Consigli di lettura: "Gli ho chiesto l'Instagram. Le relazioni sentimentali ai tempi dei social.", di Barbara Volpi
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| Carocci Editore, pp. 171 |
Il libro è scritto da Barbara Volpi, psicologa e psicoterapeuta.
Tenendo conto di studi scientifici ed esperienze cliniche, il testo vuole dare una chiave interpretativa delle relazioni adolescenziali sul web e stimolare una riflessione per prevenire le problematiche che possono sorgere in relazioni dove la componente virtuale è molto forte.
I bisogni degli adolescenti non sono mutati: le prime cotte, gli innamoramenti, le prime delusioni, rappresentano esperienze di vita per costruire relazioni adulte più stabili e mature.
I social che dovrebbero essere uno strumento in più per comunicare, diventano troppo spesso palcoscenico quasi esclusivo della relazione e la rendono più fragile, depauperando questa da elementi essenziali come il rispecchiamento, la reciprocità autentica, il contatto, l' assunzione di responsabilità.
Lo schermo offre l' illusione di sentirsi protetti, ma cela insidie e complica ulteriormente relazioni disfunzionali.
Il social diventa luogo di scoperta ed incontro: si inizia a seguire il profilo della persona che piace, ci si scambiano i primi like, quindi si comincia a ciattare, si posta la propria immagine, come in una vetrina e quindi le foto di coppia per validare le relazione col gruppo di amici. Tutto questo potrebbe essere solo uno strumento, un canale in più, ma è importante che noi adulti sappiamo quali campanelli d'allarme cogliere e dare questi strumenti ai nostri ragazzi.
Bisogna fare attenzione quando: il like diventa conferma del proprio valore come singolo e come coppia, se si trascorrono ore a chattare, ma nella realtà non si sa cosa dire o come relazionarsi, quando si è sempre connessi, se la relazione diviene dipendenza affettiva, quando si finisce per spiare il partner per gelosia, si creano profili falsi per controllo. E' importante che lo schermo non diventi strumento per non mettersi in gioco, per poter interrompere improvvisamente il contatto con il partner "ghostandolo" e lasciandolo senza un confronto reale ed una spiegazione rispettosa.
Ancor di più dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi la prudenza, perchè dietro uno schermo una persona potrebbe non essere chi dice e chi si finge un coetaneo potrebbe essere un adulto patologico.
Nessun parent control può proteggere in eterno un figlio e l' unica possibilità è educare, anche attraverso l' esempio, ad un uso intelligente e rispettoso dei social, tenendo conto che le relazioni devono trovare forma nel reale, che dietro ad un profilo c'è una persona con emozioni e sentimenti e l' incontro con l'altro presuppone il rispetto e l' assunzione di responsabilità.

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