la vita quotidiana.

Mediazione del significato.
Nella "piramide dei bisogni", Maslow colloca la ricerca di significato sul vertice. L'essere umano ha bisogno di dare un senso alle cose ed è proprio questa ricerca di significato ad orientare il processo di apprendimento.
L'allievoimpara con più facilità ciò che ritiene significativo per lui ed interessante, per questo è necessario che il docente motivi quanto si fa insieme, che aiuti il discente nella ricerca ed individuazione di un obbiettivo.
Per esempio, si può spiegare al bambino che è importante saper fare di conto, perchè nella quotidianità questo gli permetterà di andare autonomamente a comprare ciò di cui necessita, pagando adeguatamente e valutando quanto gli spetta di resto.
E' importante che il mediatore sappia mettersi in gioco, dicendo quanto è importante per lui ciò che si sta facendo insieme, esprimendo le proprie emozioni: in una relazione educativa, dove la dimensione affettiva è fondamentale, non ci può essere neutralità.


(Dalla tesi di laurea triennale in Scienze dell'educazione di Nadia Scarnecchia, materia Pedagogia Sperimentale: "La teoria della modificabilità cognitiva strutturale secondo Reuven Feuerstein", relatore Prof. R. Trinchero)


2 commenti:

  1. ciao nadia, hai un bel blog, anch'io sono laureata in scienze dell'educazione

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  2. Ciao Antonella,
    ti ringrazio molto. Mi fa piacere che tu abbia lasciato un commento. :)

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